Devo scendere a Genova in settimana per una serata di prove: chiamo casa e lo dico a mia madre fin dalla mattina, memore di una frase della mia nonna paterna di tanti anni fa. Una frase che mi commosse.
Era estate e i nonni, ancora vivi entrambi, ancora ben autosufficienti anche se un po’ acciaccati, erano a passare il grande caldo in una di quelle pensioni in alto sul mare, mezze nascoste all’ombra degli alberi da qualche parte sui monti vicino a Rapallo. Un posto non male, se non fosse stato frequentato soprattutto da anziani. Da fuori, era l’immagine della pace e del silenzio; visto da vicino sapeva di solitudine e di attesa, con i tavoli della sala da pranzo coperti da tovaglie di plastica a fiori. Anche cercando di non farci troppo caso, non potevi non avvertire un indizio di squallore.
Arrivai a trovarli con i mei all’ora del tramonto, a sorpresa. Quando ci videro furono contenti, con quel che di frastornato che hanno gli anziani quando le emozioni li colgono all’improvviso.
Nel corso della serata la nonna ci chiese quando avevamo deciso di andare a trovarli. – Da stamattina, era la risposta.
La nonna scosse la testa un po’ intristita: – Ma perché non ce l’avete detto? Ne sarei stata felice per tutta la giornata…
Mi hai strappato un luccicone…
Già, anch’io cercavo sempre di fare le sorprese a mia nonna, più che altro perché temevo di non riuscire a mantenere le promesse e di disilluderla… ma che bella cosa però, da tenere a mente…
Lacrimuccia.
Poche cose sanno essere meravigliosamente commoventi come i nonni.
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Dai nonni (non solo i miei) ho imparato tanto e quando mi raggiunge la notizia della morte di uno dei vecchietti che ho conosciuto nella mia vita, al dolore per il distacco si aggiunge la nostalgia per un mondo che non c’è più.