La vita istruzioni per l'uso - tv e altro trash

il blog di ubu

Il tema è: tv e altro trash

Smarkette

24. aprile 2008, 01:06

Sono anni che minimarketing.it cerca di insegnare basilari regole di comunicazione e vendita (ma anche di buonsenso) ai negozianti italiani, ma anche le grandi aziende quando si muovono su internet sembrano averne gran bisogno.
Come saprete se seguite questo blog, con il mio quartetto vocale abbiamo fatto la settimana scorsa una comparsata del tutto estemporanea alla trasmissione Markette della Sette.
Qualche articolo più sotto trovate ancora (non so per quanto) il file dell’evento che avevo caricato su Vimeo. Spinto dall’occasione, però, avevo anche creato un nuovo profilo su Youtube e vi avevo caricato lo stesso filmato. Eccolo qui.
Non lo trovate? Già: Telecom Italia Media ha richiesto che fosse cancellato. (La Sette appartiene a Telecom, per chi non lo sapesse.)
La mail che abbiamo ricevuto dice:

Caro utente,
Con questo messaggio ti informiamo del fatto che abbiamo rimosso o reso inaccessibile il seguente materiale, a seguito di una segnalazione da parte di Telecom Italia Media, che ritiene che questo materiale viola il copyright.
Tieni presente che la ripetuta violazione del copyright ha come conseguenza la cancellazione del tuo account e di tutti i video caricati tramite l’account stesso. Per evitare che accada, elimina tutti i video per i quali non possiedi i diritti ed evita di caricare altri video in violazione del copyright altrui. Per ulteriori informazioni sulle norme relative al copyright di YouTube, consulta la guida Suggerimenti sul copyright.
Se scegli di comunicarci che non stai violando alcun copyright, visita il nostro Centro Assistenza per accedere alle relative istruzioni.
Tieni presente che, in caso di falsa accusa di violazione del copyright o di accusa in cattiva fede mediante questa procedura, potresti essere passibile di denuncia nel tuo Paese.
Cordiali saluti,
YouTube, Inc.

Ora, se uno va a leggere la disposizione di youtube in materia di diritto d’autore non può che concordare: in effetti noi non abbiamo i diritti di quel filmato, nonostante vi compaia la nostra immagine. (Tra l’altro –detto fra noi– ci hanno mandato in onda senza farci filmare alcuna liberatoria, ma questo è un altro discorso.) Comunque a rigore no: non abbiamo certo i diritti della trasmissione, e tantomeno dell’immagine di Barbara Alberti, Chiambretti o Morgan. Così questo filmato di un minuto circa è stato rimosso.

Con altri non sono così severi: Costantino della Gherardesca, un divertente ospite fisso del programma il cui blog ho scoperto oggi per caso –e prima del fattaccio–, pubblica lunghi spezzoni del programma senza che nessuno lo fermi, evidentemente. E non credo che abbia comprato i diritti dell’immagine di Chiambretti o della trasmissione, anche se ne è forse coautore. Pazienza: il fatto che altri violino il copyright non autorizza noi a farlo.

Quello che mi chiedo è: stabilito il diritto a farlo, che vantaggio ne ha alla fine l’emittente a richiedere la cancellazione di un minuto di programma? Capisco se avessimo registrato e pubblicato l’intera trasmissione, ma quel singolo spezzone in cui compariamo noi e che ci serve per giocare e farci un po’ vedere fa davvero così male all’azienda? Non è meglio invece far parlare di Markette il maggior numero possibile di persone ed esporvi magari anche chi –tipo me– non l’aveva mai visto prima? Creare buzz, notorietà, viralità, non dovrebbe essere uno scopo dichiarato del marketing? Non dovrebbero esserne semmai contenti? (Guarda se Rai 2 chiede di cancellare gli spezzoni di xfactor: se ne guardano bene!) Insomma non capisco e un po’ mi incazzo.

Per quel che mi riguarda, l’unico risultato che Telecom ottiene è perpetuare l’odiosa immagine che ha già: la boria iperpagata, la Waterloo della comunicazione.

Macubu  -    - Commenti [5]

Tutti a Markette

18. aprile 2008, 13:13


Eccoci a Markette! from macubu on Vimeo.

