La vita istruzioni per l'uso - libri e altre carte

il blog di ubu

Il tema è: libri e altre carte

Educazione Bambagiana

14 aprile 2009, 23:42

L’effetto principale che ha avuto il romanzo Educazione Siberiana, di Nicolai Lilin su di me (che nulla sapevo del grande hype che lo circonda –interviste, Saviani, Darie Bignardi–) è stato quello di farmi sentire ancora più coccodemamma di quanto già non sia.
Non so se sia un bel libro nel senso della qualità della scrittura. Messa così, è una questione mal posta: è una storia interessantissima, ben raccontata. E già ci sarebbe da baciarsi i gomiti.
E non sto a raccontarvela, questa storia, ché tanto la trovate su tutti i siti, e ci sono pure le interviste all’autore.

Io ho sempre quel viziaccio di fare lo sciocco paragone fra gli altri e me e finisco per chiedermi: “e io?” Domanda farlocca e da divano, libresca e quattrocchiuta quanto mai.
Ma tant‘è: vedo Nicolai a 13 anni mentre vendica le offese a coltellate, recidendo i legamenti dietro il ginocchio degli avversari in risse dove il sangue schizza a fiumi e qualcuno non si rialza, e penso a me che a 13 anni vado col papi a vedere le prime dell’opera al teatro Margherita di Genova. E già con gli occhiali, segno evidente di inferiorità fisica.
Un po’ mi accuso: ‘non sarò mai così uomo’.
Un po’ mi assolvo: ‘non sarò mai così bestia.’

Comunque sia, leggetelo, e fate sapere le impressioni.
Ora mi piacerebbe che Lilin raccontasse del suo arrivo in Italia, dell’inserimento nella nostra società, di come ha fatto a integrarsi (se si è integrato) e insomma dello choc culturale, se mai choc c‘è stato.
Prima o poi lo scriverà, lo so.

Image of Educazione siberiana

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Cose che non cambiano mai

6 novembre 2008, 03:37

L’Uggia disse un giorno al Cattivo Gusto: «Fabbrichiamo una città dove poter imperare senza contrasti: tu sarai re, ed io la regina».

Carlo Emilio Gadda, incipit di ‘Pianta di Milano – Decoro dei palazzi’, da Le meraviglie d’Italia

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Biblioteca galleggiante

10 settembre 2008, 00:34

Come ogni estate, anche questa s‘è portata dietro il suo buon carretto di libri.
Il primo e più formidabile è stato Il sogno della camera rossa: il classico mattone che fa venir voglia ai miei amici di schiaffeggiarmi quando me lo vedono in mano.

Image of Il sogno della camera rossa

Sono mille pagine di romanzo classico cinese: su ibs.it c‘è la recensione:

Un libro che nella Cina del 1765 riuscì a raccontare l’amore tra gli adolescenti; un libro che mise in scena idee che fondono pietre per riparare la volta celeste, fiori che promettono di restituire in forma di lacrime l’acqua con la quale sono stati coltivati, bambini che nascono con in bocca una giada. Questo libro, considerato uno dei massimi capolavori della narrativa cinese della dinastia Ching, è “Il sogno della camera rossa”. Con i suoi circa 450 personaggi che ruotano intorno al destino di Pao-yu, di sua cugina Tai-yu e di Po-ch’ai, in un mulinare continuo di sortilegi che attingono alla tradizione taoista, al sogno e all’allegoria metafisica, questo libro enciclopedico e commovente è un esempio di narrazione unica nel suo genere.

