La vita istruzioni per l'uso - article - Non sono un recensore

il blog di ubu

Non sono un recensore

Perché se lo fossi scriverei qualcosa di sentito, originale e profondo su Il mondo dei ragazzi normali, romanzo a tema alquanto gaio di K.M. Soehnlein, esordiente scrittore americano (che è sicuramente più giovane di me e per questo motivo marcirà all’inferno, spero). Invece siccome sono solo un blogger pigro, dirò semplicemente che m’è piaciuto, mi ha preso.
Ho sfogliato le pagine – a dire il vero – con la voglia di dire che in fondo non era poi granché, che qua e là era una storia un po’ furbina, a volte facilona, che in qualche pagina sembrava un libro tirato via. Ma tant’è le pagine ho continuato a girarle. Per ritrovarmi all’ultima – che si chiude con la (assai abusata?) fuga verso la grande città, NY – già il giorno dopo averlo comprato e sentendomi abbandonato come mi sento sempre dopo aver chiuso un romanzo capace di coinvolgermi. Insomma, Soehnlein m’ha fregato: devo ammettere che è un bel libro.
Su questo strano, quasi inconsapevole Bildungsroman gay americano stanno facendo un film. Sbrigatevi a leggerlo prima che lo ripubblichino con la copertina deturpata da qualche bella faccia hollywoodiana.

Fra le altre cose di cui tratta il romanzo c’è il rapporto fra fratelli.
Vorrei essere preciso, asciutto e in fondo maturo come sembra Antonio quando parla di noi figli unici. Invece per me questa condizione resta ancora non dico una ferita aperta ma una mancanza profondamente sentita.
Le relazioni fra fratelli per quelli come me che non ne hanno mai avuti (e che per di più hanno anche i cugini tutti figli unici) restano un ‘libro con sette sigilli’, un mondo sconosciuto, misterioso, retto da dinamiche imponderabili e imprevedibili.
Perché i miei amici parlavano sempre male dei fratelli? Sembrava che non fossero altro che una maledizione, una condanna, una croce da portare. All’epoca ascoltavo gli sfoghi dei figli minori e le maledizioni di quelli maggiori in silenzio. Non sapevo cosa dire.
Ma che ne sapevano loro dei groppi allo stomaco che venivano a noi figli unici, sui sedili posteriori delle auto quando i genitori litigavano, quando in casa calava il silenzio, quando ognuno di loro cercava un alleato entrando la sera nelle nostre camere? Quante volte mi sono sentito diviso in due, nel tentativo di tenere insieme una nave che mi sembrava volesse affondare da un momento all’altro. Solo dopo tanti anni ho capito che la nave non sarebbe affondata comunque, che in fondo i rapporti sono spesso più saldi di come sembrano, ma all’epoca non ne sapevo niente. Che ne sanno, gli affratellati, di certe solitudini, di certi passatempi che ci siamo inventati noi per farci coraggio, per inventarci una compagnia?
E poi perché improvvisamente c’erano queste strane esibizioni di affetto, fra fratello e sorella, fra sorelle? Non li avevo sentiti dire peste e corna gli uni degli altri fino a due minuti prima? E allora perché improvvisamente uno prendeva le difese dell’altro davanti ai genitori? Non capivo. Mi irritavo, diventavo distante con queste banderuole voltafaccia. A prendere le mie difese, tutt’al più, era solo qualche adulto. E’ così che ho cominciato a preferire la compagnia degli adulti a quella dei coetani, credo. Gli adulti, con il loro fardello di compiti da fare e buone norme da rispettare, erano creature certamente più ottuse ma assai più prevedibili e rassicuranti.

Da tempo ormai ho rinunciato a capirli, i rapporti fra fratelli o fra fratelli e sorelle. Non ne so davvero niente.
Quello che so è che il desiderio di un fratello, di qualcuno cioè di esterno a me (non una creatura della mia fantasia, esistente solo in un dialogo interno), in grado di guardare i miei e la vita da un punto di vista simile al mio e non da quello degli adulti, di darmi una mano quando ne avevo bisogno senza tirar in mezzo mamma e papà, è una delle emozioni più antiche che riesco a ricordare.
Credo che l’attrazione che oggi provo per gli uomini sia mescolata anche a questo. La mia storia mi ha lasciato in eredità una zona grigia in cui all’attrazione sessuale si sovrappone la nostalgia per un fratello idealizzato.