Saltate a piè pari la spatafiata di Barbara Alberti sui peni maschili, magari… Diciamo che il montaggio finale non ci lascia molto spazio, chiudendoci in mezzo alla sigla finale, però amen. Noi due uomini siamo un po’ bassi di volume: meglio così, credo di aver stonato la qualunque! E notate vi prego la battuta finale di Chiambretti… Grazie per la registrazione a quella santa donna di Giorgia!

Macubu  -    - Commenti [7]

K-factor

17. aprile 2008, 02:06

Mah. A X-factor non ci hanno presi. In compenso siamo finiti quasi per caso nel pubblico di Markette, dove Morgan stasera era ospite. E’ finita che abbiamo cantato con lui la sigla finale della trasmissione. Cioè del tipo che io mi son trovato lì in piedi a fianco a Chiambretti che mi stringe la mano e mi dice Grazie mentre tutti salutano e lo studio si svuota. E non avevamo preventivato nulla!
Però poi nella trasmissione in tv stasera puf!, di Morgan niente traccia: hanno tagliato la puntata a cui abbiamo partecipato a metà, lasciando Mughini e la Milly D’abbraccio e aggiungendo in coda l’intervista-striptease di Magda Gomez, una replica con striscia sull’angolo dello schermo: ‘a grande richiesta’. E te credo.
Mah. Ora me ne vado a nanna un po’ deluso, poi domani vi racconto meglio l’assurdo svolgersi di questa giornata… Peccato però: la cantatina con Morgan era stata divertente.

UPDATE Fonti ben informate sostengono che la parte di trasmissione con l’intervista di Morgan vada in onda stasera. Staremo a vedere. Forse.

Macubu  -    - Commenti [4]

X-che?

11. aprile 2008, 16:30

Io immagino sia andata così: quelli di X-factor avevano bisogno di un po’ di gruppi vocali in più e ne hanno chiamati da tutta Italia. Tipo un sei o sette. Prendendoli magari anche a caso, chiamando magari anche gente che non c’entrava niente. Tipo noi, per esempio.

Quello che facciamo noi principalmente è cantare musica antica, roba del Quattro e Cinquecento. Chiamarla musica di nicchia ancora non rende idea di quanto poco seguito abbia il nostro genere (un seguito in crescita, però.)
Presentarsi a cantare in tv a un programma di musica pop per noi sarebbe stato assolutamente una follia. Così abbiamo deciso di farlo.

Stacco: lì dalle parti di piazza Udine Magnolia ha degli studi televisivi e forse gli uffici, non so. So solo che entrando nel palazzo ti rendi meglio conto di una verità che intuivi da tempo ma che cercavi di non vedere con così smaccata chiarezza: i soldi non si fanno più nel mondo della pubblicità, ma in quello della tv. Coglione, hai sbagliato decennio.

Al secondo piano c‘è la zona X-factor. Cartelli grossi così ti dicono che il solo fatto di entrare lì costituisce liberatoria per fare della tua immagine quel che gli pare. Che fai, non entri? Entri lo stesso, ovviamente.

E la prima cosa che si fa, come sempre in tv, è firmare liberatorie fantozziane in cui garantisci a Magnolia il diritto di fare di te, della tua famiglia e dei tuoi discendenti fino alla settima generazione qualunque cosa, e in cui prometti di ringraziare calorosamente per l’occasione data e di non sognarti MAI di chiedere alcunché in cambio. Che fai, sei arrivato fin lì e non firmi? Firmi. Poi firmi anche la liberatoria ‘par condicio’ in cui prometti che non farai niente che possa turbare l’elettorato in questo periodo pre-elettorale. Peccato, a me piacerebbe turbare l’elettorato, ma firmiamo lo stesso.

E poi lo stanzone si riempie di ragazzi e ragazze. Ed è la prima bella sorpresa della giornata: mi aspettavo di essere travolto da una marea di buzziconi/e in tenute agghiaccianti, boriosi e desiderosi di apparire, e invece siamo solo gruppi vocali a cappella, fatti da persone che cantano insieme da tempo e chiamati lì per l’occasione. E ragazzi, voi non avete idea. Questa è gente che canta da DIO. Ho sentito cose meravigliose. Ovviamente lo stanzone in cui si aspetta di essere chiamati è parte del programma quindi viene sguinzagliata una telecamera e si è pregati di fare un po’ di scena. Di farsi un po’ vedere.
Che fai, lo snob? No, ti metti lì e canticchi in mezzo a tutti gli altri. Io, che di competitivo non ho davvero un tubo, l’ho trovato meraviglioso: che mi frega del programma, io avrei voluto sentire un concerto intero di tutti quanti questi gruppi. Fatevi un giro sui video dei mezzotono, per dire, e restate a bocca aperta. Sono giovani, intonati, con voci e arrangiamenti splendidi, e sono pure simpatici. Da odiare! E poi ci sono i Cluster da Genova (sofisticatissimi!), e poi i Quinta giusta, di cui non ho trovato niente online che si sono appena appalesati nei commenti e sono spaziali pure loro!