E’ un buon modo per dare una prima idea di cosa sia questa storia, questa minuziosissima descrizione della vita di due corti principesche di Pechino. I riti quotidiani, la gestione della casa, le liti fra e con i servi, le amicizie e inimicizie, gli sgarbi, i sotterfugi, le mille dinamiche che si sviluppano ogni giorno in una grande casa piena di donne e che dalle donne è diretta sono la cosa che colpisce di più. Al centro di questo gigantesco carosello c‘è un ragazzino adolescente, un personaggio problematico: allevato fra fanciulle, ama solo le fanciulle e l’innocenza che portano con sé, rifiuta di crescere, rifiuta il mondo maschile e adulto, e la carriera di funzionario che gli adulti hanno già preparato per lui. Un eroe riluttante, un eroe suo malgrado che sembra davvero assai moderno per un romanzo di quell’epoca. Un’altra cosa che colpisce è il percorso della storia, che progredisce quasi senza parere, in mezzo a divagazioni di ogni tipo: un percorso quasi a serpente (o meglio, a dragone) che va avanti con lentezza. Straniante per noi occidentali che siamo ormai abituati a storie in cui tutto quel che succede ha un posto e un senso precisi ai fini della trama. Qui succede come nelle antiche case cinesi, dove non era ammesso avere una porta d’ingresso e una d’uscita che si fronteggiassero immediatamente: il percorso è sempre tortuoso, e trova nel labirinto il proprio senso.

Due note dolenti di questa edizione BUR: la traslitterazione dal cinese non è in Pinyin (che va oggi per la maggiore, ed è usata in tutto il mondo) e almeno per me risulta così più difficile da pronunciare, e l’altra è che interi capitoli –TUTTI gli ultimi 40, per dire– sono riassunti anziché tradotti per intero. Un esempio di paternalismo editoriale davvero odioso.

Un altro libro cinese è stato questo:

Image of What Does China Think?

Cosa sappiamo davvero di che tipo di società vuol diventare la Cina? Quali idee ispirano i suoi cittadini? Sappiamo dare un nome ai neo-con e alla destra religiosa americana ma non sapremmo nominare scrittori, pensatori o giornalisti cinesi: che futuro sognano per il loro paese, o per il mondo? Poiché l’avvento della Cina—come la caduta di Roma o dell’impero britannico—echeggerà per generazioni a venire, queste sono domande che sempre più dobbiamo porci. Mark Leonard ci chiede di dimenticare tutto quel che sapevamo sulla Cina e cominciare da capo. Presentandoci i pensatori che stanno dando forma al grande futuro della Cina, ci spalanca un mondo nascosto di dibattiti intellettuali che stanno guidando una nuova rivoluzione cinese e cambiando faccia al mondo.

In effetti il libro fa riflettere. Mark Leonard è direttore esecutivo del European Council on Foreign Relations, “the first pan-European think tank with offices in Berlin, London, Paris, Sofia (opening soon in Rome and Warsaw)” un’istituzione di cui non sapevo niente, ma che a leggere sul loro sito è sostenuta da: “the Soros Foundations Network, Sigrid Rausing, the Spanish foundation FRIDE (La Fundación para las Relaciones Internacionales y el Diálogo Exterior), the Italian UniCredit Group, and the Bulgarian Communitas Foundation.” Quindi c‘è di mezzo anche UniCredit. Mah. Comunque sia, la prima cosa che Leonard dice è che nel corso della sua vita poche cose saranno davvero ricordate nella storia, e l’ascesa della Cina sarà la più grande e la più importante. E’ un gigantesco evento che sta succedendo qui e ora, e ci coinvolge tutti, volenti o dolenti.
La cosa su cui apre gli occhi Leonard è il grande spiegamento di forze che le autorità cinesi stanno schierando sul campo della riflessione ideologica. Sono lontani i tempi, dice lui, in cui Mao prendeva decisioni sul futuro della nazione da solo o con la moglie: ora i processi decisionali coinvolgono centinaia di persone, e avvengono dopo attenti studi. Studi che coinvolgono, in scala con i numeri cinesi, think-tank di migliaia di persone. Mi ha un po’ aperto gli occhi, devo dire. E se vi fa paura la Palin, credetemi: i neo-con reazionari cinesi sono molto più pericolosi.

Poi è stato il turno della mia scrittrice preferita:

Image of Sandcastle

The sandcastle riprende i soliti temi cari alla Murdoch: l’ipocrisia del vivere contemporaneo, l’amore come forza dirompente e il suo strano mistico collegamento con le forze della natura. Il tutto condito da un lieve, ironico tocco di magia. Non solo m‘è piaciuto tanto ma mi ha ricordato quanta distanza ci separa da quei tempi. Altro che i romanzi di successo di oggi: qui c‘è una storia lieve dove sembra non succedere niente e che invece è profondissima e si presta a essere letta su molti livelli. Un tipo di scrittura così è difficilissimo incontrarla oggi.
Della Murdoch avevo già parlato due volte.

