La vita istruzioni per l'uso - movies e altro glamour

il blog di ubu

Il tema è: movies e altro glamour

Cosa mi tocca fare

27 settembre 2006, 02:28

Sarà vero che marquant vive e lotta in mezzo a noi, però intanto guarda che fatica: son già qui a segnalarvi un altro film, il famoso Nuovomondo di Crialese.
Non solo Nuovomondo è un film splendido con una sontuosità di immagini di cui è raro godere ma soprattutto ha il pregio di affrontare un tema su cui abbiamo già letto, sentito e visto di tutto e risultare comunque sorprendente. Non riesco a immaginare niente di più difficile e raro e geniale che affrontare dei luoghi comuni e renderli poetici, leggeri, nuovi. Trovare il ridicolo nel tragico, lasciare un po’ di cose in sospeso e finalmente non spiegare tutto per filo e per segno sono altri dei vari pregi del film.
Per di più stasera in sala c’era Crialese lui medesmo con l’attore protagonista Vincenzo Amato: entrambi si sono rivelati simpatici e alla mano. Un bel contrasto con certi vecchi accondiscendenti ‘maestri’ dall’ego in cinemascope…

Macubu  -    - Commenti [6]

Visto che marquant non c'è

25 settembre 2006, 00:12

...ci penso io a segnalarvi Little Miss Sunshine: un film ben scritto, divertente e sgangherato al modo giusto. Delicious!
(E comunque il nostro anche da chiuso ha vinto il blog award per miglior blog cinematografico. Per dire la potenza…)

Macubu  -    - Commenti [2]

Facce come il Das

23 marzo 2006, 01:49

Come al solito mi hanno fatto ridere più loro di tanti attori in carne e ossa.
Ridi a due secondi dall’inizio quando vedi la foto con Gromit appena laureato alla scuola di DOGWARTS, ridi con i marchingegni supercomplicati fatti in casa, con le incredibili espressioni dei volti, con la caratterizzazione dei personaggi, ridi del coniglietto che pensa di essere morto, del prete che legge la rivista “Nun wrestling”, della suonatrice di organo dell’orrore eccetera eccetera eccetera.
Se non l’avete ancora fatto, regalatevi un’ora di divertimento e intelligenza con Wallace & Gromit and The Curse of the Were-Rabbit. Augh.

Macubu  -    - Commenti [3]

Travelin'thru

2 marzo 2006, 20:38

Lo ha già detto bene (e diffusamente) stefano: il viaggo attraverso la sconfinata distanza fra le due coste americane come metafora di una scoperta e un cambiamento interiore non rappresenta di per sé una novità, ma Transamerica si distingue perché è davvero un film carino, godibile e ben recitato.

Una cosa che mi ha colpito è la colonna sonora, che è di molto ma di molto bellina, fin dalla prima fantastica canzone di Miriam Makeba. Me la compro appena la trovo in CD, ma intanto, siccome sono buono, vi regalo qui (Travelin’thru di Dolly Parton – 5,6MB che spariranno fra due o tre giorni): anche questa canzone ricorda tante cose già sentite eppure è piacevole assai.

Però, vedi?
In ammerica sanno fare pezzi non nuovi ma comunque dignitosi, noi – penso a quella cosa che c’è in questi giorni – riusciamo a fare pezzi che non solo suonano vecchi, ma fanno pure cagare.

Macubu  -    - Commenti [3]

La montagna spaccaschiena

30 gennaio 2006, 01:53

Filmone sui cowboy di tendenza: visto. Fedele al racconto, devo dire, e tutto sommato emozionante.
Belli i paesaggi, belle le inquadrature, soprattutto belli in modo quasi imbarazzante i due protagonisti.
E’ un film che rischia un po’ l’effetto patinato-gloss alla Io ballo da sola...
Voi che ne dite?

