Ecco io ci ho questa cosa da dire, qui.
Me ne vergogno un po’ e sono sicuro che adesso si alzeranno in dieci a farmi esempi e controesempi per dire tutto il contrario di quello che voglio dire io, ma io me ne frego e lo dico lo stesso, tanto mi leggono in undici e qui si parla solo di fuffa.
Gli è che quando entro in una libreria e mi capita in mano un libro di fantascienza scritto da un italiano, io non gliela fo.
E sì che ne ho letti, eh? Non mi ricordo i nomi, ma fra racconti di antologie, riviste e libercoli me ne sono passati per le mani e sotto gli occhi un po’.
Ma è più forte di me: non mi convincono. Mi sembro quei bambini che li porti al museo e gli fai vedere chessò i pescicani nel mare coi pesci intorno e il fondale e le stelle e le tartarughe marine dappertutto e loro non ci cascano mica e ti rispondono seccati: ma mica è vero! Eccerto, è un diorama. Insomma a me i libri italiani di fantascienza coi mondi sconosciuti o anche con questo mondo ma ambientato nel futuro, sarà anche un preconcetto, non mi paiono mai la cosa vera. Non mi pigliano, non mi funzionano.
E’ che la fantascienza è una cosa degli americani, sono i loro mondi, quelli extraterrestri. La tecnologia futura, le astronavi, i viaggi fra le stelle e tutta quella roba lì è da americani, non c’è niente da fare. O magari dei giapponesi, potresti rispondere, ma lì è diverso, sono proprio loro degli extraterrestri.
Fattosta che quando gli italiani scrivono di fantascienza tutto sembra strano: i nomi, le storie, le ambientazioni, la scrittura.
Che quelli americani anche se li leggi in italiano sotto lo annusi ancora, l’inglese. Girano diversi, hanno un altro ritmo, funzionano.
Anche i western erano americani e poi gli italiani li hanno fatti pure meglio. D’accordo ma lì era polvere e sangue e cavalli e un po’ ne capivamo anche noi.
Invece prendo in mano un libro di fantascienza italiano e leggo la descrizione sulla quarta di copertina e subito penso che noi italiani nel futuro ci arriviamo ancora come su Ellis Island: disorientati, straniti, cogli scatoloni tenuti dallo spago. Non è il nostro mondo.
Ti dirò, a me la fantascienza in toto non mi fa impazzire. E’ vero comunque che Americans do it better anche se non riesco a capire a quale autore italiano di fantascienza tu ti riferisca.
Non ho una conoscienza così approfondita per esprimere una vera opinione, anch’io però mi son chiesto quali autori italiani.
Magari un giorno si verrà a scoprire che Asimov, per es., era in realtà del rione Sanità ma se ne vergognava. La teoria espressa cadrebbe all’istante. Questa che ho appena scritto ovviamente non è fantascienza, è fantascemenza.
Uno degli 11 lettori (che si vergogna dei propri commenti) ;-)
Un ottimo scrittore di fantascienza italiano è Massimo D’Alema – è un’altra scemenza? vabè, ormai l’ho scritta :)
...che non passi da ‘ste parti il buon wile, sennò ci rimane male…
oddio! forse non è solo pregiudizio. pensavo di essere l’unico a pensare ciò...