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il blog di ubu

Linguaggio e carezze

Ieri sera a casa di un’amica il di lei fidanzato spagnolo, da due mesi in Italia, lotta con un italiano recalcitrante, si impasta sui verbi irregolari (“io ando”), precipita nei periodi ipotetici. Sempre mantenendo il suo accento divertente e sexy. Non perde affatto in espressività, anzi, è costretto, come lo ero io in Germania all’epoca del mio anno di scambio, a ricorrere ai gesti, all’onomatopea, alla mimica esagerata, ad acrobatici anacoluti.
Questo mi fa pensare a quello strano, sorprendente processo che è l’apprendere una lingua. Al riguardo ho sempre avuto le mie teorie strambe. E un blog è la cosa migliore per esporre delle teorie strambe dalla scientificità implausibile.
Vi spiego.
Io sono stranamente portato per le lingue straniere. Le imparo in fretta, sono mimetico con gli accenti, e la mia memoria, che solitamente rasenta l’encefalopatia spongiforme, ritiene perfettamente il significato di parole straniere magari sentite una volta sola. Quando sono all’estero, se sento una frase idiomatica difficilmente la dimentico. Mi sono sempre silenziosamente interrogato sul perché. Com‘è possibile?
La ragione di ogni comportamento, quando si ha a che fare con la mente, risiede in genere nel profondo, ma ha sempre una spiegazione.
L’apprendimento di una lingua non è nient’altro che l’adattamento a un ambiente nuovo, l’acquisizione degli strumenti necessari alla comprensione di un ambiente, e quindi al successivo inserimento in quell’ambiente. Ma proviamo a guardare all’aspetto emotivo. Ha senso parlare di un aspetto emotivo nell’ambito tanto razionale dell’apprendimento di una lingua? Assolutamente sì, anzi di più: ha sempre senso parlare di emotività, quando si guarda l’essere umano.
Ma allora, qual è questo aspetto? Semplice, imparare una lingua significa trovare rapidamente il modo di essere accettati, accolti da un ambiente. L’adattabilità è per me nient’altro che il risultato di un bisogno inconscio di accoglienza e accettazione.
Voglio sentirmi a casa, ho bisogno di conferme, o meglio: sono estremamente sensibile alle conferme, quindi sono particolarmente portato, più di altre persone che sentono meno questo bisogno, a sviluppare quelle particolari antenne in grado di percepirle.
Come quegli organismi che vivono sul fondo del mare dove la luce scarseggia si sono adattati all’ambiente sviluppando organi tattili o olfattivi sensibilissimi, così chi nella vita ha avuto il problema di identificarsi o meno con il gruppo dei coetanei, o comunque ha avuto dubbi circa la propria identità e appartenenza tende a compensare con amplificate capacità di mimesi, di adesione a un gruppo, a una mentalità.
Ecco perché certe persone decisamente sicure di sé sono così negate per le lingue. Ed ecco perché, secondo me, spesso gli omosessuali sono più portati. Perché per forza di cose e parlando in termini di media generale un omosessuale ha avuto un’infanzia o un’adolescenza con qualche problema di accettazione in più. Magari niente di grave o traumatico, ma quel tanto che basta a riconoscere, e spesso ricercare l’appartenenza a un gruppo più di altre persone a cui non è mai capitato di sentirsi messe in discussione.
Voi che ne pensate?

Macubu -   - 28 novembre 2003, 10:28
  1. tesoro mi sfugge una cosa: ma di che "lingue" parli?
    28/11/2003 10:36
     

  2. Teoria molto interessante, prof. MacUbu. Io però sono più convinto che l'apprendimento delle lingue sia una questione di orecchio musicale. E Lei, in quanto persona dotata, è molto portata.
    Prof. Principino
    28/11/2003 11:01
     