Macubu  -    - Commenti [22]

The Dome

2 settembre 2005, 18:47

Con tutto che si sta parlando di una tragedia orribile, però qui stiamo già facendo le scommesse:
Denzel Washington nel ruolo del padre di famiglia disperato, coraggioso e disposto a tutto che salva moglie, figli, nonna, vicini di casa e relativi housepets?
Samuel L. Jackson capobranco dei saccheggiatori, violento, crudele, che ammazza un po’ di latinos per fregargli anche solo la birra conservata nell’acqua per tenerla al fresco?
Russel Crowe capo dei soccorritori al Dome (già rinominato TerrorDome) tiene testa ai rivoltosi, consola gli ammalati, disseta gli assetati?
Naturalmente megaproduzione, effettoni specialoni, grandi vasche piene di acqua limacciosa, politici distanti e cattivi veri colpevoli, finale consolatorio con pappardella sull’ambiente, eccetera eccetera?

Ultime visioni

21 ottobre 2004, 01:07

Anche io posso dire la mia sulla La mala educaciòn, adesso.
O meglio, potrei se non fossi stato distratto per tutto il film dagli occhi di Gael, dal pacco di Gael, dalla mascella di Gael, dalla schiena di Gael, dalle gambe di Gael, eccetera eccetera eccetera. E’ un’abbuffata di primi piani e di immagini dichiaratamente volte a esasperare il fascino di quell’uomo. E ci riesce, direi, accidenti.
E’ poi c’è quella scena con lo splendido Alberto Ferreiro, che non trova le chiavi della sua moto, e la disponibile Zahara gli dà una mano a cercarle che ha incasinato la mia concentrazione per una buona decina di minuti.
Insomma, non è un film che ti cambia la vita e soprattutto ha il difetto di voler dire molte cose senza però scoprirsi troppo, come è giusto, ma alla fine esci dal cinema chiedendoti se valeva poi la pena di fare tutti questi mascheramenti, questi strambi ghirigori un po’ barocchi per raccontare una “cattiva educazione”.
Poi fai altri dieci passi verso la macchina, sperando che non ti abbiano dato la multa e nel frattempo hai cambiato idea e ti chiedi invece se questa cattiva educazione non sia un pretesto per raccontare semplicemente il processo creativo che sta dietro la nascita di un film.
E mentre cerchi parcheggio sotto casa ti sfiora alla fine il vero dubbio: no, forse Almodòvar voleva sì raccontare un’infanzia che potrebbe essere stata la sua, o che assomiglia molto alla sua, ma per non essere troppo personale e diretto ha cercato di intorbidire le acque e si è nascosto dietro mille maschere finendo però per diluire il carattere e la storia principale del film e lasciando che l’artificio prevalga sulla natura.
Ma nel frattempo sei già a letto e quando spegni la luce ti riavvolgi nella coperta e mormori: “oh, beh, alla fine ho passato una bella serata e mi sono divertito. Del resto chissenefrega…” e lasci che ogni altro pensiero si stemperi nel sonno.

Ma il post però non finisce qui, perché io lo stesso giorno ho visto un altro film. E questo film, ragazzi sarà strano, ma mi ha entusiasmato: è Punch Drunk Love (sorry è il sito francese, quello USA è già in vendita…), orrendamente tradotto da noi come Ubriaco d’amore.
Una storia strana, stramba, zoppicante qua e là e iper accelerata in altri momenti, ma sempre con una coerenza psicologica che ho trovato fantastica: Adam Sandler è un ragazzo cresciuto, unico maschio, fra sette sorelle invasive, ossessive, ingombranti. Una colonna sonora che non smette mai di martellare e di farti stare in tensione ti fa sentire la stessa pressione fra le tempie che sembra attanagliare lui, il buffo e simpatico personaggio sempre vestito di blu che si comporta in modo incoerente, impulsivo e irruente senza sapere quel che fa né perché lo fa, assordato, affogato dal giudizio, dall’ossessività delle sorelle.
Finché, prevedibilmente (ma mica troppo) non verrà l’amore a fargli dire tutti i NO! che teneva chiusi dentro per diventare un uomo.
Mi ha letteralmente esaltato: uno dei pochi film in cui amo davvero tutto, dal primo all’ultimo frame.
[Ehm. Ok, poi magari lo riguardo, per rivedere un po’ questo giudizio esaltato…]


Macubu  -    - Commenti [3]

Anatomia di un pomeriggio

4 settembre 2004, 18:05

Sabato di pigrizia in casa. Rinuncio all’infornata autostradale per la riviera e mi rifugio fra la pigrizia delle solite lenzuola, in compagnia di Anatomia di un omidicio che non avevo mai visto prima. E con la faccia stupenda e mai troppo rimpianta di James Stewart il tempo vola.
Mettici un salto giù a comprare il latte, un brunch casalingo, un lungo giro su internet e voilà. Son già le cinque e non ho fatto un cazzo.
Mi sento in colpa. Mentre io vado finalmente a lavare i piatti di due giorni, gustatevi questo splendido dialogo, sussurato a mezza voce fra il giudice e gli avvocati a metà dell’azione. Quali altri film sanno coniugare così la suspence e l’ironia?

