La vita istruzioni per l'uso - internet e altre droghe

il blog di ubu

Il tema è: internet e altre droghe

Del non entrarci mai

9. maggio 2008, 16:01

Ho la pass per scrivere su tom ma non mi sento abbastanza gay.
Ho la pass per scrivere su menstyle ma non mi sento abbastanza etero.
Ho la pass per scrivere su gutenberg is my icon ma non mi sento abbastanza colto.
Ho la pass per scrivere su sviluppina ma non mi sento abbastanza divertente.
Io mi sento che per un po’ leggo, eh?

Macubu  -    - Commenti [7]

SDRAM!

30. marzo 2008, 22:50

Che è un po’ l’effetto sonoro di quel che succede quando compri 2GB di ram in un negozio dove ti sembra costi poco per poi tornare a casa e scoprire che la ram già installata è composta da due blocchi da 1GB ciascuno e non ci sono altri slot.
Così devo buttare via (leggi, spacciare su eBay) quella di default della macchina per poi avere un banco da 1GB e uno da 2GB. Cosa che funziona anche, ma non al top.
Pirla: non potevo guardarci prima? E siccome la ram funziona meglio se è simmetrica (due chip da 2GB, a questo punto) ora sono qui sul sito di Crucial e mi accorgo che un banco da 2GB costa circa un terzo di quanto l’ho pagato io a Genova: lo prenderò per fare pari con quello appena comprato.
Mannaggia a me e ai miei raptus di shopping.

Macubu  -    - Commenti [3]

Orecchio assoluto

12. gennaio 2008, 19:03

Erica Sadun (che non so chi sia, ma evidentemente di software se ne intende) ha rilasciato qualche giorno fa la beta di un software per iPhone che si chiama Listen. Cosa fa? Se gli fai ascoltare 5 secondi di musica –attraverso il normale microfono del telefono– si collega a un server e ti dice che cos‘è. E’ un Audio Recognition Software. In rete ne hanno parlato un sacco di persone. Allora mi sono incuriosito: ma vuoi dire che per il mio fantascientifico Nokia non esiste? Esiste sì, esiste eccome: si chiama ShazamID e si installa su telefoni Symbian 60. Un altro AR software lo ha inventato la Sony Ericsson per alcuni dei suoi telefoni: si chiama TrackID. Beh io Shazam l’ho scaricato e provato e vi assicuro che funziona. Mi ha beccato un sacco di cd di musica inglese o americana, ma anche Mina e Paolo Conte, per dire. Chiaramente ha difficoltà con la musica classica: probabilmente è un genere che non viene proprio preso in considerazione. E poi saprebbe distinguere fra due diversi pianisti che suonano lo stesso brano di chopin? Dovrebbe, ma chissà.
Provatelo anche voi. Solo, finché i nostri operatori non ci offriranno delle connessioni flat a poco prezzo per navigare in internet, abbiate cura di usarlo soltanto se avete a disposizione una rete wifi a cui attaccarvi. Buon ascolto.

Macubu  -    - Commenti [1]

PSA2007

16. dicembre 2007, 19:41

Eh sì, vi tocca e ci tocca a tutti quanti anche quest’anno il Post sotto l’Albero raccolto con somma pazienza e infinita bontà da Squonk. La differenza è che quest’anno ci son dentro anch’io e non potete immaginare il sollievo nel constatare che il mio contributo non è il più logorroico di tutti. Temevo di aver esagerato.
In tutto ciò, il dubbio è che questo tomone da oltre 100 pagine ce lo leggeremo forse in due. Due di quelli che l’hanno scritto, ovviamente. Però ormai fa tradizione come il presepe, l’albero e il capitone e quindi così sia. Siate clementi nel giudizio.
(Se volete potete scaricarlo anche da qui.)

Macubu  -    - Commenti [2]

That time of the year again.

