La vita istruzioni per l'uso - vita e altre zuppe

il blog di ubu

Il tema è: vita e altre zuppe

E invece niente

4 settembre 2011, 23:03

Sono passati otto mesi dall’ultimo post. Non era mai successo, prima.

Ingenuamente, pensavo che l’avere una figlia avrebbe portato una ventata di nuove vicende di cui parlare, una nuova voglia di raccontare le storie grandi e piccole che avvengono nella vita di chi si trova ad accudire un sacchettino d’ossa che pian piano diventa una persona e ti guarda negli occhi.
E invece niente. Niente improvvise rivelazioni, niente profonde riflessioni sul senso della vita e dell’essere. Niente di niente.
Non che le riflessioni mi siano mai venute bene, intendiamoci, ma almeno c’era una voglia di raccontarsi che ora non trovo più.
Emma ha compiuto oggi dieci mesi e io non ho niente di particolare da raccontare che non sia già stato detto sessanta milioni di volte da qualche neogenitore che pensa di averlo scoperto lui per primo, e non può fare a meno di mettertene al corrente.

Come quando un genitore dice all’altro: guardala, guardala ora! No, ma guardala! E l’altro non ne ha mai voglia, perché tanto lo sa, cosa sta facendo. Si arrampica bene, cammina spingendo la sedia, tira il pelo al gatto, fa una faccia strana, scopre l’interruttore della luce. Mentre il primo genitore è lì che freme nell’eccitazione del momento, l’altro preferirebbe leggere il suo libro o ha da stendere il bucato, preparare la pappa, cercare disperatamente di dormire, e pensa Sì, ora guardo, forse, ma anche no, mollami.
Con tutto il resto del mondo succede un po’ la stessa cosa. La bimba cresce ed è un miracolo. Ma un miracolo assai inflazionato.

Non ho più nulla da raccontare.
Non ho più voglia di raccontare nulla.
Questo blog è giunto, forse, al suo naturale capolinea.

Macubu  -    - Commenti [6]

The non-blog.

27 settembre 2010, 19:28

Io dico che la mia determinazione merita un premio.
Voi non sapete la dedizione, l’impegno, l’abnegazione che ci vogliono per non scrivere un blog.
Voi non sapete lo sforzo necessario a non raccontare otto mesi di gravidanza e le cose che si imparano, a non metter giù la lista degli oggetti che hanno invaso casa, le infinite minuzie, le noiosissime banalità  che ti assillano (o non ti assillano, se sei l’uomo della coppia) nella creazione del famoso nido, gli obblighi burocratici, i cambiamenti nei genitori, le strane dinamiche di coppia, l’infinito, costante toccare quella pancia tonda. Tutte cose che ho stoicamente taciuto. Qui bisogna premiare la più minuziosa cronaca che non abbiate letto, la cronaca dell’evento più prevedibile che esista, e che coglie tutti di sorpresa.
E quindi insomma, stremato da questo non fare, da tutto questo brillante non dire, decido qui e ora che a suffragio universale (cioè mio) mi viene attribuito il MBA come miglior blog non-scritto della rete italiana.
Grazie, grazie, sono commosso. Siete il mio pubblico e io vi adoro.

Un evento di sicuro. Se lieto, vedremo.

18 luglio 2010, 19:20

- Ma la culla ce l’avete?
– no
– ah. E il fasciatoio?
– hmm, beh, no.
– no? E la bilancia?
– mah, no, nasce alla fine di ottobre…
COSIPRESTO? E non avete ancora fatto niente?
– er… Sto leggendo dei libri…?
– ha!
– …



Per chi ancora non lo sapesse, o per chi non l’avesse ancora capito, il sottoscritto qui si avvia a diventare papà. Ossia la cosa più impensabile, inaspettata, in potenza disastrosamente fantozziana che poteva capitarmi.
Forse il blog tornerà di qualche utilità, o di qualche interesse. Stay tuned.

Macubu  -    - Commenti [6]

Thomas Salme: pilotava 737 senza essere un vero pilota.

23 maggio 2010, 16:43

Una storia raccontata da Focus e segnalata da Gizmodo: Thomas Salme è un signore svedese a cui non bastava essere un ingegnere aeronautico. Dopo aver ricevuto un brevetto come pilota per aerei a un solo motore, s‘è disegnato su carta semplice una licenza di pilota di jet svedese e si è fatto assumere (dopo un test su simulatore) da una compagnia aerea italiana: Air One. Ha volato per 13 anni senza problemi per Air One e altre compagnie e da Air One è pure stato nominato capitano.
Dice Salme: “le licenze da pilota sono diverse in tutta Europa: una compagnia aerea italiana non sa come sono fatte le licenze svedesi.”
Perfetto. Dice l’articolo che le cose cambieranno a breve e lo si spera bene. Considerato che noi passeggeri dobbiamo fare il bodyscanning e toglierci le scarpe per salire su un aereo, è sorprendente che chi debba pilotarlo non venga sottoposto a controlli durissimi. Dico, questo non è il solito dentista che fa finta di avere una laurea: un 737 porta fino a 132 persone.

