La vita istruzioni per l'uso - article - La finestra sul cortile.

il blog di ubu

La finestra sul cortile.

Arriva a casa e urla, si sente fin da qui che sbatte le cose. Una voce maschile potente, giovanile e aggressiva, maleducata, soprattutto terribilmente presente. La voce di uno che riempie la stanza appena entra. Lei si sente un po’ meno, a volte cogli qualche parola, a volte una rispostaccia, oppure esplode in urla isteriche quando evidentemente è costretta a ripetere la stessa cosa per la decima volta.

A volte sono urla isolate, improvvise, sparate nell’aria di questo cortile agostano più vuoto e silenzioso del solito e rimaste lì sospese per un momento: “E ALLORA HO SBAGLIATO, HO SBAGLIATO, VA BENE!”. Noi, intorno, dietro alle nostre finestre, le ascoltiamo (non si può non sentire), ce ne chiediamo il senso e alla fine ci sorprendiamo a cercare di cogliere il senso della conversazione.
Altre volte invece è un lento crescendo che può durare intere ore, una sinfonia di gridi e rispostacce che cresce con calma, con tensione sempre più viva. Qualche colpo di timpani qua e là e poi c’è il gran finale in mondovisione con Grandi Gesti Dimostrativi, Grandi Frasi Definitive, e immagino pianti.

Abitano di fronte a me, tengono le finestre spalancate e sembrano non avere vergogna di niente. Una coppia giovane, in fondo non sono nemmeno brutti. Eppure.
Ogni giorno un incubo, uno stillicidio di aggressività, di frustrazione, di incapacità di relazione, di semplice mancanza di sensibilità, di ignoranza crassa bell’e buona. Parole insofferenti messe in scena per tutti. Verrebbe da dire: urlate fino al cielo.

Cosa spinge due persone probabilmente sane di mente a condividere ancora lo stesso appartamento, al prezzo di una simile tensione nervosa, di un simile spaventoso dispendio di energie psichiche? Non hanno figli, non si sopportano ma ogni giorno si girano intorno ringhiando, come due cani in gabbia.

Ma santo dio, ma aprite gli occhi! – dico fra me, mentre soffro per la tensione che avverto fin qui, che mi fa tendere inconsapevolmente le spalle e i muscoli del collo. Ma rendetevi conto di che vita di merda vi state reciprocamente costruendo! Ma dateci un taglio, mettete insieme il coraggio necessario per dirvi basta, fate qualcosa! E soprattutto perdio toglietevi dal cazzo e non rompetemi più i coglioni!

Però poi mi interrogo su questo loro tenere le finestre aperte tutto il tempo. Lui ha una voce talmente potente e violenta, che non possono non rendersi conto che TUTTO quello che dice viene ascoltato da TUTTI noi che abitiamo qui intorno. Se io dovessi litigare con qualcuno, ogni tanto ci penserei ad accostare la finestra. No: loro vivono in piazza, li vedo andare di qua e di là, urlarsi da una stanza all’altra. Sotto i miei occhi.

E allora mi dico che forse agisce in sotterranea il potere influenzante, miticizzante della tv. L’intensità, l’energia mentale che alimenta una nevrosi giocata in due com’è questa, è la sostanza di cui va ghiotta la tv, come una zanzara del sangue. E’ la sostanza che rende un successo le trasmissioni piene di famiglie disfunzionali, con la gente brutta urlante, le emozioni posticce esibite e quindi finte, oscene come le mutande sporche appese in strada. Le lagne vomitate addosso a tutti.
E’ la logica della trasmissione-verità, unita a un’esibizione del malessere non dissimile dalla sceneggiata: le urla, il dramma. E non c’è vero dramma senza pubblico. Magari inconsapevolmente cercano l’assoluzione dell’audience. Visto quanto siamo frustrati, ringhiosi, nevrotici e disfunzionali? Siamo un successone!

E come succede per la cattiva televisione, basta esservi esposti abbastanza a lungo e uno si assuefà. Ormai se non li sento per qualche giorno mi preoccupo. Che fine avrà fatto la mia trasmissione preferita? Non avranno mica fatto pace, per caso? E quando le urla rimbombano di nuovo nel cortile mi rassicuro: tutto bene, tutto come prima.
Il che, guarda caso, credo sia proprio lo stesso meccanismo che tiene in vita una coppia così.

Però l’idea della televisione non è mica male. Io lo so cosa devo fare adesso. Invece di star lì ad ascoltare attonito e sbigottito e francamente anche un po’ intimorito come fanno tutti, la prossima volta che sentirò lei che strilla e lui che ruggisce scendo, attraverso il cortile, suono il campanello e quando lui spalanca la porta con la bava alla bocca gli dico:
Testadicazzo, sei stato nominato.

Magari funziona.

Macubu -   - 24. agosto 2005, 00:27
  1. ago 24, 03:56
     

    E’ quello che succede anche di fronte a casa mia, con una famiglia composta da madre (forse non al 100%), padre (amorfo) e figlio (rompiballe che urla cose terribili a sua madre dalla mattina alla sera, ininterrottamente). Chiaramente a finestre splancate, e chi ha progettato i palazzi della mia via doveva essere un genio dell’acustica, visto che si sente tutto tutto tutto e pure ad una certa distanza. Venerdì torno a Milano e un po’ temo che il disgraziato non sarà in vacanza.

  2. ha
    ago 24, 13:08
     

    Allora non sono solo! io ho i neanderthal, lei incinta ogni due mesi lui rutto e bestemmia da guinness, i figli due piccoli mostri di cattiveria urlante, e tutti e 4 urlano urlano urlano, e ogni sera spero che arrivi il tg4 e studio aperto a intervistarmi, si li conoscevo di vista, una famiglia tranquilla come tante…chi lo avrebbe mai detto..tutto quel sangue e neanche una macchina fotografica per immortalarlo…

  3. ago 24, 21:14
     

    Vedo che in molti hanno esperienza di queste cose. A me tocca la scena sotto le finestre di casa mia a mezzanotte e venti (precise, da registrare gli orologi). Sì perché ci sono anche i fidanzati che riaccompagnano a casa le loro belle e invece di baci e parole dolci una bella litigata urlante e, ogni tanto, anche manesca. Il tutto almeno 4 sere a settimana. Ma certe persone che stanno insieme a fare?

  4. ago 25, 12:04
     

    Io per una coppia del genere ho dovuto traslocare pena esaurimento nervoso. Oltre a litigare urlanti e a darsele di santa ragione lo facevano SOLO di notte. Lei poi non era nemmeno tanto a posto con la testa. Una notte ho bussato sul pavimento mentre lui la massacrava e LEI, dico LEI mi ha urlato “fatti i cazzi tuoi”. Vaglielo a spiegare che tentare di dormire la notte ERANO cazzi miei. E non c’era nemmeno niente da fare dal punto di vista legale. Nel palazzo abitava pure un magistrato (pure fico):la mattina ci incontravamo nel portone con le occhiaie fino al pavimento e dicevamo “penseranno che abbiamo fatto faville insieme!”. ORRORE (che non fosse così, chiaramente..).

  5. hybris
    ago 25, 18:33
     

    Umh stampa il tuo ultimo articolo e infilalo nella cassetta dell posta. La pianteranno. (Risposta da Susanna Agnelli) – Aggiungo io: te li ritroverai da Costanzo a Buona domenica.

  6. ago 29, 12:14
     

    Una volta avevo dei vicini al piano di sopra che si urlavano contro e si tiravano ogni oggetto a portata di mano, porte sbattute, colpi vari…. poi silenzio improvviso… e un cigolare di letto….