17. novembre 2007, 23:00

Eh sì. Era il 18 novembre del 2002 e il mio secondo post là dove tutto è cominciato diceva:

“Abbiamo tutti una vita interiore. Tutti sentiamo di far parte del mondo e nello stesso tempo di esserne esiliati. Bruciamo tutti nel fuoco delle nostre esistenze. Abbiamo bisogno delle parole per esprimere ciò che abbiamo dentro…”
Paul Auster
Dall’introduzione di: Ho pensato che mio padre fosse Dio, Storie dal cuore dell’America raccolte e riscritte da Paul Auster, Einaudi.
Per un anno intero Paul Auster ha invitato gli ascoltatori della National Public Radio a inviargli le loro storie più interessanti, quelle dove la casualità e l’agire nascosto del destino si manifestava nel modo più strano e inaspettato. Oltre quattromila storie furono inviate all’autore che le selezionò per leggerle alla radio, una volta alla settimana.
A un anno di distanza dalla fine della trasmissione, chiamata National Story Project, Auster pubblicò una selezione di 126 storie, riscritte da lui. Il libro è diviso per argomenti: Animali, Oggetti, Sconosciuti, Guerra, Amore, Sogni, ecc.
Mi sembra un’idea davvero suggestiva, così oggi ho comprato il libro, alla Fnac. Ho letto le prime storie, lunghe a volte anche solo mezza pagina e mi piace: si avverte la diversità degli stili, dei toni di voce. Sembra di leggere un Carver inconsapevole, di ascoltare dei racconti intorno al fuoco, di notte. Bello, toccante, e soprattutto vero.

Mi piace il fatto che a rileggerlo mi colpisca ancora la frase di Auster: abbiamo bisogno delle parole per esprimere ciò che abbiamo dentro. Detta a proposito di questo blog la frase suona esagerata, ma le parole che qui ho versato a fiumi non mi hanno solo tenuto compagnia, mi hanno anche un po’ cambiato.

Sono cambiato molto da quando ho aperto La vita istruzioni per l’uso. Sono cresciuto, ho capito un po’ di cose di me e qualcuna l’ho anche cambiata.
Io di solito più scrivo, più sono avvitato su me stesso. Più mi concentro sulla vita vera e meno mi ricordo del blog. Eppure in tutti questi anni, goccia per goccia, ‘sta paginaccia internet m‘è stata a fianco.

Non so, in qualche strano modo è una presenza importante.
Per cui niente: per ora non chiudo e ve la beccate ancora per un bel po’. E tanti auguri.

Macubu  -    - Commenti [9]

Spiacenti, niente sangue

4. maggio 2007, 19:05

La storia di Repubblica che ruba una foto da flickr è finita così:

Repubblica si scusa
Cioè è finita bene.

Com‘è andata? E’ andata come doveva andare: un paio di persone che conosco lavorano a Repubblica e leggono questo blog. Ho segnalato il post e lo stesso giorno – o forse il giorno dopo – mi è arrivato un sms che diceva: ho chiamato la tal persona a Genova, ho fatto notare la cosa, si sono resi conto e pubblicheranno una nota. E così è stato.

Ed è così che dovrebbe sempre essere: uno fa un errore, lo riconosce e chiede scusa.

Però confesso che in effetti per un attimo ho pensato seriamente di mandare una lettera scritta da un avvocato, e forse ci sarebbero pure state le basi legali per aprire una causa. Ma ora io dico: una causa? Davvero? Per una cosa così? A parte la menata di doverla gestire, una causa, ma quanto avrei potuto ricavarci? Valeva lo sbattimento? Per chi vive per principi forse sì; per me che sono conciliante di natura no, e tutto sommato sono contento di come è andata a finire.

Ma non è solo questione di sbattimento. Io per natura sono portato spesso a riconoscere quel po’ di verità che c‘è anche nelle posizioni delle persone che dovrei ‘combattere’. E questo mi porta a essere franco con me stesso. Per cui se è vero che le foto che io posto su flickr sono protette da diritti e nessuno ha il permesso di farci dei soldi, e che il copyright va rispettato, così è anche vero che io stesso spesso scarico musica online, o scarico serie americane, o uso a casa mia software per il quale non ho pagato la licenza. E sfido qualunque blogger a trovarsi del tutto scevro da simili mancanze.

Allora con quale faccia posso io andare a piangere dall’avvocato per un copyright infranto a mio danno, quando io stesso lo infrango a danno di altri? Non è un po’ comodo?
Lascia stare che io non ci faccio dei soldi, con le opere altrui, (mentre Repubblica il giornale lo vende): la legge è pur sempre la stessa legge per tutti.

Per cui niente: se volevate la storiaccia con lo scontro faccia a faccia e il “Ora gli faccio vedere”, mi spiace di deludervi. Confesso che è una cosa, questa, che mi capita spesso: io per natura tendo a ricomporre gli scontri invece di esasperarli.
Ma in fondo mi vado anche bene così.