Macubu  -    -

Bysantium

9 gennaio 2010, 07:49

Quando sarò fantasma viaggerò nel tempo.
Libero dai vincoli del corpo volerò a Istanbul, a palazzo Topkapı, sulla terrazza della quarta corte, raggiungerò il sultano. Invisibile, non disturberò il suo riposo mentre leggerà tranquillo sdraiato su morbidi cuscini e tappeti, e gli sussurrerò le mie parole.

Sei circondato di ricchezze, ammantato di misterioso splendore, investito di potere divino. Esagera! Non sprecare il tempo, vivilo, questo splendore! Godine ogni minuto! Anche se le responsabilità dell’impero ti gravano sulle spalle, guardati intorno! Guarda questi tappeti, godi della raffinatezza di ogni piastrella, di ogni intaglio di madreperla, di ogni disegno nel marmo.

Gli passerò una mano sugli occhi, e il sultano avrà una visione.
Vedrà il suo palazzo spogliarsi di arredi e tappeti, di arazzi e gioielli, svuotarsi di servi ed eunuchi, di donne, matrone e fanciulle. Niente più giannizzeri, niente servitori, consiglieri, ministri, questuanti. Passerà un vento che porterà via tutto, dal gran visir all’indovino cieco seduto sui suoi stracci alla porta più lontana del palazzo.

E allora, da ogni dove, da ogni porta lasciata aperta, il sultano vedrà entrare questo popolo meschino, queste grette insignificanti creature. Quest’orda immane, lercia, orribilmente pigra, oscenamente curiosa. Gente che viene da ogni parte del mondo, tetragona a ogni luce di grandezza, entrerà ovunque a spiare le stanze più segrete, ipnotizzata dagli schermi luminosi delle sue ottuse macchine. Verrano a toccare, a guardare, a ficcanasare ovunque, a fotografare, a videoriprendere, sentendosi a casa, ciechi di fronte a qualsiasi barlume di bellezza, insensibili alla maestosità del tempo, moltiplicandosi inarrestabili, come un’infezione, premendo da ogni lato, gridando, ridendo sguaiatamente, scherzando.
Come una maledizione, come una perdizione, come un incubo. Un incubo che siamo noi.

Mi fermo per un momento, fuori dalle stanze più strette dove il flusso dei visitatori mi schiaccia contro le pareti nelle stanze più piccole dell’harem, cercando qualche distanza dal vociare costante, dalla cacofonia delle lingue diverse. Stringo gli occhi, tormentato dal mal di testa.

Stèrmina loro e me, sultano. Appari ancora una volta a riportarci il senso del segreto, del non visto, dell’immensa grandezza che si può solo presagire dietro porte pesanti.

Dacci ancora il senso dell’inattingibile, dell’irraggiungibile.
Il senso del sublime, che abbiamo perso per sempre.

Macubu  -    - Commenti [4]

Treni tedeschi in Italia. FS zitte e mute.

22 dicembre 2009, 09:45

Ieri sera ho ospitato due amici trentini che partivano per un bel viaggio in India, beati loro. Nel raccontarmi le loro peripezie per raggiungere Milano in una serata di neve e disastri ferroviari, accennano al fantomatico treno tedesco che fa concorrenza alle ferrovie dello stato e che non risulta da nessuna parte. I biglietti non si possono comprare alle macchinette, nelle guide ufficiali delle FS non compare alcun accenno a questi treni, e se chiedi allo sportello informazioni, l’addetta, così dicono loro, strilla: “Non posso dire niente, non posso dire niente!”

La storia mi sembra così inverosimile che ho pensato di indagare. E in effetti ecco qui un articolo che racconta sostanzialmente la stessa storia. La linea è stata inaugurata il 13 dicembre (ma gli altri giornali ne hanno parlato?) e va da Monaco di Baviera a Milano (porta Garibaldi: si vede che non gli han dato il permesso per la Centrale), passando ovviamente per Verona e Bologna, i vagoni sono tedeschi (DB) e il locomotore è ÖBB, austriaco. Qui si dice che i treni sono puliti, in orario, personale gentile… (Beh, è un po’ la storia dell’erba dei vicini.)

Quello che a me sembra incredibile è l’atteggiamento delle Ferrovie dello Stato: è inammissibile che in un regime di libero trasferimento di merci, persone e capitali, l’azienda di stato metta così i bastoni fra le ruote a un concorrente. Non esiste.

