La vita istruzioni per l'uso - article - Nordest

il blog di ubu

Nordest

E’ sabato sera. I colleghi del quartetto sono venuti su da Genova, abbiamo fatto una prova e ora son tutti sulla mia macchina, in autostrada verso Padova. Il giorno dopo alle 11 avremo il concerto.
Uscendo da Milano mi accorgo del casino inusuale dalle parti del centro, e la radio ci informa dei disordini, delle auto bruciate, degli scontri in corso Buenos Aires. Io che avevo passato tutta la mattina a leggere ascolto incredulo: non m’ero accorto di nulla.
All’ora di cena ci fermiamo all’Autogrill.

E mentre siamo seduti su al self service li vedo al tavolo a fianco al nostro. Sono tre ragazzi grandi e grossi, rasati, tatuati, vestiti tutti uguali: jeans scuri, maglia nera con uno stemma sul cuore, pesanti scarponi ai piedi. Eccoli – penso fra me e me, questi son tornati dalla loro manifestazione scandalosamente approvata in pieno centro a Milano. Mentre ceniamo, allungo un po’ l’orecchio per sentire cosa si dicono, come parlano queste persone che non potrebbero essere più diverse da me.
Hanno l’accento dolce che io attribuisco indifferentemente (non cogliendo sempre le differenze) a una regione enorme che va da Bergamo a Venezia. Guardando meglio, vedo che sullo stemma c’è scritto qualcosa come Vicenza – per l’onore della città. Però se non fossero vestiti così, se non fossero tutti insieme, mi sembrerebbero persone normali, tranquille, gente come me e te.
“Magari non sono poi così terribili” penso io, che d’istinto cerco sempre di trovare qualcosa di buono in chiunque, di evitare gli scontri.
Poi finiamo la cena e ci avviamo per ripartire.

Mentre i colleghi del quartetto escono, mi attardo un momento nel solito labirinto di biscotti, salsicce, cappellini, dischi, fazzoletti e spazzolini da denti che si trova in ogni Autogrill. E in una curva del labirinto c’è un tipo che sta cercando di uscire dall’uscita di sicurezza, che però è bloccata. Si volta di scatto e mi fa: “Ma come cavolo si esce da qui?”, poi mi supera e si dirige veloce verso la cassa. Ha tutti i motivi per essere nervoso, quasi sull’orlo del panico: è un travestito. Un ragazzone alto anche lui, ma tutto vestito e truccato da donna. Sento lo stomaco che mi si chiude.
Intorno a noi l’Autogrill è invaso dagli skin: forse è un intero torpedone che si è fermato qui. Lo vedo mentre passa davanti a un paio di loro che fanno battute: “Portatelo a casa!” dice uno a un altro, un signore coi capelli grigi, un cappellone da gran mogol e gli scarponi più grandi che io abbia mai visto. Sarà il capo?

Esco subito dietro il travestito e fuori la scena è peggiore. I ragazzotti bevono birra dalle lattine, fumano, ce ne sono 5 o 6. E immediatamente cominciano: “Che schifo!!”, “Vergognati!”, “SCHIFOSO!”, “VERGOGNATI, DIO CANE!”, “PORCO!”. E la paura improvvisamente diventa tangibile, la sento nell’aria. Urlano con calma, quasi con metodo. Tutto è possibile: ci sono solo loro, il travestito ed io.
Il travestito affretta il passo senza rispondere niente mentre a me, mi prende il panico.
Perché mentre quello si allontana, loro cominciano a provarci gusto, si agitano, vengono raggiunti dagli altri e lentamente cominciano ad avvicinarsi alla macchina del tipo. Mi sembravano persone quasi normali, prima. Ora invece, messi tutti insieme, sono diventati questa cosa tremenda che fa paura.

Mi prende il panico perché mi sto chiedendo: e adesso? Se questi lo aggrediscono avrò il coraggio di mettermi in mezzo? Avrò il coraggio di dire qualcosa? Ciò che mi terrorizza è di essere messo improvvisamente di fronte alla mia viltà.
Poi il travestito parte con la macchina, loro si mettono un po’ in mezzo, lo insultano ancora, forse pigliano a calci le portiere ma lui passa e tutto finisce.

Rientro in autostrada un po’ sotto choc: questi oggi hanno sfilato per il centro della città, come se fosse la cosa più normale. Come se la costituzione non avesse espressamente vietato la ricostituzione sotto qualsiasi forma del partito fascista. E questi erano tutti in divisa, cazzo!

