La vita istruzioni per l'uso - article - Un sabato qualunque

il blog di ubu

Un sabato qualunque

In un sabato pomeriggio in cui era più forte il senso di inutilità, malmostia, generale indisposizione dell’apparato digerente, solitudine, noia e vago sentore dell’entropia universale, dopo essermi sporto varie volte dalla finestra e aver subito indietreggiato alla vista del brulichio di felici compratori del weekend sparsi su ogni marciapiede, sabato pomeriggio insomma mi sono alla fine deciso, già sceso il buio, di fare un giro per il centro.

E’ pericoloso fare un giro in centro quando sei da solo, hai strani pensieri che frullano in testa, e senti forte questo senso di inutilità, malmostia e generale eccetera eccetera insomma avete capito.
Pedalavo per i viali tranquillo, grato a questo freddo finalmente giunto. Piccole nuvolette di fiato illuminate dai lampioni fiorivano regolari davanti a me.

Prima un giro all’Emporio 31, discount di mobili d’autore: wishful thinking di chi poi spesso ricorre invece, scornato persino dagli sconti, alla cara buona vecchia e orribile IKEA. E lì, invece del veloce giro anonimo, incontro tutti i familiari di un vecchio amico che non vedo più. Strana, antica ferita mai davvero rimarginata.
Chiacchiere, discorsi, sorrisi. Sinceri, vorrei precisare.
Ordino persino uno scaffale.

Quando esco, fa troppo freddo per stare in giro a pedalare ma è troppo presto per tornare a casa. Sono le otto. Mi ricordo che avevo bisogno di qualche dvd da registrare. Massì: il Mediaworld è qui vicino. Errore madornale.

Ora fa’ conto di essere in alto, vicino al soffitto dell’enorme piazza d’armi ingombra d’ogni ben di dio che è un Mediaworld. Orde di tamarri si spintonano uno con l’altro, là sotto di te, davanti ai videogiochi. Nei corridoi affollati, laggiù a destra, vedi le file sterminate dei cd. Gli stereo sono tutti accesi su radio o musiche diverse, e i discorsi della gente nemmeno si sentono, sommersi dalle chiacchiere dei commessi, dai cellulari che squillano (dal reparto cellulari), dalle tv che cianciano (dal reparto tv), da milioni di euro di cose inutili che gridano, ognuna dal suo scaffale, la loro voglia di essere comprate. E in mezzo alle coppiette che provano le macchine fotografiche, ai papà che decidono l’autoradio, le signore che discutono di videofonini, i ragazzini che stringono le Playstation vedi laggiù quel puntino marrone? E’ macubu, che si nasconde nello scaffale più nerd di tutti: lo scaffale dove ti occhieggiano gli scanner.
Ho mai avuto bisogno di uno scanner, io? Ho mai detto a qualcuno: “Ehi, ho proprio voglia di uno scanner!”?
No. E allora perché appena entrato in questa geenna commerciale, sono subito caduto in tentazione? Perché non ho resistito? Perché mi sono improvvisamente detto: ho un sacco di cose da scansire. Ho un bisogno di scanner pazzesco. Ho bisogno di uno scanner adesso! E quando ho steso la mano verso la scatola nessuno mi ha fermato. Tantomeno la coscienza.

E così ora dal tuo punticino d’osservazione guarda là sotto: lo vedi macubu in fila alla cassa mentre porge la sua Mediaworld card peraltro mai usata? E ora seguilo, da sopra i tetti delle case, mentre torna nel buio, zigzagando fra le auto verso casa. Pedala piano, perché uno scanner è cosa delicata.
Quando tornerà a casa passerà la serata ad acquisire vecchie foto di famiglia ormai ingiallite. Voleva farlo da un pezzo. Per questo gli serviva lo scanner: per tornare a casa una sera gelida e intrisa di umor nero e far tornare in vita i vecchi colori di giorni lontani, delle persone care che non ci sono più.