In tutto questo noi siamo decisamente antichi… Così ci siamo detti: questi sono gruppi fantastici, inutile andare sul loro terreno a far finta di essere quello che non siamo. Abbiamo un altro dna nel corpo. Così decidiamo di esordire davanti alla giuria (Morgan e Gaudi) con un brano antico, e tanti saluti. Di pronto abbiamo qualche brano di musica più pop, ma la cosa migliore per noi è esordire con il nostro repertorio abituale, su cui ci sentiamo tranquilli e sicuri, e poi che vada come vada.

Intanto la redazione comincia a filmare nell’ordine: la camminata avanti e indietro per il corridoio di tutti i gruppi, un’intervista iniziale, un assaggio di brano musicale, un po’ di prove. Il momento peggiore è quando ti chiedono: “me lo fate un bel ‘X-FACTOR!’ tutti insieme?” Spiego a chi come me non sa cosa sia: è la sigletta del programma, una roba alla ‘Italia… uno!’ ma incrociando le braccia, le dita, quel che vuoi. Che fai, lo snob? Ti sottrai, fai il prezioso? No, ti metti lì con le braccia incrociate e lanci l’urletto: “X-factor!”. So che me ne pentirò orribilmente, ma siamo in ballo e tanto vale ballare.

Come sempre in questi casi, indipendentemente da quanti concerti hai fatto, un po’ di ansia la senti. Alla fine mi mettono il microfono (sarò il portavoce del gruppo), ci sistemiamo in fila ed entriamo nello studio seguendo le frecce sul pavimento. Si gira dietro il fondale e ti ritrovi nella stanza con Morgan e Gaudì.
Diciamo che io di Morgan non sapevo assolutamente niente. M’ha fatto simpatia. Un personaggio bizzarro, a metà fra lo sconvolto e il brillante: armeggia con due paia di occhiali – uno dei quali gli si frantuma fra le mani – mentre disquisisce sul nome del nostro gruppo, ci mette a nostro agio e alla fine ci fa cantare.

Le facce che fanno Gaudi e Morgan durante Il est bel et bon di Passerau erano abbastanza buffe, direi. Forse incuriosite. Forse. La buona sorpresa è che lo studio si rivela possedere un’ottima acustica per cantare a cappella. Si sente e si canta bene, e l’atmosfera è comunque piacevole.
—E’ una fuga! dice Morgan appena abbiamo finito. Non proprio, ma la struttura è quella, rispondiamo.
—Avete anche qualcosa di più recente? ci chiede. Scherziamo un po’ dicendo che abbiamo preparato qualcosa che ha meno di 100 anni ma sicuramente più di 10 e attacchiamo un brano del Quartetto Cetra.
Morgan finge subito di addormentarsi, e in studio qualcuno dietro le telecamere scuote la testa, desolato. A quel punto fra me e me dico: —Vabbè, ma chissene, godiamoci ‘sto giro.
E in effetti ci divertiamo. E’ bello quando canti tranquillo, quando ti godi il momento e chissenefrega. Alla fine l’urlo della Manu (spinta giù dalla torre Eiffel nella canzone) fa saltare il nostro sulla sedia.
—L’avete fatto apposta! Vi han detto di svegliarmi?
Facciamo qualche battuta, lui scherza: —Dai, tanto siete giovani! (siamo i nonnetti della giornata), confabula con Gaudi e il risultato è: —Beh, sapete fare cose complesse, quindi sono fiducioso che saprete affrontare anche la musica pop più recente, che in fondo è anche più facile… Voglio saperne di più: siete a bordo, ragazzi.

E mo’ vedremo. Intanto ci hanno fatto un’altra, potenzialmente devastante intervista con coretto-sigla finale: “X-faaaactorrrr!” e ci hanno spediti via. Anche lì: cos‘è non vuoi fare la sigla finale? Il meccanismo di una trasmissione-schiacciasassi come questa (hanno fatto provini a quasi 20.000 persone!) ti costringe a fare il pupazzo. Amen: speriamo di essere stati dei pupazzi fotogenici, se non altro.