Al ritorno da Padova, il giorno dopo, nuova sosta all’Autogrill. Questa volta vedo tutto intorno all’entrata un gruppone di ragazzi e ragazze dall’aria pulita e tranquilla. Solo che al collo hanno delle fascette di un bel verde acceso. E mentre li supero per entrare vedo che sulla fascetta c’è scritto, in caratteri gotici: Giovani Padani.

E allora mi coglie lo sconforto. Basta con questo nordest – penso – via da qui. Ma a Milano sarà diverso? Non sarà che il paese sta cambiando e io non me ne accorgo perché frequento sempre le stesse persone? L’Autogrill ti fa vedere uno spaccato della società abbastanza attendibile, perché tutti ci si fermano, dal manovale all’amministratore delegato.

In testa mi frullano pensieri neri. Addento la mia Rustichella e resto un attimo a guardare le macchine che sfrecciano sotto di me, verso un futuro che non so immaginare.

Macubu -   - 16 marzo 2006, 11:33
  1. 16/03/2006 13:59
     

    a me fanno pena.
    Mi fa pena chi senza coscienza della propria identita’, deve cercarne una in qualcosa di piu’ grosso, che siano blackblock, giovanipadani o naziskin…

  2. 16/03/2006 14:10
     

    non vi è alcuna necessità di episodi simili per rendere indigeribile un panino camogli.

  3. 16/03/2006 19:49
     

    Ciao Macubu, a me queste situazioni fanno stare male, anche a leggerle nel tuo post.
    Io, suppongo, non avrei avuto il coraggio di intervenire, probabilmente avrei chiamato la polizia… continuo a credere nella giustizia e non nei liberi scontri… ma ammetto di essere molto deluso da tutto quello che ho intorno.
    Hai ragione quando dici che frequentando sempre le stesse persone non ci si rende conto di quello che abbiamo intorno.
    Ma forse ho paura a scoprirlo.
    Un bacino

  4. 16/03/2006 20:53
     

    Insomma, una seratona!!
    Mi scuso dal Nordest, non è (ancora)tutto così.
    L.

  5. 16/03/2006 23:30
     

    sì, sta cambiando, tutto.
    io ci abito in provincia, e non nel crapulone nordest, ma nel quasi-rosso nordovest. e sì, sta cambiando irrimediabilmente tutto. il benessere diffuso non elimina la sensazione sistematica di infelicità, e allora bisogna prendersela con qualcuno. la resistenza qualcuno se la ricorda ancora? il bel metodo di gettar palta addosso in nome del riconoscimento di ogni crudeltà attuata da questo governo ha portato i suoi bei frutti, e non ho mai, mai, mai visto così tanta reazionarietà nelle giovani generazioni come in questi 18-20enni.

    che per quanto possano essere posizioni pressapochiste anche molte posizioni sinistrorse, perlomeno si parla, magari con faciloneria, di diritti diffusi, di allargamento di proposte, chè di tempo per indurirsi e diventare più cinici, a 18 anni, ce n’è eccome.

    l’assenza di proposte, poi, fa il resto. la situazione periferica italiana si sta inglesizzando, ma nel senso peggiore del termine, con quell’assembramento umano che puzza di birra, cocaina e violenza, 30 anni di lavoro duro che si sentono tutti, e voto al national front.

    forse ho sbrodolato, ma è giusto ricordare che questi non sono giovanottoni un po’ esuberanti e caotici, ma solo delle clamorose, abissali, incontenibili

    teste di cazzo.

    e mi prudono, sempre più forte, le mani.

  6. dario
    17/03/2006 09:51
     

    no no, io sono per l’intervento diretto, della serie: ‘Ti darò la soddisfaizne di ammazzarmi ma non quella di dartela vinta!!

  7. Fede
    17/03/2006 09:57
     

    Io faccio fatica, sono molto occupata a far passare la mia vita nel modo più sereno possibile, a far andare “bene” le cose, a seguire il “mio”. Non è che non rifletta su questi fatti, non ci pensi o non me ne interessi, ma non riesco ad andare più in là dei soliti commenti alle notizie post tg.
    Cerco sempre di stare “nel mezzo” senza prendere (in questi casi) posizioni ben precise…......mi dico: “gli estremi sono sempre sbagliati”. Sarà giusto?

  8. 17/03/2006 11:07
     

    mhh, secondo me è solo una questione di coincidenze. non per sminuire l’idiozia dei tizi, ma in fondo credo siano solo gruppetti incontrati per caso in due autogrill nella stessa giornata, e non un’anteprima del futuro del paese. almeno spero.

  9. 17/03/2006 19:34
     

    un respirone lungo e profondo alla fine della lettura del post. come al solito più che il dramma sociale mi ha colpito quello personale del travesito. credo che dovresti cercare di pubblicare questa cronaca attraverso un giornale, cambiando il focus e il titolo.