Soldo pagato, blog ritornato.
15 dicembre 2009, 14:55
Come volevasi dimostrare, rieccoci online.
Tutto è tornato alla consueta anormalità.
Come volevasi dimostrare, rieccoci online.
Tutto è tornato alla consueta anormalità.
Ecco, risolto il problema per cui i vostri commenti non venivano visualizzati. Gaudio infinito, sospiri di sollievo nelle cancellerie di tutta Europa e champagne! Per voi, s’intende. Ché io vado a nanna.
Mi s‘è rotto il blog.
E mi sono un po’ rotto del blog, ma questo non c’entra.
Il fatto è che mentre sistemavo un po’ di cose inutili, ho cancellato anche qualche cosa che evidentemente un’utilità l’aveva. Così ora potrete anche commentare questo post, ma non potrete vederlo pubblicato: tutti i commenti non vengono più visualizzati.
Considerato che non affondo le mani dentro la pancia di ‘sto coso da anni, le previsioni per il ripristino delle normali funzioni sono piuttosto infauste.
Del resto in quanti potrete mai essere rimasti, là fuori?
Secondo me c‘è una cosa da dire, sui blog. Sarà stata già detta e ridetta da mille persone, ma è giusto che ognuno riscopra l’acqua calda da sé, sennò non è vera esperienza.
Ebbene la cosa da dire è che il blog, di per sé, stufa. A differenza di un libro, o di un film o di qualunque altra cosa ‘finita’, il blog di per sé non ha fine. E’ un diario aggiornato con maggiore o minore frequenza ma senza termine ultimo. Che se ci pensi è una cosa anche un po’ inquietante. Della serie: un blog muore, in pratica, quando muore il suo tenutario (ed è una cosa che avviene continuamente, infatti.)
E quindi –e lo dico da lettore– hai un bell’inventarti cose nuove, o nuovi temi, ma alla fine è proprio la tua voce che stufa. Che non risulta più nuova.
Lo stesso stile di scrittura che hai adorato in un romanzo dopo due o tre anni ti verrebbe a noia su un blog. Puoi essere lo scrittore (o il conversatore, o il divulgatore) migliore del mondo, ma dopo un certo numero di mesi persino i tuoi fan più sfegatati avranno voglia di novità.
E allora?
E allora niente, è solo che sto cercando di rendermi conto del perché questo blog è diventato sempre più silenzioso, meno personale, meno ‘sentito’ e profondo.
Un po’ la cosa ha a che fare con la solita legge universale della rete, per cui più persone che conosci ti leggono, meno sarai portato a parlare di te.
Un po’ è anche una conseguenza di questa “legge della noia progressiva” di cui si parlava. Dopo un certo numero di anni (e qui son più di sei) ci si annoia anche da soli.
E poi c‘è che questa mia vita sta diventando molto più prevedibile di com’era prima. Non che sia un male, anzi: mi sento bene. Solo mi sento meno portato al cazzeggio tipico di queste pagine.
Forse è questo il grande vuoto a cui rispondono i social network come facebook: dopo che hai tenuto banco a sparar cazzate per anni, l’unica cosa che hai ancora voglia di comunicare è che stai andando a mangiare un gelato con gli amici, e allora twitter basta e avanza. E’ possibile che tutti noi si abbia solo un ammontare finito di tempo e voglia da dedicare al blog, e che quest’ultimo sia destinato col tempo a trasformarsi in una pallida traccia della nostra vita quotidiana.
Mettiamola così: se il blog fosse una mappa, una piantina della nostra esistenza, renderla via via sempre più grande, sempre più simile all’originale, non la renderebbe inutile? Inevitabile allora ripiegare su twitter et similia: sintetiche coordinate che indicano la nostra posizione, dove siamo e come stiamo.
Quest’anno non solo non ho consegnato in tempo il PSLA, cosa che già di per sé mi condanna al pubblico ludibrio, ma non ho mai nemmeno aggiornato il template del blog, cosa che una volta facevo con frequenza maniaco-ossessiva. Quindi è ora di darsi un po’ una mossa: la mia nerdaggine lo impone.
Primo step: l’aggiornamento alla nuova release di Textpattern. Speriamo vada tutto bene.
Update Aggiornato con successo alla versione 4.0.7.
…Al mio account su Facebook. A quanto pare non è possibile cancellarlo del tutto, ma solo disattivarlo. Quindi loro i miei dati se li tengono.
Non credo sia legale, ma diciamo che con quel sito ci ho già perso troppo tempo. Vediamo quanto resisto: non escludo di essere in qualche modo costretto a tornare sui miei passi, o a ripensarci…
…di minchiate scritte a questo indirizzo web [e anche a quello di splinder]. Auguri.