A Bolzano nemmeno il cartello. O si sa tutto prima di arrivare o non si capisce nulla. Allo sportello ti rispondono boccheggiando. Un solo bigliettaio, stimolato a dovere, ammette: «Ci hanno ordinato di non dire niente, nemmeno qual è l’agenzia che vende biglietti. È la concorrenza». Insomma, la privatizzazione all’italiana. Formalmente esiste, perché la vuole la Ue, ma funziona così: se posso ti metto i bastoni fra le ruote. Ecco degli esempi. Chi entra in stazione legge sul tabellone che alla tal ora c‘è un Ec per Monaco o Bologna. Ma nessuno spiega dove si acquisti il biglietto. Le emettitrici automatiche, fra le opzioni di acquisto, non contemplano Ec. Nemmeno uno, nonostante ne viaggino cinque al giorno verso nord e altrettanti verso sud. Alla biglietteria non emettono i biglietti. Allo sportello informazioni non forniscono informazioni. Addirittura, nell’atrio compare un annuncio beffardo: “I nuovi orari non sono disponibili“. Solo in Italia funziona così, spiegano i controllori a bordo dell’c ‘tedesco‘. “In Austria e Germania – dicono – i nostri biglietti e le nostre informazioni si ottengono senza problemi. Ovunque. Solo qui non è ancora stato possibile accordarsi con Trenitalia”.

Scandaloso. Allora, visti i disservizi di questi giorni, vediamo di far circolare il più possibile queste informazioni. I biglietti si possono comprare sul treno, anche con carte di credito (e già questo sembra un lusso incredibile.) Sul treno costano un po’ di più che a comprarli online e sono comunque mediamente più cari di Trenitalia.
Tutte le info sono sul sito della Deutsche Bahn o su quello delle ferrovie austriache. Ed ecco l’orario.
Ditelo a tutti, please.

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Lettera da San Francisco

30 giugno 2009, 07:18

In questo dannato appartamento d’angolo c‘è così freddo che scrivo con la coperta sulle gambe, e il riscaldamento a tutta forza.
È tutto elettrico, qui dentro e, una volta accese, le resistenze mandano un odore di piastra da ferro da stiro e l’aria diventa così secca che sembra che ti sfrizzino i capelli, da tanta elettricità statica accumuli.
Da qui le mie finestre danno sull’incrocio di Franklin con Clay e quando la nebbia lo permette si vedono spiragli della baia. Forse addirittura un angolino di Alcatraz Island ma non sono sicuro, potrebbe essere un’altra cosa qualunque. Sicché decido che è Alcatraz.

Appena esci da San Francisco, c‘è il sole. Ma qui in città da qualche giorno tutto è grigio e freddo, il vento non cessa mai ma dico mai di soffiarti addosso ed entrarti nelle ossa e improvvisamente tutta questa gente agitata e sbandata che parla da sola e impreca ai muri delle case a ogni angolo di strada sembra avere una buona ragione per farlo. Il vento dà alla testa. Chissà se è un’altra delle ragioni, dopo il clima solitamente mite, per cui gli homeless di ogni tipo ed età sembrano amare questo posto.

Se ne vedono tantissimi. E francamente in uno stato di tale povertà, con degli stracci e delle facce talmente a pezzi e disperate che sembrano quasi grotteschi. A me, che ho lontani ricordi di un anno di servizio civile in un centro d’ascolto della Caritas, sembrano messi molto, ma molto peggio dei nostri barboni. Urlano o parlano fra sé spingendo come indemoniati i loro carrelli del supermercato grondanti stracci e cartoni, coperte, cuscini strappati. Moltissime sono donne, ancora una cosa piuttosto rara da noi (credo.)
Li trovi raggomitolati nelle coperte ovunque, davanti alle porte dei negozi quando sono chiusi, sotto gli alberi di un’aiuola a fianco alla stazione di servizio, dentro le pensiline degli autobus. Ma non c‘è posto dove il vento dia davvero tregua.
Fanno impressione: è un’umanità numerosissima e davvero disperata, l’altra faccia di un paese dove se hai la determinazione giusta puoi fare qualunque cosa, compresa diventare il primo Presidente nero, e sarà stato tutto merito tuo, senza l’aiuto di famiglie o amici o conoscenze.
E se invece non ce la fai, sarà solo demerito tuo, e nessuno ti darà una mano, non la famiglia, non gli amici o le conoscenze. E resterai lì solo tu a darti la colpa dei tuoi fallimenti e a gridare in faccia ai turisti, o al tuo riflesso nelle vetrine. L’incontro con i senza dimora è un’altra delle esperienze che segnano chi visita la città, come la vista del Golden Gate quando le torri si perdono nella nebbia.