Mentre torno in agenzia in allucinante ritardo mi chiedo: ma non è che ci hanno preso perché facciamo ridere? Ridere nel senso brutto? Non è che finiamo così? Beh, dai, magari proprio così no.
Comunque sia, vedremo: prossimo round è fra pochi giorni: vi terrò aggiornati.

In fondo la cosa importante, la vera scusa per esserci stati, è avere materiale per il blog, no?

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Babelgum vs Joost (O dell'importanza del mac)

22. maggio 2007, 01:22

Ultimamente vanno molto di moda le tv online, cioè quegli streaming internet capaci di trasmettere on demand –ma non solo– direttamente sulla tv di casa. E’ come se fossero un nuovo medium, o comunque un nuovo modo di ‘abitare’ e pensare la tv.
Ce ne sono tante ma sono due quelle che mi sembra si dividano lo spazio: una è Joost, e l’altra è Babelgum.

Joost (vedi wikipedia) è nata come The Venice Project ad Amsterdam, Babelgum è stata fondata da Erik Lumer e Silvio Scaglia: un italiano. E non uno qualunque, bensì uno capace di pensare tanto in anticipo sui tempi da creare Fastweb… Se uno come lui investe dei soldi su un progetto simile vuol dire che sotto il fumo l’arrosto c‘è davvero. Così ho deciso di seguire i due progetti con attenzione.

E che è successo? Che mi sono iscritto a entrambi i siti per provare le due tv, ho ricevuto la password per entrambe le beta e alla fine ho provato solo Joost. Ma non per una mia decisione. Semplicemente perché Babelgum non è disponibile per la piattaforma Mac.

Al che mi domando: è un caso se di Joost ho visto parlare in tanti blog e tanti siti e invece di Babelgum si parla molto meno? Una ricerca su Technorati di ‘Babelgum’ dà 937 risultati, una su ‘Joost’ ne riporta 41.665. Mica male come gap da colmare.

Ovvio, questo non è l’unico fattore (tra l’altro Joost è partita ben prima), ma credo comunque che oggi non si possa lanciare un servizio innovativo e potenzialmente rivoluzionario senza coinvolgere la piattaforma Mac: significa tagliare fuori una fetta di persone che seppur minima come percentuale globale degli internauti diventa enorme ed essenziale in termini di persone capaci di orientare l’opinione altrui. Parlo di giornalisti, esperti del web, web designer, blogger, eccetera eccetera. Ogni giornale è impaginato con un Mac, ogni studio di grafica e spesso di post-produzione usa Mac, e così via. Come si può pensare di non presentarsi per prima cosa a questa audience?

Ho l’impressione che Babelgum avrà dei contenuti più interessanti di Joost –che ne ha pochini–, ma finché non potremo vederli sarà difficile giudicarli.

Inoltre il sito di Babelgum non regge il confronto con quello di Joost: Joost oggi genera traffico e interesse distribuendo un numero limitato di inviti che vanno a ruba e proponendosi come una comunità in divenire con forum, possibilità di far conoscere il sito agli amici, e in generale un’aria viva.
Joost ‘profuma’ di web 2.0, Babelgum, nonostante l’immancabile blog, no. Signor Scaglia: non è un buon segno.

