La vita istruzioni per l'uso - lavoro e altre noie

il blog di ubu

Il tema è: lavoro e altre noie

Tutti al mareeee, a mostrar etc.

14 giugno 2008, 01:28

Non so voi ma qui domani si prende una macchina in affitto e si va a Cannes, a vedere quella roba là piena di gentaccia che guadagna più di me. Mi riconoscerete dal mutandone ascellare, dall’abbronzatura proletaria e dagli occhiali da sole clamorosamente fané. E poi chiederò a tutti: Scusi, mi assume, s’il vous plâit?
Mi aggirerò in quel famoso Palais invidiando tutto e tutti. Ma intanto sarò lontano per qualche giorno dalla palude milanese.
Au revoir, sciocchini, ci si cosa al Martinez!

E c'è chi guarda il dito

12 marzo 2008, 13:57

Tu immagina la scena: al piano top dell’agenzia, la Salona Riunionona Maxima, quella con gli schermi al plasma lucidati ogni mattina con sangue di stagista, doppio computer, triplo proiettore, macchina per caffè non velenoso, luci e tapparelle regolabili elettronicamente con un congegno che sa usare solo una arzilla segretaria in pensione da anni, tutti i creativi e i massimi capi dell’agenzia ascoltano in rassegnato silenzio il Discorso Motivazionale della alquanto emiliana Direttora Superplus. Parla con parole spontanee leggendo pari pari le slide di un powerpoint proiettato in maxischermo dietro di lei.
Io entro in ritardo, spalancando la porta proprio a fianco al muro su cui giganteggia un Arial grassetto, e tutti mi guardano con silenziosa riprovazione. Mi siedo, ascolto e leggo: è la presentazione del nuovo assetto del reparto creativo. La soluzione che hanno trovato per farci lavorare meglio, più creativamente e più felicemente è tenerci legati e imbavagliati in stanzette più piccole: per favorire la crosspollination della creatività! Dobbiamo essere più virali! In senso letterale, però. Il concetto è copiato dai principi dell’allevamento delle galline: lascia stare che con più spazio sono più felici, la verità è che se le gonfi di anabolizzanti e le metti sotto stress fanno più uova. Da lunedì prossimo cominciamo con i traslochi, i cambi di cliente e le iniezioni mattutine. Oh, e soppalchiamo, naturalmente.
Ma in tutto questo ciò che veramente attrae in modo morboso la nostra spasmodica attenzione, o almeno quella di noi seduti nelle prime file, è la segretaria della Supercapa. La Supercapa mica lo manda avanti lei, il powerpoint. No: c‘è la segretaria apposita, che sta in piedi, come lei, e al momento giusto clicca sulla freccina a destra. Ma è il come lo fa che ci fa lentamente dimenticare qualunque contenuto della presentazione: si ostina a cliccare sul tasto destro. Così compare il menu contestuale, la segretaria ci resta quasi male, poi scorre su fino a evidenziare il comando Prossima Slide, e ci clicca un’altra volta, sempre col tasto destro. Così si passa finalmente alla pagina successiva.
Questo per almeno venti volte. E per ognuna di esse noi siamo tutti lì in trepidante attesa a dirci: se ne accorgerà stavolta? Non è difficile, cazzo. C‘è solo un fottuto tasto destro e solo UN fottuto tasto sinistro, non lo usi tutti i giorni il tuo computer? Dio santo!
E no, non c‘è verso. Ogni volta clicca, si spazientisce (“ma ‘sto computer fa quello che vuole!” sta pensando, e si vede) poi sale su, mentre tutti aspettiamo e riclicca ancora. E ogni volta è così. C‘è da spararsi.

E mentre lentamente il nostro malumore cresce, tutto questo cliccare a vuoto, davanti a tutti, questo inane annaspare impotentemente contro una tecnologia e in fondo anche un mondo falsamente amici, mentre crollano tutte le certezze e il lavoro diventa sempre più quello di un impiegato a cottimo, ecco tutto questo mi sembra un’efficace metafora del nostro vivere odierno.

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Sondaggio TFR

18 giugno 2007, 15:34

Ma voi, per ‘sto maledetto TFR, che fate?
No, davvero sono curioso: mi piacerebbe raccogliere qui un po’ di commenti sulle vostre scelte. Io mi sto orientando per i fondi aperti (ma allora quali?) oppure per lasciare tutto all’INPS e decidere poi.
Siti internet/forum da visitare?

UPDATE: Ok, ho scelto di lasciarlo in azienda. Di fondi aperti riparliamo quando le acque si saranno calmate.

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Me l'ero quasi scordata

24 aprile 2007, 02:47

Quella strana sensazione di cane morto in bocca, febbriciattola, sonno sconvolgente e tremore alle mani di quando fai le 3 di notte al lavoro, fissando il monitor ininterrottamente da 12 ore.
Forse fra poco vado a casa. Oppure muoio, credo.

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Io ODIO Lotus Notes!