Siccome poi ogni luogo ha già in sé i suoi libri, in qualche modo, Ginostra mi ha regalato una piccola, divertente favoletta:

Image of Il primo che sorride

Per carità, niente di trascendentale, ma è una di quelle storie che mettono alla prova la mia totale prevedibilità di comportamento: qui una bimba curiosa, impulsiva e assai poco paurosa del mondo degli adulti fa cose pericolosissime e inimmaginabili come prendere un autobus di notte da sola, seguire perfetti sconosciuti nelle loro case e così via. Tutte robe che a leggerle mi si attorcigliano le budella e mi sorprendo a pensare: ‘No! Non farlo!’ Terribile e quindi delizioso, come direbbe il solito Oscar Wilde: —Oh, che orribile suspence! Speriamo che duri!—

Cosa c’entra Ginostra? E’ che durante una stramba festa notturna, alla luce fioca delle candele, un tizio mi chiede se è la prima volta per me sull’isola. Rispondo di sì, chiacchieriamo, e nel corso della serata vien fuori che si chiama Martino Ferro e che di lavoro scrive. Non solo, ma la persona che per prima mi parlò di Ginostra e mi fece venire voglia di visitarla la scoprì grazie a lui, che ne fu il fidanzato per qualche tempo. Piccolo il mondo.

E voi, che vi siete letti?

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Un libro da divorare

4 luglio 2008, 02:20

Image of Il dilemma dell'onnivoro
Questo non ve lo consiglio solo perché l’ha tradotto un mio amico. Ve lo consiglio perché è davvero fantastico. Fantastico inteso nel senso in cui può esserlo ‘L’Apocalisse’, o qualunque altro libro che ti spiega che tutto quel che mangi è insostenibile o eticamente discutibile o proprio velenoso. Eppure è assolutamente interessante e scorrevole. Da leggere. Ora.

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Chip Kidd - Book one

18 maggio 2008, 20:23

Qualche giorno fa ho speso un po’ di soldi online (strano!) per regalarmi questo fantastico libro:
Image of Chip Kidd
Nel ristretto milieu dei designer di copertine di libri Chip Kidd è un po’ la star assoluta, il nome famoso, l’outsider che è finito per diventare l’establishment, lo scoglio da superare per riuscire a innovare ancora. (Per dire: date un’occhiata a questa, una delle più recenti…)
Pensavo che Book One sarebbe stato il solito libro di grafica interessante da sfogliare quando stai cercando un’idea o un’ispirazione. Invece lo sto leggendo con divertimento pagina per pagina: mi appassiona.
Le grandi illustrazioni, le foto di oggetti e memorabilia vari che lo riempiono non tolgono spazio al testo che li accompagna e che spiega nel dettaglio come ogni singola copertina si è venuta creando, raccontando allo stesso tempo la molto americana storia di un ragazzino che arriva a New York a 23 anni, si mette a lavorare di brutto e ce la fa. E come ce la fa. Il fatto che il libro sia scritto così bene, con un tono di voce ironico e divertente non stupisce sapendo che il nostro, non contento di aver vinto qualunque premio di grafica internazionale, s‘è messo pure a scrivere. L’ultimo dei suoi romanzi si chiama The Learners e mi sembra di averne letto bene. Bastardo.
Book One costa solo 30 euro (niente, per un libro di grafica di grosse dimensioni): io l’ho preso da ibs.it. Caldamente consigliato.

[Un piccolo commento a parte: in America una casa editrice come la Knopf pubblica i suoi libri dando a ognuno un’immagine completamente diversa e strettamente legata al testo, permettendo ai designer di cambiare persino il logo per adattarlo al linguaggio della singola copertina. Da noi le case editrici spendono un decimo di quei soldi per creare un’immagine singola per tutta una collana e poi tutt’al più la adattano cambiando una foto. Che povertà. E che sfiducia nei confronti del lettore.]