Ma non è stato sempre così freddo. Il primo sabato mi son trovato coinvolto in quella gigantesca follia organizzata (anche detta lo Straight Pride) che si chiama Bay to breakers.
Una gara di corsa dalla Baia all’Oceano che appena passati i corridori professionisti si trasforma in una gigantesca parata di cazzari mezzo ubriachi, vestiti o svestiti nei modi più impensati, che si snoda attraverso tutta la città, accompagnata da musica dal vivo o DJ set a tutto volume appostati lungo il percorso. Centinaia di migliaia di persone che camminano sotto un sole cocente e che sembrano non avere niente in testa se non fare casino e divertirsi.

Per ore ho seguito la carnevalata fino dentro al Golden Gate Park, praticamente fino all’Oceano, e ne ho viste di ogni. Con il sole a picco e l’aria rovente tutta questa gente caciarona, fondamentalmente di buonumore e divertita, ironica, sbevazzona e pronta a pigliarsi per il culo m‘è sembrata avere un che delle tribù di indiani che abitavano la penisola prima dell’arrivo degli spagnoli. Se non ho capito male, gli indiani di qui non avevano niente dell’aggressività degli indiani delle pianure. Avevano a disposizione una natura potente e generosa e invece di cacciare si limitavano a raccogliere i frutti che trovavano. Là in mezzo all’enorme prato del Golden Gate Park fra gente che ballava vestita da pirati somali o maiali con la febbre (c‘è un premio per il miglior costume a tema attuale) o nuda del tutto, ho pensato che ci dev’essere qualcosa nell’aria di qui che ti spinge a non pensare a niente e goderti la vita.

Salvo naturalmente l’arrivo di un weekend di vento e nebbia che ti fa cambiare idea.

Insomma non so, questa città, che pure è un reticolo di nastri perfettamente in bolla che intersecano a 90° in su e giù le sue colline, riesce sempre a disorientarmi, a farmi perdere il filo, a sembrarmi tutto e il suo contrario. Così comincio un discorso per dire una cosa e finisco subito per raccontarne un’altra.

[maggio 2009, San Francisco.]

Macubu  -    - Commenti [3]

As time flies by

24 aprile 2009, 07:34

Sono stato lì ai piedi della scala di legno che porta al terzo piano per un attimo quasi sotto choc. Non ci credo che lo sto facendo davvero, ho pensato.
Poi una volta su nell’ufficio le parole sono uscite da sé: do le dimissioni.

E così, dopo undici anni di onesto (?) lavoro in agenzie di pubblicità, sono uscito dal giro per prendere al volo un treno che potrebbe portarmi in capo al mondo, o lasciarmi a piedi dietro l’angolo. Mollo un contratto a tempo indeterminato per un contratto di un anno da freelance per un’azienda. E lavorerò da casa.

Ho lasciato l’agenzia. Ho una fidanzata. Stiamo cercando casa insieme.
Penso sempre a me stesso come a un essere abitudinario, che fa sempre le stesse cose, eppure improvvisamente mi sembra che la mia vita abbia subito un’accelerata. E mi sembra di far tutto a una velocità che non è la mia, e che forse non so controllare e che forse invece è semplicemente la vita.

Oggi sono andato a vedere un appartamento e il padron di casa vedendomi un po’ titubante m’ha detto che devo pur decidere cosa fare della mia vita. Gli ho riso in faccia.
Della mia vita non so cosa farò ma lunedì, a Londra, ne comincio un capitolo nuovo. Incrociate le dita per me.

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Realizzazioni

27 novembre 2008, 08:02

Realizzo che fra tre anni mi scade l’affitto qui.
Realizzo che per allora gli anni passati saranno otto.
Realizzo che abito in una casa minuscola da otto anni.
Realizzo che l’affitto, alla scadenza, probabilmente raddoppierà.
Realizzo che alla scadenza non è detto che guadagnerò di più.
Realizzo che è possibile che io non possa più permettermi questa casa.
Realizzo che quindi dovrei cercarne una che costa meno.
Realizzo che è triste non esser tanto bravo a fare – molti – più soldi.
Realizzo che questo è un problema vero da vita vera.
Realizzo che così finisco a far parte delle statistiche del paese.
Realizzo che è finita l’epoca dei problemi che tanto poi si risolvono da sé.
Realizzo che sono solo io che ha questo genere di pensiero magico-fatalista.
Realizzo che questo è uno (solo) dei miei problemi.
Realizzo che da queste realizzazioni dovrebbe risultarne una scarica di adrenalina e volitiva determinazione.
Realizzo che invece ho voglia di uno yogurt. Senza zucchero.
Realizzo che questa potrebbe essere la fine. Ma pazienza.
Realizzo che comunque vada, troverò sempre un coperchio di yogurt in alluminio da leccare fino in fondo prima di affondare il cucchiaino nella crema.
Realizzo che ho scritto il post più deprimente del dopoguerra. E che mi piace così. Fanculo.

Macubu  -    - Commenti [6]

Oceano e silenzio.

14 ottobre 2008, 16:26

Medüsa

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