Stasera ho visto al teatro Libero una bella, piacevole versione del Cyrano.
C‘è una scena che viene messa molto in evidenza in questa regia: perché sembra riassumere in sé l’intero dramma ed è davvero metafora di quel che il Cyrano esprime, al di là delle sempre meravigliose, commoventi parole. E’ il momento in cui sia il geniale Cyrano, sia il bel Cristiano confessano di volere ognuno le qualità dell’altro. Ovvio che mi sono ritrovato un po’ in questa condizione. E’ allora che Cyrano ha l’idea: Je serai ton esprit, tu seras ma beauté, e qui l’attore Cyrano (il bel Corrado d’Elia, che è anche il regista) abbraccia Cristiano da dietro, gli sposta la testa un po’ di lato e se la appoggia sul petto. E così facendo vi sostituisce la propria, diventa bello come Cristiano, si appropria del suo corpo.
Non è anche metafora di un certo tipo di ‘amore’? Mi è venuto in mente quando scrivevo che a volte provo come il desiderio di “bere il sangue, mordere la carne†di chi trovo attraente, come per far mie le altrui qualità .
Peccato che sia così difficile saper parlare come parla Cyrano…
Nous avons toujours, nous, dans nos poches,
Des épîtres à des Chloris… de nos caboches,
Car nous sommes ceux-là qui pour amante n’ont
Que du rêve soufflé dans la bulle d’un nom !...
Prends, et tu changeras en vérités ces feintes;
Je lançais au hasard ces aveux et ces plaintes
Tu verras se poser tous ces oiseaux errants.
Tu verras que je fus dans cette lettre – prends! –
D’autant plus éloquent que j‘étais moins sincère!