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Visto che siete blogger

21 marzo 2008, 09:19

E’ uscito il nuovo libro di Walter Fontana:

Image of Visto che siete cani
Questa non è necessariamente una recensione oggettiva: a me quello che scrive quell’uomo lì mi fa sempre un gran ridere.
Visto che siete cani è un romanzo dove succedono un sacco di cose e dove si riflette, senza troppo parere, sulla comicità in genere. Leggerlo mi ha fatto tornare in mente Luttazzi che diceva che ridere è mostrare i denti: una sorta di aggressione.
La comicità vista come provocazione, istigazione a delinquere. E in effetti delinquere è quel che fanno i protagonisti di questa storia…
Ci sono comici trascinati nel fango, ci sono scene di autoumiliazione di esseri umani sul palco che non possono non essere disperatamente comiche e mostruosamente imbarazzanti insieme. Ci sono comici triturati da un pubblico abituato a cambiare canale alla minima pausa, e poi ci sono comici che si prendono una rivincita materiale e immediata sul quel pubblico, o su chi ne fa le veci.
E il romanzo finisce per farti prendere le parti di questi sgangherati cattivi, e di sperare che gli riescano colpi anche peggiori, che compiano nefandezze molto più gravi di quelle che fanno. Lasciateli in mutande, ti vien da dire: fategliela vedere, cazzo!
Per chi come me s‘è subito sentito chiamato in causa dal titolo, la seconda attività che l’impresario –il cattivo del romanzo– propone ai suoi accoliti suona terribilmente allettante. Potendo, mi arruolerei ora. Tanto di pessime battute ho pieni i miei cassetti, e col fil di ferro so essere creativo.
E poi alla fine ti restano alla mente piccoli dettagli, piccole frasi irresistibili, e la figura del protagonista, un uomo drogato di Wikipedia e di link, e perseguitato dalla speranza in un successo che non sarà mai quello voluto.
Insomma uno così sfigato che potrebbe essere quasi un blogger.

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Libri che fanno male

14 settembre 2007, 01:44

Image of The Road
Libri che fanno male, e che però vanno letti lo stesso. Una storia terribile, crudele e tenerissima insieme, quasi insopportabile.
Non so come sia la traduzione italiana (io l’ho preso giù in Australia), ma credo valga la pena di leggerlo al più presto.

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Ci son cascato

31 maggio 2007, 21:51

Io non volevo, ma poi ci hanno invitato, ho fatto un giro, ho curiosato fra le pagine, ho aggiunto un paio di libri a caso… Mah.
Non è male, anche se temo che lo userò per un paio di settimane e poi lo dimenticherò.
Comunque, se vi piacciono i cataloghi di libri probabilmente aNobii (ma che nome è?!) fa per voi.




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Buoni propositi

21 dicembre 2006, 11:08

Non ce la farò mai

Nel senso che sarà dura arrivarne a capo. Però non si sa mai…

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E voi che vi leggete?

7 novembre 2006, 10:59

Solito post libridinoso: qui si è appena comprato le cose qui sotto. E voi?
Nuovi

[In particolare, mi ha incuriosito questo Kristus, che narra la vera storia di Jan da Leida (Jan Beukels), quello che proclamò il regno degli anabattisti di Münster, e che finì appeso nella gabbia del campanile di una chiesa di quella città (dopo essere stato torturato ben benino, credo). Tre motivi per comprarlo: il tema era stato accennato dalla Yourcenar in quel capolavoro che era L’Opera al nero, Robert Schneider ha già scritto un meraviglioso libro (Schlafes Bruder), e io a 30km da Münster ci ho vissuto un anno intero 19 anni fa, e quella gabbia sta ancora là, appesa al severo campanile della St. Lamberti Kirche e non me la scordo finché campo. PS: Leggendo meglio wikipedia, dice che Jan fu torturato a morte con ferri incandescenti e a essere appeso fu poi il suo cadavere orribilmente martoriato. Lo scheletro fece mostra di sé nella gabbia fino al 1881!]

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