Judge Weaver: Mr. Biegler, you finally got your rape into the case, and I think all the details should now be made clear to the jury. What exactly was the undergarment just referred to?
Paul Biegler: Panties, Your Honor. [In italiano è mutandine]
Judge Weaver: Do you expect this subject to come up again?
Paul Biegler: Yes, Sir.
Judge Weaver: There’s a certain light connotation attached to the word “panties.” Can we find another name for them?
Mitch Lodwick: I never heard my wife call ‘em anything else.
Judge Weaver: Mr. Biegler?
Paul Biegler: I’m a bachelor, Your Honor.
Judge Weaver: That’s a great help. Mr. Dancer?
Claude Dancer: When I was overseas during the war, Your Honor, I learned a French word. I’m afraid that might be slightly suggestive.
Judge Weaver: Most French words are.

Macubu  -    - Commenti [1]

At the movies

3 aprile 2004, 02:37

Sono andato da solo al cinema. Sì perché non dovevo esserci, ma invece c’ero. Insomma voglio dire: ero a Milano e tutti s’erano già messi d’accordo per fare un sacco di cose, e io uscendo come sempre dal lavoro alle nove ero già mezzo tagliato fuori.
Così quando ho visto che al cinema sotto casa davano A/R ho pensato: beh, ci vado.
Beh, era meglio se non ci andavo.
Per carità, pieno di buone intenzioni, ma questo è un film che perde proprio là dove dovrebbe dare il massimo: nel testo, nelle battute. E’ un film che vorrebbe tantissimo essere Lock&stock, o qualcosa di simile e invece è nato paperino, e l’effetto è un altro. Non so bene quale, ma molto lontano.
Quando vado al cinema da solo, in genere il non avere distrazioni fa sì che mi lasci prendere subito da un film, che ci caschi dentro come una pera e che finiscano per vendermi di tutto, a me che sto lì col sorriso ebete o la lacrimuccia patetica. Invece stavolta zero.
L’unica cosa che mi ha convinto è stata la presenza di Libero De Rienzo. Un attore nato con una faccia capace di farti provare qualunque emozione. Compresa una certa latente ma piuttosto insistente attrazione fisica.

Macubu  -    - Comments [16]

Tempesta ...magnetica?

12 marzo 2004, 14:07

Forse sto invecchiando. Come le vecchie rimbambite che guardano la tv e piangono per ogni cosa. Dico questo perché ultimamente al cinema la mia soglia minima di contentezza si è abbassata notevolmente. Mi piacciono un sacco di cose che in altre occasioni forse avrei preso con molto più senso critico.
Ed è così che ieri sera ho guardato Agata e la tempesta con piacere. E’ un film che ha un sacco di difetti: è lunghetto e noiosetto, qua e là ha delle idee che non ti spieghi e che probabilmente non funzionano molto e insomma non è divertente come mi era sembrato Pane e tulipani. Però mi ha preso per mano dolcemente, e mi son lasciato portare. Mi divertiva riconoscere a ogni inquadratura l’angolo di Genova in cui è stato girato, e tutti quei particolari che portano l’impronta della mia città: il pavimento della prima inquadratura, il lavello massiccio in marmo della casa, gli scorci sui tetti del centro storico…
Come sempre mi son piaciuti i personaggi minori e soprattutto quella incomparabile vecchietta che fa il geometra, con la sua impagabile lettera recitata dal vivo. Che poi dev’essere la stessa che recita con Vanda per una linea di supermercati emiliani. Quella signora ha un volto magnetico: la guardi e le vuoi bene.
Anche il signor Claudio Santamaria lo guardi e gli vuoi bene. Ma per un sacco di altre ragioni.
Distinti saluti.

Macubu  -    - Comments [5]