[Poi certo, uno si chiede: ma se il blog non fosse stato conosciuto da nessun giornalista, sarebbe stato tutto così facile…?]

Flickr: il Self service dei quotidiani?

1. maggio 2007, 00:20

‘somma che sono lì che leggo il giornale e improvvisamente qualcosa attira la mia attenzione e guardo meglio:

Si parla di fave...

Si parla di fave che scarseggiano e c‘è una foto che mi fa fermare: io quella foto l’ho vista. E sì perché le fettine di formaggio (lo speciale primo sale) disposte così a quel modo, su quel tavolo di legno coi fiorellini sopra io me le ricordo bene: è l’alzata di formaggi che mia zia pose sul tavolo durante un pranzo di famiglia l’anno scorso.
Così controllo: non si sa mai. Ed ecco qua:

Primo sale

Ora non solo la pagina di flickr recita: All rights reserved, ma naturalmente i signori di Repubblica si sono ben guardati dal chiedere permesso o dal citare il fotografo (sia pure per nickname, dato che il mio nome non compare).

Auro mi segnala che non è la prima volta, leggete qui.

I diritti editoriali delle foto mica costano poco: non per niente è un business che fa la fortuna delle banche immagini (tipo Getty Images o Grazia Neri) ma perché buttare via tutti quei soldi quando si ha a disposizione la rete? Ecco qui flickr: un enorme e aggiornatissimo serbatoio di foto anche di ottima qualità che si possono rubare e pubblicare senza sborsare un centesimo. Del resto vorrai mica che se ne accorgano, quei ragazzetti che le postano online.

Su questo argomento si possono sprecare fiumi di parole e si sa che il mondo dei blog non si tira mai indietro quando c‘è da dare addosso ai giornalisti, ma io non sono il tipo. Non so se mi prenderò la briga di chiedere a un avvocato (ciao Filo, ci sei?) di mandare una raccomandata per mio conto. Certo è che come minimo sarebbe necessario che la redazione del Lavoro (l’edizione genovese de La Repubblica) publicasse una breve nota in cui si dice che tale foto è stata pubblicata erroneamente o comunque senza chiedere il permesso al sottoscritto. Non sarebbe la prima volta: sono successi episodi ben più gravi.

Ci saranno quelli che mi diranno: e belìn (di solito la gente pratica e cinica è genovese come me) se non volevi che te le fregassero perché le hai messe in rete? E qui si apre un’ulteriore discussione che non ho voglia di affrontare. In rete le ho messe perché mi faceva piacere farlo, e questo non rende legale il fatto di impadronirsene e pubblicarle su giornali a pagamento. Ma vabbè.
Dai, lo confesso: non me ne frega poi granché dei soldi (non faccio il fotografo) e forse nemmeno della citazione (non ci tengo di vedere il mio nick o il mio blog sul giornale) ma alla fine da questo episodio quel che ne traggo è solo un po’ di amaro in bocca. Ossia la constatazione che certi giornalisti, da noi, il loro lavoro lo fanno in fretta e male. Non è mica disonestà: è qualcosa di più subdolo e più detestabile: è disattenzione, è sciatteria.

ZenaCamp

28. aprile 2007, 18:05

La verità è che io a questo tipo di eventi qui non lo so mica cosa ci vado a fare. Non sono fatti per me.
Lo Zenacamp mi è sembrato ben organizzato e pieno di gente con tante cose da dire. Il fatto è che a me —mi rendevo conto stando lì e guardandoli sfilare davanti a me— non andava molto di stare ad ascoltare…
Col tempo sono diventato più socievole, ma oggi mi sono ritrovato per un momento nella parte di quello che alle feste se ne sta con la birretta in mano a tenere su il muro. Che per certi versi va bene, ma dopo un po’...
Così dopo aver ascoltato la primissima conferenza sul lancio di yooplus.com e qualche altra cosa me ne sono andato a pranzo nei vicoletti con un amico. Poi sono tornato, ho curiosato un po’ in giro e alla fine son scappato.
Io ho capito che quando si parla di blog preferisco non esserci: le due cose per me si annullano a vicenda. Quando qualcuno mi parla del mio blog a voce mi sento sempre un po’ in imbarazzo.
Per cui ho deciso: da oggi in poi là dove potrebbe comparire questa pagina o questo argomento, è meglio che non ci sia io in carne e ossa. E possibilmente viceversa.

