
Tanti auguri a me,
tanti auguri a me,
tanti auguri a ‘sto blog,
tanti auguri, vabbè.
Dico vabbè perché mi ritrovo con un computer a un decimo delle sue facoltà, stanco all’una di notte, senza nemmeno potermi fare una chattatina come si deve, che nervoso. Oggi foste stati a casa macubu, avreste sentito il sottoscritto bestemmiare come il più navigato dei camalli.
Ma lasciamo stare: risolveremo anche questa, nonostante la seccatura.
Prima o poi, quando avrò tempo, scorrerò tutti gli archivi per cercare quelli che secondo me potrebbero essere degli ‘highlight’ di questo anno di parole. Ora però non ho molta voglia. E’ un periodo strano, di riflessioni (che non si trasformano mai in decisioni) e di voglie di fuga a più livelli. Vedremo.
Ti distrai per un momento, pensi ad altro, ti occupi di due o tre cose, lavori come al solito, magari conosci un paio di persone e poi improvvisamente ti accorgi che l’aria è cambiata un’altra volta, la stagione è diversa. “E fu sera e fu mattino”, ed è passato un anno.