- Il pippotto teologico-mistico su LOST: l’ossessione degli americani per Dio è antica e ben radicata. Ma per caso sta peggiorando, come negli anziani? E se sta peggiorando, è segno del declino?
- Zittialcinema che chiude. O insomma che si mette in pausa. Però è vero che si notano segni di stanchezza in tutti quelli che come me sprecano spazio sul web da più di due anni. Non avere un blog is the new black?
per me è solo (s)mania di protagonismo.
un blog non lo chiudi dopo anni che ci scrivi.
puoi prenderti una pausa, ma che bisogno c’è di mettere annunci apocalittici?
mi capita di non scrivere per settimane perchè non mi va, o perchè non posso; al massimo cito il fatto in un post apposito, ma non parlo di pause o di chiusure definitive.
secondo me, un blog non dovrebbe mai chiudere, se non per dare spazio ad un altro blog dello stesso autore.
Caro MacUbu, in realtà noi tutti che abbiamo chiuso il blog stiamo facendo qualcosa di cui purtroppo non posso parlarti. Niente di speciale. Per te sarebbe come conoscere la gente del faubourg Saint-Germain. Sono certo che alla fine ti annoierebbe.
Ugo ha ragione: a volte sono annunci strategici che servono a catturare l’attenzione o riconquistare una parte di pubblico. Ma il tuo post, Macubu, è più inqietante: io non sono stanco. Zitti al cinema chiude: peccato, scrive così bene! Ma non ne facciamo un fenomeno.
due cose che non dovevano farmi: 1)non fare la classica istruzioni per l’uso
2)sbagasciare ‘sto template usando safari
“Un blog non lo chiudi dopo anni che ci scrivi”???
Ma che regola è? Non vi sembra un’affermazione totalmente priva del senso di realtà?
Vi immaginate davvero ultrasettantenni, ad aprire Safari 2200.2 e a compitare diligentemente il vostro miliardesimo post infiorettato da errori dovuti all’artrite deformante, su argomenti intriganti come le ultime tendenze in fatto di Pigeon Feeding o IDeaf, l’imperdibile apparecchio acustico ultracool by Apple?
Secondo la mia modesta opinione è giusto, è legittimo, è quasi obbligatorio chiudere un blog (ok, magari non dopo 3 mesi come ho fatto io). Per passare ad altro. Per evolversi. Per vivere un po’ e poi magari ritornare a scrivere su ciò che si è vissuto. Per dissociarsi temporaneamente dal proprio (sacrosanto) narcisismo. Tutto ciò che diventa abitudine nasconde il pericolo di annoiare sè stessi e gli altri. Il che non è necessariamente un male, almeno fino a quando non lo si avverte come tale: e a quel punto interrompersi è quasi un dovere etico. Vi ricordate il decalogo di Pennac?
1) il diritto di non leggere
2) il diritto di saltare le pagine
3) il diritto di non finire un libro
4) il diritto di rileggere
5) il diritto di leggere qualsiasi cosa
6) il diritto al bovarismo
7) il diritto di leggere ovunque
8) il diritto di spizzicare
9) il diritto di leggere a voce alta
10)il diritto di tacere
Ecco, secondo me i diritti del lettore valgono, specularmente, anche per lo scrittore.
Diritto a non scrivere compreso.
The new black è non chiedersi quale sia the new black.
Assunto che un blog è semplicemente un foglio di carta elettronica su cui scrivere, e assunto che chi ama scrivere non smetterebbe mai di farlo, nemmeno se perdesse l’uso delle braccia…
..non ha senso negare la possibilità che qualcuno tenga un blog per molto tempo…
..il new black, il cool e tutte ‘ste menate.. ti piace scrivere? Lo fai. Su un blog o su un pezzo di carta da cesso.
E salutare un gruppo di gente che ti legge non è peccato mortale, se decidi di chiudere.
Siamo inessenziali. Come persone. E come blogger. Il mondo non ha bisogno di noi. Mai