Alla fine dell’aprile 1986, vent’anni fa, succedeva Chernobyl. Vent’anni dopo, in questi ultimi giorni di aprile, tutti ne parlano: sui giornali, in tv, su internet, dove si linkano terrificanti reportage del disastro.
Esattamente vent’anni fa a Genova c’era Euroflora, la fiera della floricultura che si svolge ogni 4 anni: tutto un trionfo di fiori, alberi, cespugli e turisti che non ti dico. Vent’anni dopo, proprio in questi giorni, c’è un’altra edizione di Euroflora: ed è un altro tripudio di fiori, alberi, cespugli, telefonini e turisti che non sto a ripetervi.
Vent’anni fa, proprio durante l’Euroflora, passavano sopra Genova le nubi che portavano ovunque il fallout radioattivo proveniente dal disastro nucleare. Le nubi fecero una sorta di lungo tragitto a forma di semicerchio sorvolando mezza Europa. Ricordo i telegiornali che segnavano sulle cartine il percorso e la magnitudine stimata delle possibili radiazioni.
Vent’anni fa, il primo maggio del 1986, un macubu sbarbato e ignaro di ogni cosa del mondo, una versione ancora più sfigata del macubu di oggi, tornava a casa dopo aver visto Euroflora.
Si mise a piovere leggermente proprio mentre stava uscendo e piovve per tutto il tragitto, fino a casa. Macubu rientrò a casa zuppo e il giorno dopo lesse sul giornale che la pioggia proveniva dritta dritta da Chernobyl.
Oggi, vent’anni dopo, lo sto scrivendo sul mio blog-diario online, che tengo amorevolmente da circa tre anni e mezzo.
Ci sarà mica un nesso?
Non mi ricordo più cosa voleva dire quella coppia di domande nel test dei 3 giorni…
“Ti piacciono i fiori?” e “Vuoi fare il fiorista?”
a meno che tu non ti sia abbeverato in una pozzanghera, non dovrebbero esserci state gravi conseguenze.
Anch’io andai a Genova con mia madre all’Euroflora dell’86. Mi sa che ho ancora il biglietto da qualche parte. Uno spettacolo che valse. Anche con piccoli fallout