1 marzo 2007, 21:35

E’ finalmente arrivato il computer nuovo, nella nuova agenzia. Solo che il piacere di avere a che fare con un bell’iMac Intel-based nuovo fiammante è guastato, e non poco, dalla mentalità della Grande Azienda. Innanzitutto io lo posso usare come utente NON amministratore di sistema.
E’ come dare a Schumacher (si fa per dire, ovvio) la Ferrari e poi metterlo sulla tangenziale di Milano alle 18.45 di venerdì sera. Il mio animo di smanettone è disperato.
Sono due ore che mi lamento come il puffo cattivo.
E poi per favore, no davvero per favore parliamo di quella MERDA di programma che è Lotus Notes…
Non ho mai usato niente di più astruso, retrogrado, anti-intuitivo e scomodo in vita mia. Da oggi scrivere mail, allegare file ecc ecc è diventato una tortura. Lotus Notes mi era già toccato nella primissima agenzia e poi grazie a dio l’avevo dimenticato. Adesso, dopo anni di utilizzo anche in ufficio di Mail, Notes mi viene imposto per retriva scelta aziendale.
Voi direte: suvvia, i problemi nella vita sono altri. Ma certo, però tant‘è avere a che fare con un programma tutto il giorno e odiarlo profondamente a me mi fa girar le balle.
Lotus Notes è il tipico risultato di un lavoro di gruppo di ingegneri, programmatori e markettari rimasti legati al passato, ognuno con la sua brava opinione da dire, alla ricerca dell’approvazione del proprio capo, uniti fra loro da una profonda mancanza di gusto e senso pratico. Augh.

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Prime impressioni

21 febbraio 2007, 11:32

Giro per i corridoi del nuovo posto di lavoro: sono meno luminosi e più sporchi di quelli di prima. L’impressione, non piacevole, è di essere finito ancora nel mondo della Grande Azienda. Quella tutta codificata, quella con le procedure precise e da rispettare al filo. Il reparto è enorme, e ho l’impressione che ci siano i club e i gruppetti come al refettorio della high school nei film americani: the jocks, the nerds, the queers, the weirdos, etc etc.
Giro per i corridoi e non conosco nessuno. C‘è chi si presenta e chi invece osserva un po’ distante, annusandomi o tutt’al più chiedendosi chi potrei essere.
D’altra parte ci sono poche cose divertenti come scoprire un nuovo posto di lavoro: le nuove piccole manie di chi ci sta, i riti collettivi (qui c‘è di nuovo il calcetto), le cose che si fanno senza dirle, e quelle che si dicono senza farle, quelli da stare a sentire e quelli da evitare, eccetera eccetera.
Comunque sia, è tutto molto strano.
Per ora mi guardo intorno, e paziento.

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A marzo sarebbero stati sei anni

26 ottobre 2006, 01:12

Com‘è che uno si ritrova, per certi versi malgrado suo, a essere un impiegato?
Voglio dire, dov‘è il passaggio, lo snodo, la slogatura fra immaginazione e realtà attraverso la quale il sognare di fare un certo tipo di lavoro diventa il ridursi a fare quel certo tipo di lavoro?
A marzo sarebbero stati sei anni nella stessa impresa e nello stesso palazzo. Da lunedì cambiamo palazzo.

La somma impressionante di gesti accumulati in minimo 9 ore quotidiane di lavoro (lavoro?) in quell’ambiente fisico andranno cancellati dalla memoria del corpo e sovrascritti da gesti nuovi, ancora tutti da imparare.
Il modo di aprire la porta, di affrontare l’angolo retto fra il corridoio e il bagno, il percorso fisso fino alla stampante a colori, il passare il badge soprappensiero per aprire la porta scorrevole di vetro. Quanti automatismi del corpo ho accumulato!

E mi chiedo: quanti automatismi della mente ho accumulato allo stesso modo? Quanti percorsi di pensiero in più avrei potuto esplorare in questi anni?

Riempio gli scatoloni, guardo con nostalgia i vecchi uffici. E non vedo l’ora di lasciarli.

Sarebbe il momento perfetto per andarsene.

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Ogni tanto mi succede

20 giugno 2006, 12:23

Ehi?
C’è NESSUNO là fuori che faccia un qualsiasi lavoro che abbia bisogno di un assistente, magari part-time?
Dai su: vorrei dare le dimissioni. Possibilmente oggi.

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Non c'ero più abituato.

11 ottobre 2005, 22:20

Sono le nove e venti e sono ancora in agenzia.
Uno, avendo cambiato reparto, poi finisce per dimenticare certe dinamiche malate a cui era abituato. E a ritrovarcisi in mezzo prova una parte di fastidio, una parte di nostalgia e stanchezza q.b.

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Feeling good

15 giugno 2005, 00:35

Solo Nina Simone, a quest’ora di notte, legato alla sedia qui al lavoro, poteva farmi tornare un minimo di buon umore. E ho detto tutto.

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