Macubu pedala verso casa il sabato sera e si illude, carico di sensi di colpa per aver ceduto alle lusinghe del consumo, di poter redimersi cercando in quelle vecchie foto almeno il tenue filo del Ricordo, la vaga traccia del Senso.

Macubu -   - 22 novembre 2005, 00:37
  1. 22/11/2005 12:07
     

    ...santo cielo, ma come sei romantico! e come sono belle le foto, bravo, credo tu abbia fatto un ottimo acquisto!

  2. fedex
    22/11/2005 13:13
     

    La freccia “rifugio alla Balma”.........da lì si vede bene il famosissimo e shikkissimo CONIGLIO ROSA di prato Nevoso!!!!!!!

  3. stan
    22/11/2005 13:15
     

    Sirchia, se ci sei vienici in soccorso. Qiesto post ha assoluto bisogno di un tuo commento.

  4. 22/11/2005 13:32
     

    il fatto che i suoi luoghi d’infanzia siano i miei stessi luoghi d’infanzia sta a significare ch’esiston veramente luoghi-lager del ricordo per i liguropiemontesi, epperò le sue foto son molto più interessanti, io c’ho di mezzo l’invictismo e jovanotti.

    non so se mi spiego

  5. 22/11/2005 13:51
     

    Potevi mettere una foto della Biagio, cazzarola.

  6. 22/11/2005 14:28
     

    Neko è verissimo! Cribbio…
    Il fatto è che non ne ho una sottomano. Ma ne esistono eccome di foto di Biagio. Arriverà, vedrai…

  7. sirchia
    22/11/2005 14:42
     

    ma cristo santo!!! oggi ero anche di buon umore, e poi leggo questa storia da “libro cuore nell’era tecnologica” e sono soverchiato da un immenso senso di tristezza, neanche edmondo aveva osato tanto. Eccolo lì, lo scolaretto solo, triste ed inutile, riconoscersi gioioso nel suo futuro amico, quasi un alter ego, altrettanto solo, triste ed inutile (perchè lo scolaretto dello scanner non ne ha assolutamente bisogno, nè tantomeno può permettersi un’amicizia del genere, lui è povero). Si guardano, si riconoscono e poi tornano a casa insieme a giocare, pedalando insieme al tramonto soli ma ebbri della loro nuova vita. E poi quelle foto, il passato in cui si era felici, messe in ordine come fanno le persone anziane vicine alla morte per ricordarsi che, almeno, un tempo, erano felici e avevano voglia di vivere.

  8. 22/11/2005 15:47
     

    Ma non ti vergogni a scrivere una cosa simile?

  9. 22/11/2005 15:54
     

    quando lo chiudi il blog?

  10. Principino
    22/11/2005 20:53
     

    Papà e mamma Macubu erano due fighi spaziali.

  11. 23/11/2005 09:32
     

    Cosa vuoi dire Principino?
    Da due fighi spaziali cos’è venuto fuori?

  12. 23/11/2005 09:36
     

    E comunque sei figlio di Stéphane Audran.

  13. ha
    23/11/2005 11:39
     

    adoro quando scrivi in terza persona, fa tanto confessionale dell’ isola dei famosi.

  14. Zetavu
    23/11/2005 12:56
     

    Lo vedi? Quando ti ci metti riesci a scrivere una cosa che non solo è commovente ma è letteratura allo stato puro: racconto, vicenda e insieme saggio.
    Quando vuoi, cavallo di razza sei, e non cialtrone

  15. 23/11/2005 13:40
     

    Zetavu, il testo sicuramente ha le qualità solite dell’altissimo standard macubu (makkie ti amiamo), l’unica cosa che spero (e per questo il mio commento) è che il racconto non sia autobiografico.

    Sennò il cavallo di razza mi si deprime. Per non dire che mi diventa Prozac dipendente.

  16. tato
    23/11/2005 21:40
     

    notaio conferma: fighi spaziali!