La vita istruzioni per l'uso - musica e altri elisir

il blog di ubu

Il tema è: musica e altri elisir

Onanismi

6 febbraio 2009, 00:41

Poi dicono che i blogger sono una massa di segaioli buoni a nulla capaci solo di parlare del proprio ombelico. Non è affatto vero. Per esempio io ho trovato un paio di cose che avevo scritto sul blog nel 2002 e mi son sembrate belle e ancora valide. Anzi così interessanti che mo’ ve le ripropongo qui:

A volte credo che ci siano solo due cose che mi fanno sentire vivo; voglio dire fisicamente, materialmente vivo: la musica e il vento. Il vento perché è una forza enorme che ti avvolge e ti scuote, ti smuove, ti dice: corri! vivi! respira! A pieni polmoni, respira! Il brivido della mano di dio che ti sfiora.
La musica (e il canto soprattutto) perché è la stessa forza che opera dentro al corpo: un’energia che attraversa ossa, muscoli e mente come un’onda di benessere. Indipendentemente dal risultato, cantare sprigiona energia. Provatelo.

Mi trovo molto d’accordo con me stesso. E non è che mi succeda spesso, devo dire.

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In riva all'Arno

21 dicembre 2008, 01:24

Sto scrivendo a mezzanotte e mezza da questo residence in riva all’Arno dove siamo tenuti come uccellini addomesticati. Ogni sera ci fanno uscire, ci buttano su un palco e ci fanno cantare: nelle peggiori condizioni possibili.
Se non avete mai avuto a che fare con quelle istituzioni che sono i Teatri, le Orchestre, gli Agenti, i Direttori, i Direttori Artistici e i Maestri tutti in genere, beh non avete idea di che ambientino sia.
Noi siamo abituati a cantare a quattro voci in acustiche che ci sostengono grazie al loro naturale riverbero: è il mondo della musica antica a cappella.
Qui abbiamo a che fare con tutta un’orchestra, e quindi con i microfoni. Non avete idea delle difficoltà. Non solo tecniche, ma proprio di mentalità. Il commento che ci viene fatto più spesso è: ma non potete cantare più forte?
Significa non aver capito niente. Ma proprio niente, del nostro mondo, e del nostro modo di fare e di intendere musica. Non solo, ma qui prima del concerto si fanno un paio di prove e via andare, mentre la nostra normale spigliatezza è frutto di prove ossessive.
Insomma stiamo cercando di dare il meglio in condizioni di stress niente male.
L’altro lato della vicenda è che –in fondo– questo ogni tanto è pure stimolante e divertente.
E in più, a parziale smentita di quanto scritto sopra, i signori professori d’orchestra che girano con noi in tournée sono davvero persone meravigliose. Loro.

Per il resto il vero cruccio è di non aver libero accesso a internet se non ogni tanto, e di non aver ancora fatto nessun regalo di Natale. Solo che l’ultimo concerto l’abbiamo alle sette del 24. Non ce la farò mai.

Ci sentiamo prima di Capodanno, mi sa.

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Al Blue Note

7 giugno 2008, 00:28

E’ tardi ma ve lo devo dire: stasera al Blue Note ho ascoltato i Sei Ottavi, i Maybe6, i Cluster e c’erano in visita pure gli Aram che dal vivo cantano da dio (molto meglio di quanto avevo pensato vedendoli in tv.)
Ho ascoltato talmente tanta bella musica fatta da belle persone lì a due metri da me che mi sento una valanga d’amore.
Che botta. Ho detto che botta cazzo!

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Quell aller Güter

10 maggio 2007, 16:19

Qualche sera fa ho avuto il piacere di ascoltare Andràs Schiff che suonava le Suites inglesi di Bach al Conservatorio di Milano. Non sono un grande intenditore di pianisti, ma oltre ad apprezzare la tecnica, il controllo e la trasparente bellezza della lettura di Schiff, sono rimasto come al solito senza parole davanti alla profondità del buon vecchio JSB.

Johann Sebastian Bach

Sarà l’età, ma ormai dalla mia (ricca, ma non ricchissima, per un melomane sfegatato) discoteca, sempre più spesso ciò che scelgo è Bach. Di tutta la musica che possiedo mi basta quasi solo lui, come se per qualche inspiegabile miracolo JSB avesse fatto suo, riassumendolo e perfezionandolo, l’intero canone della musica occidentale.