  3. Uhm. Non so. Da un lato la penso come te, e non solo riguardo alla facilità di apprendere le lingue: anche la predisposizione ad assumere e cambiare continuamente cadenze, gesti, modi di dire e di fare, o di assumerne di diversi a seconda delle persone con cui si interagisce. Insomma, sì, può esserci un certo camaleontismo che di fatto manifesta un desiderio spontaneo ed emotivo di accettazione e di incontro con l'altro. Quello che non mi quadra è che conosco molto bene persone che, pur avendo la stessa base di insicurezza e di paura di isolamento, reagiscono in maniera esattamente opposta, rigida, refrattaria ad ogni cambiamento. Quindi non so se si possano davvero trarre delle leggi così generali. E poi è tardi, che cavolo.
    28/11/2003 11:03
     

  4. E comunque anche secondo me il fattore orecchio musicale conta. Sebbene abbia un fratello musicista che parla le lingue in modo indecente.
    28/11/2003 11:05
     

  5. uh, non avevo mai considerato una possibile relazione tra l'essere portati per le lingue e il bisogno di accettazione. personalmente sono sempre stato molto portato per le lingue, dialetti compresi, però a sostegno di quanto detto da altri qui, devo anche dire di avere un ottimo orecchio musicale (pur essendo stranamente stonato quando canto). quanto al bisogno di accettazione, forse sì, forse no. però mi sembra una tesi molto interessante. ma come ti vengono in mente certe idee, macubu?
    28/11/2003 18:48
     

  6. Quando ero in Germania, anch'io per uno scambio, sono arrivato non sapevo un'h e sono andato via, dopo 10 mesi, che ero arrivato al Mittelstufe 3. Sicuramente il bisogno estremo di comunicare, forse più che di essere accettati, ha fatto in modo che il mio cervello si impostasse in una modalità: "o impari sta lingua o sei fregato". Sicuramente l'essere immerso fino al collo nel tedesco (vivevo con tedeschi, frequentavo le lezioni all'università, avevo parecchi amici tedeschi) ha favorito l'apprendimento. Ma veramente non riesco a tracciare un parallelo tra la mia omosessualità e l'apprendimento delle lingue. Ho avuto un percorso piuttosto semplice di "accettazione" (per quanto si possa parlare di semplicità) e conosco tante persone più incasinate di me con la loro finocchieria che sono assolutamente negati, forse anche perchè manca loro la necessaria curiosità per apprendere una lingua. Ecco, ci sono, credo che la curiosità sia un fattore chiave per apprendere una lingua. Forse per l'apprendimento in generale. Ecco, questa è la mia teoria...
    28/11/2003 20:20
     

  7. ero alla ricerca di qualche illustre scienziato (che certamente esiste) che avesse ricercato questo nesso tra sessualita' e apprendimento linguistico. non l'ho trovato, per ora, ma prima o poi ci riusciro'. data la famosa regola aurea dell'accademia che al mondo esiste sempre uno scienziato che ha gia' formulato prima di noiuna teria strampalata . in compenso cercano tra linguisti applicati mi sono imbattutto in questo curioso studio di un texano (e ti pareva...) sulle cause del fenomeno noto in letteratura linguistica come "voce da checca". decisamente worth reading... http://homepage.psy.utexas.edu/HomePage/Class/Psy158H/PrevHonors/Z111/project.htm
    29/11/2003 01:17
     

  8. In effetti una lingua non è soltanto uno schema logico, ma anche fonemico e prosodico e ciò ha sicuramente a che fare con la musica: il mio insegnante di inglese alle superiori ci insegnava a "legare" le parole usando le canzoni dei Beatles. E certi modi idiomatici di dire scopri che hanno a che fare con la "tua" organizzazione cerebrale, sono insomma più adatti alla tua testa. La componente emotiva è poi implicita nella definizione di "lingua madre"
    TATO
    29/11/2003 05:44
     

  9. Non mi sono mai sentita "decisamente sicura di me" eppure per le lingue straniere sono negata... forse perché invece che cercare accettazione da parte degli altri da piccolina tendevo ad isolarmi?
    01/12/2003 07:07