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Fratelli & sorelle

15. gennaio 2007, 15:58

Si vede che in fondo sono un po’ masochista anch’io.
Gli è che ultimamente ho preso a scaric… a seguire con molto interesse le puntate di Brothers & sisters, la serie che già segnalavo giorni fa. (Oggi però ho notato una cosa che non avevo visto prima: il blog degli scrittori dello show, Bloggers & Sisters)
Dico masochista non perché sia una brutta serie da vedere, anzi. Innanzitutto è meravigliosamente girata, e fin qui tutto secondo i soliti standard cinematografici USA che fanno di una serie tv un film vero e proprio, non come da noi dove i film ricordano le serie televisive.
Ma il fatto è che una delle principali interpreti di B&S è Sally Field. Sally Field è una fantastica attrice che in ER faceva la mamma psicopatica di Abby l’infermiera. Sospetto che sarebbe in grado di farmi piangere leggendo la lista della spesa.
Sally Field interpreta la mamma di 5 figli: Sarah, di 39 anni, Kitty – 38, Tommy – 36, Kevin – 34, Justin – 26, matriarca di una grande famiglia con zii e generi e nuore che si trova ad affrontare la scomparsa del capofamiglia e la complicata gestione dell’azienda familiare. Guardando B&S uno si rende conto che per scrivere uno show emozionante non hai bisogno necessariamente di supereroi, esplosioni nucleari, urgenze mediche con malattie croniche sconosciute eccetera eccetera eccetera. Le tematiche profonde e coinvolgenti sono già tutte lì: in una famiglia piuttosto grande che attraversa dei momenti difficili. E cazzo, se ti prende.
Ci sono lutti, morti, litigi, riconciliazioni, pettegolezzi, gelosie e insomma tutto il repertorio di relazioni umane che ti immagini in una famiglia grande e benestante (e non poteva mancare il figlio gay…) E prima o poi capita sempre l’occasione per riproporre un’inquadratura meravigliosa: la grande tavola imbandita e apparecchiata per tutti quanti.
Insomma ci vuole un po’ di sano masochismo per guardare Brothers & sisters. Se siete figli unici come me, voglio dire.

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Altro che Jack Bauer

5. novembre 2006, 17:07

“Dindòn.” Non fate arrabbiare una casalinga disperata.

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Il salto dello squalo?

14. febbraio 2006, 01:35

La 14a puntata di Desperate Housewives seconda stagione è infarcita di luoghi comuni razzisti sulla Cina (e sull’America) da far paura. E il peggio è proprio all’inizio della puntata. Mah.

Update: no, vabbè. E’ una puntata divertente…

[...ehm. Era un altro post interessantissimo da un blog drammaticamente in fase calante!]

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Senza parole

24. gennaio 2006, 19:44

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Scusi, posso chiederle una foto con me?

15. dicembre 2005, 02:46

Festa Hotel de Milan 1 12 05

Ovviamente la frase l’ha detta lei a me. Ovvio, no?

Macubu  -    - Commenti [19]

Bloggers on tv?!

12. agosto 2005, 22:58

Basta sparire per un attimo e il progresso ti lascia subito indietro. Avendo finalmente sottomano la parabolica dei genitori, cosa ti scopro in un pomeriggio di zapping sonnolento? Una strana nessuno.tv piena di blogger italiani che parlano e straparlano in video con tanto di link in bella evidenza. E su una ancor più strana Rai doc futura addirittura la Giulia trasformata in conduttrice. Non ne sapevo niente, toh.
(Però devo dire che non son stato lì molto a vedere che succedeva. Meglio Eurosport e i mondiali di atletica. Mi si perdoni, neh.)

Macubu  -    - Commenti [1]

Future watching

24. giugno 2005, 09:54

Trascinato a una tavola rotonda sul futuro della tv, tavola rotonda a cui avrei volentieri rinunciato, ascolto impassibile i vari relatori (fra cui il mio cliente) mentre imbastiscono lunghi discorsi su palinsesti, interattività, programmi on demand, pubblico, eccetera eccetera. L’ascolto è difficile perché fa caldo, e perché le seggioline di plastica disegnate da Philip Stark mi fanno scivolare lentamente in avanti, impedendomi di appisolarmi placidamente, come sarebbe giusto.

Di tutti i discorsi fatti (fra cui quelli terribilmente snob di Aldo Grasso) ci sono due cose che mi hanno colpito, e ora ve le snocciolo.
Innanzitutto è pacifico che nel futuro l’aspetto interattivo nella visione della tv sarà sempre più dominante, ovvero sempre di più la gente sceglierà cosa vedere e quando, non ci saranno più palinsesti, ma offerte di programmi, ventagli di possibilità. Sarà come avere in salotto lo scaffale di blockbuster da dove tirar giù quello che ti va di vedere. E fin qui niente di nuovo.

Ma non mi ricordo più quale relatore ha fatto una riflessione interessante: è vero che sarà così, però è difficile che la tv generalista in chiaro come la conosciamo oggi muoia in tempi brevi, e non solo per la resistenza alle nuove tecnologie, ma anche perché la gente guarda la tv per poi parlarne con altri, ovvero per vivere in diretta quello che vivono i vicini di casa, gli amici, e così via. Insomma, per sentirsi parte di: la tv come collante sociale.