Non è una scelta razionale e forse non lo è mai. Io mi avvicino ai dischi con la voglia di mettere su qualcosa, con quello stesso indefinibile appetito della sciocca signora in giallo che vuole il monchéri. Alla fine sono le mani che scelgono per me e sempre più frequentemente il disco che tirano fuori dalla schiera è Bach.
Perché proprio Bach non lo so dire: capirlo, e trasformarlo in parole potrebbe essere il compito di una vita intera.
Mi sa che io faccio meglio se vado a riascoltarmi le Suites, invece. Buonanotte.

(Oh, ovviamente qualcuno capace di parlare di musica come si deve c‘è. Potreste cominciare con Jeremy Denk. Questo suo post, ad esempio, è geniale…)

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Giovanni Sebastiano e la panca di legno

3 aprile 2007, 20:07

Stasera mi sono autoinflitto le tre ore e passa della Matthäus-Passion di Bach, eseguita in san Marco a Milano dalla Internationale BachAkademie Stuttgart diretta da Helmuth Rilling (qui il programma di sala – pdf.)
Nonostante uno spiffero gelido sul collo, la mancanza di intervallo e le tre ore seduto su una panca molto dura, non riesco a non sentirmi in qualche modo privilegiato e fortunato.
Avere la possibilità di ascoltare un’esecuzione di alto livello di un’opera colossale come questa non è solo un piacere, se pure ogni tanto stancante, ma è proprio ricevere una grazia ed esserne colmati. Una specie di grosso dono, anche se il biglietto te lo sei comprato: in quante città d’Italia oggi viene proposta la passione di Matteo di Bach?

E’ stato tutto molto ben cantato e suonato, con forse ogni tanto qualche lieve asincronia di coro e orchestra, ma proprio per voler spaccare il capello in quattro. E ci sono state un paio di belle finezze: il signor Rilling, che dirigeva con la stessa bonaria calma con cui probabilmente si aggira nel suo supermercato spingendo il carrello, ha messo in campo un paio di ideuzze inaspettate che mi hanno fatto restare a bocca aperta. Di solito dei tempi inaspettati nei cori: davvero non male.

Torno a casa in una Milano buia e ventosa, col culo stirato dalla panca di legno della chiesa, la gola sempre un po’ infiammata, totalmente infreddolito e a stomaco vuoto. Ma non ho di che lamentarmi.

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Cose nuove

9 febbraio 2007, 01:43

Qui succedono cose nuove. Tutte insieme, e tutte piuttosto incasinate, e tutto con grande privazione di sonno. Confuso e felice è solo un modo trito e veloce per dirlo, ma rende l’idea: grazie Carmela, ti ruberò la frase.

Il programma di domani prevede che io riesca a sopravvivere a una mattinata isterica di scadenze e menate lavorative varie, venga a casa a fare la valigia e parta di corsa per Genova per le prove di quartetto. Ma ripartiremo immediatamente dopo per andare a dormire a Montecarlo, dove sabato cantiamo un brano al funerale del compianto Maestro Menotti (si tratta della splendida Lamentazione di Ockeghem sulla morte di Gilles Binchois).
Quello che Menotti ha significato per me e soprattutto per il quartetto avrebbe bisogno di un post assai meno affrettato per rendere conto della riconoscenza e del commosso affetto sempre misto di ammirazione che proviamo nei suoi confronti. Le cose che ci ha sempre detto, l’apprezzamento che ci ha sempre mostrato, l’affetto e il ricordo costante che ha sempre avuto per noi sono impagabili. A 90 anni superati dimostrava una lucidità di intenti, di sensibilità musicale, di progettualità costante che ci hanno diverse volte lasciati senza parole. Pensava sempre avanti: “Dobbiamo parlare dell’anno prossimo! Voglio farvi fare quel concerto…” Per certi versi era molto più giovane di tutti noi. Avremmo cercato di andare al funerale anche se la possibilità di cantare non si fosse affacciata. A Menotti noi dobbiamo molto, compreso il concerto dal Quirinale di Radio Tre che ha contribuito tantissimo a farci conoscere in Italia. Insomma, so che sarà un addio commosso e impegnativo.
Ma subito dopo partiremo alla volta di Perugia, dove domenica abbiamo un concerto al pomeriggio. E poi da lì il ritorno a Genova e in seguito a Milano. Ce la farò?

Insomma mi sento frullato in un mare di cose diverse, di novità molto positive alcune, semplicemente molto stancanti altre.
Una parte di me va in panico e vorrebbe scendere. L’altra, la più saggia, si limita a cercare di pensare il meno possibile e a riempirsi gli occhi, le orecchie e magari, chissà, anche il cuore.

