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A marzo sarebbero stati sei anni

Com‘è che uno si ritrova, per certi versi malgrado suo, a essere un impiegato?
Voglio dire, dov‘è il passaggio, lo snodo, la slogatura fra immaginazione e realtà attraverso la quale il sognare di fare un certo tipo di lavoro diventa il ridursi a fare quel certo tipo di lavoro?
A marzo sarebbero stati sei anni nella stessa impresa e nello stesso palazzo. Da lunedì cambiamo palazzo.

La somma impressionante di gesti accumulati in minimo 9 ore quotidiane di lavoro (lavoro?) in quell’ambiente fisico andranno cancellati dalla memoria del corpo e sovrascritti da gesti nuovi, ancora tutti da imparare.
Il modo di aprire la porta, di affrontare l’angolo retto fra il corridoio e il bagno, il percorso fisso fino alla stampante a colori, il passare il badge soprappensiero per aprire la porta scorrevole di vetro. Quanti automatismi del corpo ho accumulato!

E mi chiedo: quanti automatismi della mente ho accumulato allo stesso modo? Quanti percorsi di pensiero in più avrei potuto esplorare in questi anni?

Riempio gli scatoloni, guardo con nostalgia i vecchi uffici. E non vedo l’ora di lasciarli.

Sarebbe il momento perfetto per andarsene.

Macubu -   - 26. ottobre 2006, 01:12
  1. ott 26, 12:16
     

    ommadonna che terribile e vera descrizione che hai fatto…

  2. ott 26, 17:43
     

    non ti viene voglia di spiccare li volo, di provarne l’ebbrezza? anche dal cornicione, eh :-)

  3. ott 26, 21:46
     

    La sorpresa, imho bella, è lo scoprire che gli automatismi quotidiani e pure quelli con cadenza più frequente si dimenticano in fretta. Believe me :)

  4. ott 27, 12:09
     

    e iniziare a fumare canne e fare bodybuilding in garage…

  5. vic
    ott 27, 15:23
     

    Io venerdì scorso ho fatto tre anni (il mio record in un’azienda), e da qualche settimana siamo atterrati in una sede nuova in mezzo a un nulla che si sta riempiendo di cantieri. L’altrove sta assumendo sempre più fascino. Ci fosse, un altrove.

  6. ott 31, 16:27
     

    Quella strana sensazione di trovarsi in un non luogo o meglio non il proprio.