La vita istruzioni per l'uso - article - Oggi all'alba

il blog di ubu

Oggi all'alba

L’Eurostar scivola via dal marciapiede buio della stazione Termini così dolcemente che passa qualche secondo prima che mi renda conto di essere in moto.
Sono stordito dalla sveglia (5.20) e da una bronchite incipiente (le chiese fredde di Capua) e mentre guardo distrattamente fuori nel buio considero la mia solita sfiga: seduti di fronte a me in questo micro-salottino di velluto rosso non ci sono mica due di quegli studenti universitari da favola che partivano sicuramente per Bologna con la sacca in spalla. Nemmeno a parlarne. Davanti a me c’è una distinta signora accompagnata dal bambino di quattro-cinque anni al massimo. Che culo: quattro ore e mezza di viaggio col pupo davanti. M’è andata male.

Però poteva andarmi peggio: per esempio con quelle due suore dall’aspetto severissimo passate poco prima (senza bagagli: in missione evangelica sul treno?) o con quel vecchio signore dall’aria tanto maldisposta che si è chinato sul sedile a fianco a me lamentandosi delle ferrovie, della gente, della vita mentre io annuivo alzando il volume dell’iPod. E che poi ha proseguito, per fortuna.

Sempre così, mi succede: salgo presto sul treno e passo il tempo prima della partenza a immaginare chi si siederà a fianco a me. A volte con anticipazione speranzosa, a volte con vero orrore. Immagino le conversazioni che potrebbero aver luogo, le dinamiche che potrebbero nascere nello scompartimento. Di solito la realtà è sempre deludente, e del resto io non sono uno che incoraggia la conversazione, sul treno.

Mentre le campagne del Lazio e dell’Umbria mi scorrono di fronte (quando passa Orvieto – sagoma scura punteggiata dai lampioni lungo le mura – mi schiaccio contro il finestrino per vederla bene) il pupo davanti a me si addormenta. Ha gli occhi azzurrissimi, l’aria compita ed educata, e i capelli biondi. Si è addormentato stringendo la mano alla mamma. La sua scarpa però scivola sul mio piede.

Per un po’ faccio finta di nulla, poi comincio ad aver bisogno di cambiare posizione. Allora, con grande delicatezza, prendo il piedino e lo sposto un po’ più in là, per non svegliare il mocciosetto.
La mamma mi guarda, le sorrido con un po’ di imbarazzo. Scambiamo due parole, poi mi chiede: “Ha bambini anche lei?”

E per un attimo resto a bocca aperta.

Fuori dal finestrino l’Italia mi si allunga davanti, si stiracchia svegliandosi nella luce sempre più forte. I paesi sulle pendici delle valli, i campi irregolari, le cittadine, le stazioni dove l’Eurostar non ferma, con la gente che si allontana stringendosi nelle sciarpe.
La domanda della signora mi resta in testa per un po’.

Mi ha preso per uno che potrebbe già avere dei figli e una famiglia. Forse devo cambiare guardaroba, acconciatura e crema idratante. O forse tutto il resto.

Macubu -   - 12. dicembre 2005, 00:04
  1. stan
    dic 12, 09:56
     

    La seconda che hai detto.

  2. dic 12, 12:01
     

    Voglia di bambini, uh…
    Stavo per dire “brutta cosa” ma non mi sembra mica così.
    L’Eurostar è sempre così, un terno al lotto. Ma certe volte per far nascere una conversazione basta un mezzo sorriso. Certo, quando davanti hai la mamma col bambino la cosa diventa meno interessante, ma si può sempre fare.
    A proposito: chi mai ha rimorchiato, in treno? Io viaggio da una vita, e nisba…

  3. dic 12, 13:01
     

    secondo me la signora è stipendiata dal governo… ahah

  4. Vittorio
    dic 12, 13:14
     

    ...giacchè ci siamo opterei per un cambiamento totale, quindi anche io voto per la seconda ipotesi…

  5. dic 12, 17:07
     

    sei solissima… ma a casa non ci stai mai?

  6. dic 13, 13:24
     

    "Sì, tutto potrebbe iniziare così, qui, in questo modo, una maniera un po’ pesante e lenta, nel luogo neutro che appartiene a tutti e a nessuno, dove la gente s’incontra quasi senza vedersi, in cui la vita dell’edificio si ripercuote, lontana e regolare..."

    L’ho preso ieri, e.. Nulla, ti ho pensato.