Quando sono in macchina e ascolto la mia musica a volte tolgo il cd e accendo la radio per sapere quel che succede intorno a me, per sentirmi collegato con il mondo e non escluso, isolato nella mia bolla. Lo stesso fanno tante persone, soprattutto anziane, quando guardano la tv. Vedersi un film on demand non dà la stessa sensazione e ti toglie un argomento di conversazione, seppur triviale.
Era un aspetto a cui non avevo pensato.

L’altra riflessione è che guardare solo quello che ti piace esclude di per sé la possibilità di trovarsi di fronte a qualcosa che non sai cos’è ma che poi scopri che ti piace. No serendipity, come direbbero forse gli ammericani. Quante volte accendiamo la tv distrattamente per poi fermarci a guardare qualcosa che ci interessa e che altrimenti non avremmo visto mai? Se la tv diventasse solo un menù da cui scegliere, questa possibilità morirebbe. Ed è uno dei motivi che spingono le persone ad accendere la tv: il vediamo che c’è...
Una possibile soluzione sono quei motori di ricerca video (in sviluppo in varie parti del mondo e più avanzati di questo) che alla fine potrebbero ricreare lo stesso effetto, come fa Google quando ti spedisce su siti strani, trovati per caso in mezzo alle altre cose che stavi cercando.

Poi si sono fatte molte parole, si son detti molti numeri e anche qualche stronzata. Dopodiché si è passati finalmente al buffet e lì gli argomenti erano assai più interessanti.
Tanto per cominciare dei buonissimi straccetti di cavallo con rucola e mozzarelline, poi c’era un ottimo pesto alla genovese, una torta salata interessante, un budino al cioccolato con macedonia e poi… (si allontana ingozzandosi e parlando a bocca piena.)

Macubu  -    - Commenti [8]

Perso

23. marzo 2005, 23:48

Mai, dico mai per nessuna ragione guardate Lost mentre state cenando: vi andrebbe tutto di traverso, credetemi.
I maledetti americani ci sono riusciti di nuovo: neanche digerite le prime 15 puntate di Desperate Housewives, rieccomi drogato dell’ennesimo serial targato ABC.
Ho appena visto il primo episodio e sono già:
1) innamorato perso del protagonista
2) in ansia sulla sorte dei personaggi
3) in crisi di astinenza (a 5 minuti dalla fine della puntata)
Presto, un’altra dose!

Macubu  -    - Commenti [8]

Come ti vedono gli altri

15. marzo 2005, 22:38

A pranzo coi colleghi:
– macubu sei proprio un nozionista del cazzo.
– è vero, macubu.
– però a pensarci bene, scusa, mandiamolo a Passaparola!
– ma sai che è una bella idea?
– macubu devi andare a Passaparola!
– dai, noi facciamo gli amici da casa e poi dividiamo.
– posso occuparmene io? Bisogna scrivere, o si può fare da internet?
– dai, che forte!
– poi ti vediamo in tv, ti ci vedo, con Jerry Scotti lì a fianco a te.
– sì però, raga… c’è un problema.
– hmm…
– dico, va bene le domande difficili.
– uhm.
– su quelle magari andresti anche bene.
– eh, però le prime…
– eggià, casca l’asino.
– te l’immagini? lo iscriviamo, lo prepariamo e poi…
– e poi gli chiedono il nome di un attaccante dell’Inter…
– la prima domanda!
– e torniamo tutti a casa.
– già...
– eh sì...
– niente, macubu, non si può fare.
– peccato.
– comunque sei un nozionista del cazzo.
– come minimo.

Macubu  -    - Commenti [15]

Nazionalpop.

7. marzo 2005, 12:41

Ho portato un’amica americana (mia ospite in questi giorni) a casa di amici a vedere la finale di Sanremo tutti insieme. Le ho detto: vedrai l’Italia nazionalpopolare al suo peggio.
Non avevo idea che lo spettacolo sarebbe stato molto peggio di quanto pensassi, grazie alla provvidenziale ed essenziale diretta dall’aeroporto, con tanto di picchetto d’onore, Presidente della Repubblica, imposizione delle mani, toni sommessi e facce addolorate. (Proprio quella stessa diretta che era stata negata alle dimostrazioni per la liberazione della giornalista in questione.)
Così la mia amica ha visto l’Italia della canzonetta, dell’ipocrisia, della demagogia plateale e soprattutto della noia. Almeno adesso si vergogna un po’ meno del suo Bush.

Macubu  -    - Commenti [41]