Sarebbe una buona occasione per fare un po’ di delurking, eh? No, dico così. Sempre che là fuori ci sia ancora qualcuno.
Ho appena visto il video dell’intervento di ‘quel pubblicitario’ alla Blogfest di quest’anno. E poi ho letto il commento di ‘quel blogger’ che gli dà in pratica del cretino. E devo dire che sono soprattutto i commenti scandalizzati a casa del secondo che mi mettono a disagio.
Intendiamoci: se il pubblicitario s‘è incazzato per le critiche e ha chiamato il blogger per minacciarlo ci ha fatto la figura dello sfigato: non ci piove. Ma è sul merito dell’intervento all’AdvCamp che mi piacerebbe spatafiare un po’ anche a me.
La tesi che il pubblicitario famoso (intendiamoci: famoso nell’ambiente) ha espresso nel suo intervento era che l’attacco alle torri gemelle sia stata un’idea della madonna. Aveva anche chiarito che ovviamente si lasciava consapevolmente da parte l’aspetto etico della faccenda.
Io, che lo conosco di vista e anni fa ci ho pure fatto un colloquio (e sono quasi parente della sua fidanzata, ma questo non lo sa nemmeno lei), non lo trovo simpatico e credo che finirei per avere dei problemi a lavorarci insieme, ma sulla sua tesi sono perfettamente d’accordo. L’attacco alle torri gemelle è stata un’idea della madonna.
E’ che bisogna mettersi d’accordo su cosa è un’idea. Un’idea è quell’insight improvviso che risolve in un colpo solo (e di solito sorprendentemente anche per chi lo vive) un problema. La visione di una soluzione, fatta e finita, pronta all’uso.
L’equazione in fisica delle particelle che sfugge da anni, l’intuizione per il progetto di un palazzo o per decrittare il codice enigma sono degli esempi prestigiosi, ma esistono anche i minuscoli insight di ogni giorno: con cosa riesco a cucinare gli avanzi che ho in frigo? Cosa regalo alla cugina che non vedo mai? Come accompagno il figlio a nuoto e la figlia a danza passando dal mercato per fare la spesa?
Tutti abbiamo piccole idee per risolvere piccoli problemi. Alcuni hanno anche grandi o grandissime idee. Ci sono quelle che vengono dopo un processo razionale e non ci sorprendono, ma ci sono quelle (e sono i veri insight, le vere idee) che arrivano inaspettate mentre non ci stiamo pensando.
Insomma: i problemi che un insight risolve sono infiniti, e la moralità non c’entra un bel niente. Se si parla di idee in un mondo astratto, in generale, io credo che abbia senso paragonare una campagna di pubblicità col problema di organizzare un attentato al cuore della nazione più potente e militarizzata del mondo.
Quelli hanno avuto un insight che risolveva il problema: ‘come ottenere la massima copertura mediatica possibile nell’attaccare al cuore la nazione che consideriamo nemica.’ Ci sono riusciti benissimo. E sono pazzi da legare e nemici dell’umanità, va bene, mica lo si discute.
Ma quando leggo i commenti a quel post io mi sento a disagio perché c‘è pieno di persone che si stracciano le vesti indignate, urlando che bisognerebbe schiaffeggiare questo personaggio una volta per ogni vittima dell’attentato, e così via. Commenti, per come la vedo io, fuori dal mondo indipendentemente dalla simpatia che ispira il personaggio (a pelle poca, lo ammetto.)
Mi sembrano —ma magari sono io— quei commenti facili, da benpensanti che non sbagliano mai perché non osano mai, da quelli che la moralità innanzitutto. Sono gli stessi che poi scrivono ai giornali per lamentarsi che gli spot sono diseducativi, perché si aspettano che la TV debba educarli, evidentemente.
Da noi si sta davanti alla tv (ma anche a internet, eh?) come si sta a tavola: aspettandosi le buone maniere e la conversazione civile, il non mettere in discussione l’ospite e il far buon viso a cattivo gioco. Beh svegliamoci: la provocazione va applaudita perché fa se non altro pensare! Basta con la certezza del giusto, del buono e del corretto, fanculo ai gattini che sorridono e sprizzano bontà da orrendi powerpoint con le gif animate! C‘è bisogno di idee, cazzo.
E poi di solito nella storia quelli che più chiamano in causa la moralità sono i primi che quando ce l’hanno di fronte non sanno riconoscerla.
Ho la pass per scrivere su tom ma non mi sento abbastanza gay.
Ho la pass per scrivere su menstyle ma non mi sento abbastanza etero.
Ho la pass per scrivere su gutenberg is my icon ma non mi sento abbastanza colto.
Ho la pass per scrivere su sviluppina ma non mi sento abbastanza divertente.
Io mi sento che per un po’ leggo, eh?