Zenacamp

Macubu  -    - Commenti [3]

Gozzoviglie

17. aprile 2007, 05:30

E comunque stare a casa da solo comincia a costarmi caro: la notte navigo in internet e combino disastri. Come dicevo qui sotto, ieri ho ordinato un materassino per shiatsu.
Ma nei giorni scorsi —e sempre la sera tardi— ho comprato su internet: un paio di libri, tre magliette, due abbonamenti annuali a riviste (NewYorker ed Economist) e un software ftp.

Aiuto. Portatemi fuori a bere e mangiare, che almeno risparmio.

Macubu  -    - Commenti [5]

April fish

1. aprile 2007, 13:03

Capisci di essere fuori dai giri chic quando tutti i blog d’Italia stanno facendo un grande gioco e tu no.

Macubu  -    - Commenti [4]

Detto, fatto.

24. marzo 2007, 00:42

Tempo fa scrivevo di un sogno che avevo da bambino. Oggi, com’era presumibile, quello strano sogno è diventato finalmente realtà grazie a justin.tv.
C‘è voluto solo un attimo invece per capire come prendere per il culo l’esperimento, e i risultati comici sono niente male…

Non è difficile immaginare un giorno in cui saremo attrezzati tutti con microcamere… e invece di twitter avremo dei live feed.

Fuffa. The best of.

22. marzo 2007, 00:53

Sto leeeentissimamente raccogliendo una piccola antologia di miei post che mi sembrano migliori della media. Ci vuole un po’ perché ziofaus se ne ho scritte di minchiate in 4 anni e mezzo: farsi largo fra lammerda è un lavoraccio che gratifica poco.
Lo annuncio solo per togliervi un po’ d’ansia di dosso, ché riesco appena a figurarmi l’apprensione con cui attendevate cotanto opus.

Macubu  -    - Commenti [4]

Ma veramente io stavo scherzando...

7. marzo 2007, 16:16

Raga mi sa che ho combinato un casino. Gli è che stavo giocando col sito del gestore 3 per cercare di bloccare una sedicente “ricarica periodica automatica” che mi è appena arrivata (60 euro, e a maggio scatta di nuovo) e che non ricordo di aver mai ordinato. Non ci sono riuscito, e ho mandato una mail al servizio clienti.

Ma quando giri a caso su un sito spesso succede che scopri cose nuove, cominci a giocarci e ti distrai.
E così ho scoperto che volendo uno può ordinare un nuovo numero telefonico: un numero particolare, con un senso o facile da ricordare.
Per gioco, ho provato a formulare una richiesta e vedere cosa rispondeva il sito. Ma il sito non aveva un passaggio intermedio. Non c‘è stato feedback di nessun tipo. Quindi? Quindi forse ha accettato la richiesta e io ho cambiato numero. Forse (ma chissà se è andata così) quello nuovo sarà attivo entro 48 ore…
...
...

Non ho parole. Beh, se per caso cambio numero vi faccio sapere, neh?

Macubu  -    - Commenti [1]

Boom!

11. gennaio 2007, 18:34

Esclusivo!!
Non è vero niente: Apple sbalordisce e porta in Italia fin da oggi il suo rivoluzionario apparecchio. Il mondo dell’iWay-of-life non sarà più lo stesso…
(Grazie Darietto!)

iPhon

Macubu  -    - Commenti [3]

Always on

9. gennaio 2007, 20:05

Beh, ora che finalmente ‘sto cribbio di un iPhone s‘è davvero concretizzato —e direi pure benino— l’unico commento che mi sembra si possa fare è che si tratta di un telefono ideale per San Francisco.
Ma vi rendete conto che a SF, ora che hanno la wifi ovunque, praticamente una compagnia telefonica non serve più? Se puoi usare Skype e in genere il VoIP per le chiamate, e Safari per scaricarti giù musica e film a che ti serve, per dire, un tivùfonino? A niente.
Un apparecchio come l’iPhone (e come tutti quelli che ormai hanno il wifi integrato) ha senso se può essere sempre online. Prima o poi lo saremo, e se le compagnie telefoniche non avranno trovato il modo di darci una connessione flat come il WiFi verrano spazzate via. D’altra parte loro hanno un grossissimo vantaggio: le antenne già piazzate ovunque. Perciò non moriranno ma semplicemente cambieranno rete. Voi che ne dite?