La vita istruzioni per l'uso - article - C'ero anch'io, 2

il blog di ubu

C'ero anch'io, 2

Inizia da qui.

Da Boccadasse per tornare a casa potevo rimettermi su Corso Europa oppure tornare all’autostrada dal lato del mare.
Sarebbero state due scelte possibili e sensate.
Invece non so perché pensai di fare corso Italia, il lungomare della città, verso il centro. Non so spiegarmelo.
Forse pensavo di riuscire a tagliare per corso Torino in direzione della circonvallazione a monte? Boh. Fatto è che andai dritto verso dove stava succedendo il grande bordello. Ma le notizie che arrivavano dai telefonini erano incasinate e confuse, non si capiva bene se la grande massa di persone stava tornando verso lo stadio e quindi a casa (come era parso a me) o se ci fossero ancora tumulti in altre zone della città, e se sì, in quali esattamente.
Poco prima che mi rimettessi in macchina era giunta la voce che “c’era stato un morto, o forse anche due”. La cosa aveva lasciato tutti costernati, ma tutti dissero che se lo sentivano, che prima o poi ci sarebbe scappato il morto.

Lungo corso Italia vidi un gran numero di poliziotti e di mezzi blindati. Erano asserragliati davanti a una caserma dei carabinieri, ed evidentemente a riposo. Molti si erano tolti le imbottiture, i caschi e gli scudi e chiacchieravano tranquilli. La Diaz era ancora da venire e dopo quegli scempi visti per le strade la loro presenza mi mise tranquillità. Avanzai senza che mi degnassero di uno sguardo (e sì che la mia era l’unica macchina in circolazione). Arrivai in piazza Rossetti [che in queta mappa di google in realtà è chiamata col vero nome: corso marconi. Ma è un grande spiazzo, date retta. E fra corso Marconi e il mare c’è il piazzale Kennedy] dove si stava riunendo un sacco di gente. Molti avrebbero trascorso la notte nel grandissimo spazio del piazzale Kennedy lì di fronte. Ma per il momento attraversai la piazza senza problemi, sentendomi però molto osservato. Sbucai così in viale Brigate Partigiane, la grande strada che porta verso la stazione Brignole dove cominciava la zona rossa. Mi resi conto che l’idea di arrivare dall’altra parte aggirando la zona rossa in qualche modo era assolutamente balzana. Era folle. Là in fondo c’erano migliaia di poliziotti, mezzi blindati, camionette. E per di più c’erano enormi file a due piani di container in mezzo alla strada a fare da confine e da protezione della zona rossa. Ricordo di aver avuto una sensazione di totale irrealtà. Cosa stava succedendo alla mia città? Un poliziotto mi fermò e mi chiese (finalmente!) se ero pazzo, e dove cazzo stessi cercando di andare. Mi guardò come si guarda un alieno e mi disse di togliermi subito di lì.

Feci inversione a u e in pieno contromano tornai indietro.
E i miei campanelli di allarme cominciarono a suonare tutti insieme. C’era un sacco di gente che stava tornando (lo capii poi) proprio da piazza Alimonda. Sembrava un esodo di quelli da film: erano ragazzi giovani, punkabbestia, gente da centro sociale – non necessariamente male in arnese – con una gran voglia di menare le mani. Nelle vie laterali di corso Brigate Partigiane vedevo con la coda dell’occhio un sacco di gente che si dirigeva parallelamente a me verso il mare. Avrei dovuto tagliar loro la strada svoltando a sinistra per tornare da dove ero venuto. Insomma la strada si stava riempiendo: loro tornavano verso largo Kennedy, dove avrebbero passato la notte, e si trovavano davanti una macchina, una singola stupida auto che gli tagliava la strada. Cominciai a sudare. Quando svoltai a sinistra in piazza Rossetti fra la gente c’era ancora un po’ di spazio per passare. Ma proprio prima di superare l’ultimo varco, un ragazzotto mi si mise davanti e fece alt con la mano.

