Dice l’elegantone (è il nomigliolo del cassiere del bar sotto l’agenzia): Venerdì non si capisce niente! Son qui che chiedo a vigili e poliziotti e nessuno sa darmi informazioni… Devo chiudere o no? Con tutta la gente che ci sarà , con le comparse truccate da feriti e da morti, io cosa faccio?
E’ fuori di sé. A due giorni dalla mega esercitazione anti-attentato, qui nel quartiere ancora nessuno sa cosa succederà . I negozi chiuderanno, o meglio, saranno costretti a chiudere? E la gente degli uffici? Sono arrivate circolari che dicono che probabilmente all’ora di pranzo non potremo uscire, così ci stiamo organizzando per restare a casa tout-court. Un po’ mi dispiace perché sono curioso, un po’ fa piacere: me ne vado a Genova e tanti saluti.
L’elegantone poi mi spiega: Coi tavolini fuori non so cosa fare! Se nessuno si può muovere non verrà nessuno nemmeno qui a pranzo. E poi hanno deciso che l’obitorio temporaneo sarà al parco Sempione. Te l’immagini la gente che sta lì a mangiare mentre passano le barelle con morti e feriti?
L’obitorio? – penso io un po’ sotto choc mentre mi allontano coi panini in mano. E’ normale, se ci sono dei morti qualcuno dovrà pure aver pensato a cosa farne, a dove ricomporli, dove raccoglierli. Eppure la cosa, nella sua brutale praticità , mi sconvolge un po’. L’obitorio, qui a due passi, dove di solito andiamo a sdraiarci per prendere il sole con il panino o a giocare a freesbee. Arriveranno con le tende e i container refrigerati?
Che brutti presentimenti.
Update: Niente stasera scendo a Genova. La diretta minuto per minuto dell’esercitazione, con tanto di foto dall’alto, dovrà farla qualcun altro…