Iamme!

21 gennaio 2007, 23:35

Sabato prossimo all’alba si parte per Napoli. Concerto nel pomeriggio di domenica e poi fantozziano ritorno in treno lunedì mattina. Se per caso siete da quelle parti, mandate mail. E se venite al concerto vi esigo entusiasticamente sorridenti, qualunque cosa succeda. Gulp.

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Metti che

10 gennaio 2007, 16:08

Ora io lo so che chi mi conosce si strapperà i capelli e mi darà del cretino, ma mettiamo che io abbia voglia di mettermi (alla mia veneranda età) a studiare il liuto. Chi è che mi sa indicare un insegnante disponibile a darmi qualche lezione privata (sul suo liuto) per vedere se c‘è anche una minima speranza che la cosa possa funzionare?
Devo prima toccare con mano (letteralmente) lo strumento, e poi vedere. Se vedo che la cosa mi intriga e potrebbe ingranare magari mi compro un liuto da studio (anche usato, anche rubato, anche di cartone) e poi vediamo quanto resisto prima di passare al corso di cinese medievale tibetano. Per dire.

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qoob – VIDEO :STUDIO DI FONOLOGIA MUSICALE RAI Quando la RAI era ancora un centro di sperimentazione dove si faceva cultura. Starring: Maderna e Nono, per dirne due…

# [1]

Dietro il sipario

4 dicembre 2006, 02:50

Credo che tutte le persone abbiano di sé un’immagine preferita: quella da usare come copertina del librone dei ricordi. Una sola immagine che riassuma se non tutta la vita, che non è possibile, almeno le emozioni più forti. Mia nonna ne aveva una che ogni tanto ricordava, anche quando i suoi pensieri avevano cominciato a perdere relazione con la realtà e si agitavano in un eterno e incomprensibile presente. Socchiudeva gli occhi, guardava lontano e con le mani accarezzava nell’aria gli spigoli di un tavolo che non c’era più: “Io avevo la mia cattedra. E tutta la classe davanti che mi stava a sentire… Ero severa, ma mi rispettavano, eccome!” Una rivendicazione di severità che mi colpiva, in una donna mite com’era lei.
La nonna si riconosceva in quella immagine e in quel momento. Nonostante tutta la sua storia e suo marito e la famiglia e i suoi figli, lei era quella cosa lì: professoressa di latino e greco al ginnasio, ed era in quella veste che si era sentita viva e utile e importante.

La nonna paterna m‘è venuta in mente mentre cercavo nella mia testa un’immagine ideale da scegliere come copertina della microtournée siciliana da cui sono appena tornato.
Il panorama della finestra d’albergo sullo stretto di Messina col suo incessante via vai di traghetti poteva essere spettacolare abbastanza, soprattutto nella luce accecante della mattina.
Un’altra, e spettacolare in modo quasi esattamente contrario, sarebbe stata la visione delle stradine deserte di un’Erice notturna completamente abbandonata, fredda e battuta dal vento. Un posto la cui magia sembra entrarti sotto la pelle proprio come il gelo.
Oppure avrei potuto scegliere i volti di tante persone che ci hanno salutato e ringraziato alla fine dei concerti. O le nostre facce stanche dopo le prove, o le stanze d’albergo buie in pieno giorno, chiuse per poterci dormire un po’ e riposarsi prima della sera.
Nessuna però regge il confronto con l’immagine, banale e vista già mille volte, di noi dietro le quinte o dietro il sipario, un attimo prima di entrare in scena.
Quel momento di silenzio, concentrazione e magari paura in cui senti il pubblico respirare e farsi silenzioso mentre le luci si abbassano e qualcuno ti dice: ok, potete cominciare.
Quell’attimo che assomiglia all’attimo in cui il paracadutista si spinge oltre il portellone, o il calciatore si avvia a tirare il calcio di rigore, il momento prima che tutto cominci, e da cui non c‘è ritorno.
E’ lì che ti senti vivo. E’ nel compiere il balzo. Prima è solo attesa e preparazione. Durante è concentrazione: non si pensa a niente. Dopo è stanchezza.

Ma in quel momento, come in tutti i momenti in cui si dà l’avvio a una cosa nuova, dentro di te non puoi non pensare: vorrei che fosse questa, la mia vita.

Macubu  -    - Commenti [8]