Mi fermai. Ricordo un solo fortissimo pensiero: “non è possibile. Questo non sta succedendo davvero!”
Questi avevano assistito da poco alla morte di quello che consideravano uno di loro. Erano stati aggrediti coi lacrimogeni (probabilmente a ragione, ma questo non importa ora), menati e caricati dalla polizia. Avevano appena dato fuoco a un blindato dei carabinieri e sfasciato chissà quante vetrine. E se non erano loro, di sicuro ne avevano l’aria. Insomma, non era gente di buonumore. Il tipo si sedette sull’asfalto davanti alla mia auto e mi disse: “Basta! Ora qui non passa più nessuno!”

Immediatamente fu imitato da altre persone e la scena cominciò ad attirare l’attenzione della gente. In un attimo la solita Punto grigio-topo del sottoscritto fu circondata da centinaia di persone dalle facce davvero preoccupanti. Io cercai di restare calmo, ma vi assicuro che tremavo come una foglia ed ebbi la tentazione di scendere, dare le chiavi al primo che mi trovavo davanti e cercare di fuggire a piedi… Un’idea folle visto che la macchina stava per essere completamente circondata.

In un attimo mi passarono mille brutte immagini in testa. Mi vidi avvolto tra le fiamme mentre i barbari cercavano di rovesciare la Punto. Il finestrino era completamente aperto e io cercai di fare l’amicone, quello che si sta cagando in mano ma cerca di non farlo vedere: cioè non mentii molto. Dissi: “ragazzi, dai per favore… è da ore che sto soltanto cercando di tornare a casa… vi prego…”

Probabilmente stavo per svenire, e dovevo essere pallido come un morto. Un ragazzo vicino al finestrino mi guardò un po’ e dovetti fargli pena. Disse: “O raga ‘sto qui non c’entra un cazzo, dai, lasciatelo passare… Basta.”
Si vede che era uno carismatico, perché anche altri dissero la stessa cosa e un attimo dopo i due o tre che si erano seduti sulla strada si alzarono e si fecero da parte.

Io deglutii e con tutta la riconoscenza di cui ero capace dissi un grande grazie! al mio salvatore, e avanzai lentamente sorridendo a tutti a 32 dentoni. Pochi metri e la strada era perfettamente libera. Via!
Via per corso Italia, via per il mare, e di nuovo in autostrada. Questa volta arrivai a casa senza problemi, e quando accesi la TV capii per la prima volta davvero di scala erano gli eventi e che cosa avevo rischiato.

Ma mentre tornavo verso casa non sapevo che mia madre stava piangendo per commuovere i poliziotti aggrappata alle enormi cancellate della zona rossa.

Macubu -   - 21 luglio 2006, 02:07
  1. 21/07/2006 10:29
     

    Per essere un blog in vacanza, beh, non è davvero male. Ribadisco: meglio di Lost. Dovresti fare il podcast.

  2. fmf
    21/07/2006 10:47
     

    Si’, ma ora non e’ che la terza puntata la pubblichi domani, eh?
    Che’ ti leggo dall’ufficio e non posso aspettare lunedi’ per sapere come sta tua mamma!

  3. 21/07/2006 13:50
     

    in quel momento avresti voluto essere ovunque ma non lì. perfino in thailandia, in piena stagione delle piogge.

  4. 21/07/2006 13:56
     

    manuel: ha. ha. ha. Tsè.

  5. 21/07/2006 18:13
     

    una volta anche mia mamma s’è messa a piangere per commuovere dei poliziotti, minacciavano di arrestarla perché m’aveva fatto guidare la macchina e avevo solo 9 anni. che bruttissimi ceffi.

  6. 21/07/2006 19:45
     

    signor ubu, racconto molto bello. sua mamma poi è un’eroa, urge sapere i motivi del pianto in zona rossa.

  7. 21/07/2006 21:36
     

    Se per avere la fine della storia hai bisogno di essere pregato non c’è problema: la terza parte, ti preeegooo;
    (Thomas, a mia madre invece riuscì l’impresa di uscire vincitrice con la stradale (eravamo sei bimbi a bordo) dicendo abbastanza contrariata: lei mi fa litigare con mio marito! Non c’è nesso, ma le mamme non ne hanno bisogno ;-)

  8. 21/07/2006 21:38
     

    perché c’è la riga su parte del commento? mah… sarà il caldo

  9. 22/07/2006 00:51
     

    La “repressione” di Genova è una delle pagine più vergognose della storia d’Italia.