Noi figli unici abbiamo imparato a reagire, come dice Antonio: i fratelli e le sorelle ce li siamo scelti. A volte mi sorprendo ancora a pensarli come a una conquista, una novità preziosa da difendere, da tenere in equilibrio con la mia voglia di silenzio.

Macubu -   - 27 settembre 2005, 11:05
  1. 27/09/2005 11:28
     

    L’ho letto 2 anni fa e in alcuni punti devo dire che mi diventava duro… comunque un po’ adolescenziale, ma molto carino!

  2. 27/09/2005 11:32
     

    (commento pe rla 2nda parte del post)... sei figlio unico ed olona! tie’!

  3. 27/09/2005 11:45
     

    Sai, la verità è che vivere in famiglia è come una danza.
    Si scambiano i partner e ogni volta i ruoli cambiano, o meglio si inter-cambiano. E così tu diventi mediatore fra il genitore e il fratello, quando prima era tuo fratello ad essere mediatore fra te e il tuo genitore, e dopo sarà il tuo genitore a mediare fra te e tuo fratello.
    Il fil rouge è quella sorta di affetto irrazionale tipico della famiglia: non lo hai scelto e certe volte ne faresti volentieri a meno, ma c’è (e non sai da dove arrivi).
    In realtà non puoi dire di esser figlio unico, perché nel “giro di danza” spesso i tuoi genitori si trasformavano in fratelli e sorelle, invertivano i ruoli e venivano a cercare conforto da te. Forse non te ne accorgevi (non ci accorgiamo mai di nulla).
    Dirai: e la differenza d’età? Ma sai, io ho un solo fratello e ha sette anni più di me.

    ps: Posso farti una domanda difficile?
    Essendo figlio unico e omosessuale, come ti senti nel sapere che la tua famiglia “finirà con te”?
    Sarà che sono del sud e figlio di persone con un grande senso della “famiglia”, ma – pur se non sono un figlio unico – pensare una cosa di questo genere (più che altro simile) mi fa rodere dentro…

  4. 27/09/2005 12:23
     

    Io ho due fratelli più piccoli e spesso mi sono sentita sola, a dover ascoltare gli sfoghi dei genitori e le loro incursioni nella mia vita privata perché volevano comunicare a tutti i costi con me. I miei fratelli sembravano invisibili, ero io quella con cui litigavano, quella che doveva rimanere seduta ad ascoltare i loro rimproveri, la pecora nera della famiglia, quella che rubava, faceva sega, fumava, mi sentivo sola pur avendo accanto due fratelli che però erano distanti anni luce, pur con poca differenza d’età. Il più piccolo – tra l’altro – è gay e non penso che il fatto di esserlo possa dipendere dall’essere o no figlio unico. Gay si nasce, a prescindere da quanti si è in famiglia.

  5. 27/09/2005 12:43
     

    Olona, i suoi commenti sfiorano l’osceno! Bravo.
    Gatto: francamente la cosa non mi turba più di tanto. Anche se il cognome della mia famiglia sparirà, forse. Oh beh.
    Valentina: certo non è che si diventa gay perché si è figli unici. Volevo solo dire che la mia attrazione è un po’ venata di quest’altro sentimento.

  6. 27/09/2005 14:04
     

    io ogni tanto penso a com’è essere figli unici… i fratelli credo siano un po’ un misto tra i cani lupo e spock di star trek, anche se non sono d’accordo con te c’è una specie di fedeltà di fondo per cui li avrai sempre dalla tua parte. o qualcosa del genere.

  7. 27/09/2005 15:54
     

    Bellissimo e condivisibile. Ciao.

  8. 27/09/2005 16:59
     

    Io sono figlia unica ben felice di esserlo: è vero che ci sono momenti pesanti, ma il “bello” è che i figli unici si abituano alla solitudine, che è uno dei presupposti (a volte il prezzo da pagare) per la libertà.
    Già, e poi com’è che ci si trova sposate, incinte (e con l’idea di fare 2 figli), con una serie di cognati-zii-cugini acquisiti?
    Non chiederlo, non ho fatto in tempo ad accorgermene.
    La famiglia è irrazionale, sia in versione mini sia in versione XXXXL :-)

  9. 27/09/2005 17:09
     

    Tesò, vièqqua che ggiochiamo a fratello e sorella.

  10. fedex
    27/09/2005 18:28
     

    Ho provato e riprovato a scrivere un commento circa 10 volte, ma non ci riesco! Ho vissuto con mio fratello per 21 anni ed un bel giorno se n’è andato, nel senso che una mattina ci siamo svegliati e lui era a dormire e non si è più risvegliato! Ti sembra che niente abbia più senso e ti sembra di impazzire (anzi, magari impazzisci davvero!) ma leggendo i vostri commenti mi sono resa conto che io un fratello almeno x 21 anni ce l’ho avuto, Bartolo, tu no! Non sò neppure io cosa sia meglio! Credo di essere stata più fortunata io. Magari tu sei nato e vissuto così e non hai avuto lo shock, ma almeno io l’ho conosciuto, ci ho vissuto insieme, mi ci sono litigata e picchiata un sacco di volte. Tu invece ti sei creato dei “fratelli” fittizi o irreali. Tu però hai saputo reagire mentre troppe volte io mi sono “lagnata” e fatta compatire x la nostra sfortuna.
    La vita è strana, ma infondo è molto bella.
    Pe rfortuna ho incontrato Bruno che mi ha aiutato a trovare nuove ragioni di vita. Il tempo aiuta, si diece, ed è proprio vero. Ora sono felice anzi MOLTO felice, anche senza Bacci (mio fratello)...........comunque la morale, dopo tutta sta menata è: STA SERA SI TROMBA E SICURAMENTE ARRIVERANNO DUE BEI GEMELLINI!!!!

  11. Konrad
    27/09/2005 20:54
     

    Ci si può sentire soli anche in mezzo a fratelli/sorelle, ed è una solitudine ancora più amara perché non è contemplata. Con fratelli/sorelle si può vivere in uno stato di inimicizia costante e, a differenza di compagni di classe/amici/vicini ecc., non c’è scampo perché non c’è porta di casa che possa porre tregua alla guerriglia. Con fratelli/sorelle condividi l’origine delle cellule del tuo corpo, ma la tua anima può essere sideralmente lontana dalla loro, così come i tuoi desideri, le tue passioni, il tuo sguardo sul mondo. Insomma, sarà pure difficile sopportare i silenzi e il peso di una famiglia solitaria, ma ti assicuro che può essere difficile anche spartire infanzia e adolescenza con persone che ti sono intimamente estranee e che, una volta venuto meno l’inevitabile collante della famiglia, lo diventano anche nei fatti.
    S’è forse capito che non ho avuto un rapporto proprio idilliaco con soprattutto uno dei miei fratelli? :)

  12. 27/09/2005 21:22
     

    I fratelli sono le chiavi di altre porte. Poterle aprire vuol dire vedere cose belle, brutte, noiose, curiose, ma comunque esterne a te. E’ una fortuna e ne sono consapevole… anche se ricordo le grandi scazzottate furibonde, le gelosie e le guerre, le difese e gli attacchi che hanno caratterizzato il nostro rapporto nell’infanzia… perchè i bambini sono viscerali, non mediano sulle emozioni, non perdono tempo in chiacchiere… tuttavia è vero, chi ha avuto fratelli porta un’esperienza di infanzia, e un senso di famiglia, molto diverso da chi non ne ha avuti… non migliore, diverso.

  13. 28/09/2005 00:22
     

    Mia sorella appartiene ai miei affetti in modo particolare. Soprattutto c’è una dimensione di complicità e di coccole che sorprende molti nostri amici. Non è sempre stato così...ma col passare del tempo le cose sono andate migliorando. Ecco la mia speranza: non arrendermi ad un’immagine un po’ infantile del nostro essere fratello e sorella, pensare piuttosto a lei come a una risorsa per la vita. Troppo spesso le nostre relazioni di sangue si reggono quasi esclusivamente sull’archivio fotogarfico ed emotivo delle nostre infanzie…è importante ma non basta!

  14. 28/09/2005 00:39
     

    ...e comunque bel post! Grazie!

  15. stan
    28/09/2005 12:45
     

    Sì, un bel post. Sincero, semplice e toccante, nel senso buono, non iin quello patetico.

    P.S. Comunque io ho un fratello e una sorella e tu no-ooo, e tu no-ooo! SFI-GA-TO!

  16. 28/09/2005 13:15
     

    Io non sono figlio unico e sono gay, forse la relazione non è così lineare…
    A pensarci bene io sono una via di mezzo. Mi spiego mia sorella era molto più grande di me, tra noi non c’è mai stato un rapporto fratello-sorella. Solo negli ultimi anni quando la differenza di età non segna così tanto lo stile di vita, gli interessi, siamo diventati davvero fratello e sorella. Poi lei è morta e io sono tornato figlio unico. Ma ero gay anche prima :-)

  17. 28/09/2005 13:23
     

    mi ci ritrovo in quello che scrivi.
    Da piccolo speravo tanto di avere un fratello, possibilmente più grande… cosa impossibile.
    Me lo ero immaginato, sapevo esattamente come lo avrei voluto. Volevo avere qualcuno con cui litigare consultarmi…
    Poi ho capito perchè me lo ero immaginato bello e non bruttino :-)
    Ho letto anche io quel libro e devo dire che me lo sono divorato! Non riuscivo a staccarmi da quelle pagine. Quando l’ho finito volevo trovare ancora delle pagine nuove da sfogliare ma non le ho trovate.
    La mia fantasia allora ha cominciato a scrivere il seguito nella mia mente.
    Mi piace quando un libro mi scatena queste sensazioni
    Ciau!

  18. 28/09/2005 14:22
     

    Premessa: non capirò mai e poi mai come diavolo funzionano i commenti sul tuo blog, infatti va sempre a finire che- alla sesta volta di fila che premo invia e non succede nulla- ci rinuncio.

    Comunque.
    Rimango sempre stupito nel vedere quante persone siano state toccate da una cosa buttata giù in dieci minuti in un archivo. Quindi altrettanto stupito ringrazio.
    Ed ora usciamo dal Liza Minnelli-mode e torniamo ad essere cinici e cattivi: a me quel libercolo diciamo che non esaltò particolarmente. E scrissi una lievissima contestazione qui..

  19. 28/09/2005 14:52
     

    Signor Antonio, lei è assai crudele. E a me le persone crudeli fanno sempre molto ridere. Anche questa recensione mi ha fatto ridere.
    Circa i commenti, di solito chi non riesce a lasciarli è perché si dimentica che bisogna prima vedere l’anteprima e poi inviarli davvero. A me, di solito, funge tutto senza problemi. Mah.

  20. 28/09/2005 15:22
     

    “Non sono un recensore” mi ricorda “Non sono una signora”. Chissà perchè?

  21. 28/09/2005 15:25
     

    Toh. Sono comparsi dei commenti-spam anche qui su questo blog. Strano. Li ho eliminati, con un po’ di dispiacere. Oggi se non hai i commenti spammati non sei nessuno.

  22. Carter
    28/09/2005 15:37
     

    Aver vissuto per 25 anni con mio fratello e’ servito solo a farmelo odiare, i suoi atteggiamenti nei confronti miei e dei nostri genitori hanno aggravato ancora di piu’ un senso di fastidio che ho sempre avuto nel vederlo.
    Solo oggi scopro che mio fratello non e’ stato per me ne’ un fratello ne’ un amico ne’ una proiezione di “qualcuno” che avrei voluto al mio fianco ma solamente una persona che ha vissuto male la sua infanzia, peggio la sua adolescenza e oggi e’ un uomo senza alcuna qualita’....non lo avessi mai avuto sarebbe sato lo stesso.

  23. 28/09/2005 16:32
     

    aro MacUbu sono certo che le tue molteplici personalità non ti lasceranno mai solo.

  24. 29/09/2005 18:50
     

    Io amo mio fratello alla follia. Sono protettivo nei suoi confronti, mi preoccupo anche se abbiamo solo un paio d’anni di differenza. Non ci siamo mai capiti, ma ci siamo sempre cercati. Ogni volta in cui abbiamo trovato un punto di contatto, qualcosa ci ha allontanati, ma tutte le volte abbiamo ricominciato a cercarci. E’ un rapporto strano e talvolta difficile, ma comunque bello e intenso.
    freestate

  25. 30/09/2005 03:02
     

    Però fa strano vedere tutte queste sfaccettature.
    Crea sempre stupore…

  26. 30/09/2005 09:50
     

    E comunque, il libro di Soehnlein a me non è piaciuto poi tanto. L’ho trovato freddo, distante, più nella scrittura che nella storia in sè. Non mi sono sentito coinvolto.