Sto per dire una cosa molto poco omosessuale. Eccola: io da CASTORAMA mi ci diverto da pazzi.
Non diversamente che in cartoleria, dove il ventaglio di colori e di carte e penne e matite diverse mi fa venire voglia di comprar tutto, anche in mezzo ai quegli infiniti corridoi pieni di ogni immaginabile attrezzo perdo il lume della ragione e mi vien voglia di riempire il carrello alla rinfusa, senza alcun vero bisogno.
E’ il fascino del molteplice visivamente organizzato, un fascino simile a quello che hanno i cataloghi, gli elenchi, e in generale ogni tipo di oggetto quando è avvicinato a molti altri oggetti a sé simili ma non identici. Un piacere visivo, quasi tattile: il genere di bellezza che sfruttano (o creano, non saprei) le foto di Andreas Gursky di banchi di supermercato con la merce ben allineata o quello degli squadroni di statue di soldati cinesi in terracotta. E in fondo è la stessa bellezza di un campo di fiori di girasole. E anche la strana bellezza (ora la finisco, prometto) delle installazioni di Vanessa Beecroft con le modelle nude o gli squadroni di soldati immobili nasce dallo stesso tipo di fascinazione.
Fatto sta che passo davanti ai pannelli con 50 tipi di serrature, o 50 diversi tipi di cerniere metalliche, o con centinaia e centinaia di viti e chiodi di fogge differenti, davanti alle valigette aperte con dentro 30 diversi cacciavite, e ecco pezzi di ferro alla rinfusa, chiavistelli, pennelli, cavi elettrici di ogni colore e dimensione, interruttori, nastri adesivi di mille tipi, legnami, vernici e smalti e colori e smacchiatori e oli e diluenti, stoffe da tenda e materiale da giardino, trapani, saldatori, seghe circolari e motoseghe, decespugliatori, enormi tagliaerba e trituratori e minuscole cesoie e attrezzi da vaso. C’è da impazzire, anche perché tutto mi sembra utilissimo e indispensabile. A me che qui in vacanza nella casa al mare piuttosto che muovere un dito mi dò malato e mi nascondo dietro all’ennesimo classico da estate (l’Orlando Furioso, by the way).
Mi diverto a guardare i clienti: c’è una signora ben vestita che discute col commesso del prezzo di lunghissime assi di legno, e si vede benissimo che non ci capisce niente e sta facendo innervosire il ragazzo. C’è una giovane mamma che spinge il figlio sul carrello e sta scegliendosi le sdraio di plastica da esterni, c’è un tipo che ha creato una fila pazzesca per spiegare a un commesso da infarto (nel senso bono da infarto) come vuole farsi il bagno e come vuole i sanitari. E poi c’è la fila di chi deve farsi spiegare per filo e per segno come usare gli smalti e le vernici e io lo so che se fossi il commesso di quel reparto lì avrei già fatto strage:
– ho preso lo stesso rosso dell’altra volta, ma adesso il colore è diverso! Mi ridate i soldi!
– ma l’ha dato sullo stesso materiale?
– ah boh, non so. Perché, c’è differenza?
Ho perso dieci minuti a guardare tutti i 20 diversi tipi di guanti da lavoro, ciascuno con la sua funzione precisa: ci son quelli adatti alle stazioni di servizio che non assorbono gli oli e il carburante, quelli da lavori di precisione elettronica, quelli antipelucchi perfetti per smaltare oggetti, quelli da freddo e quelli da caldo (per i saldatori), quelli antispine che ho preso io e quelli da cucina… un’infinità! Ed erano tutti colorati: fantastici.
Alla fine mi sono contenuto, ma sappiate che ho quasi portato via un tritatutto. Avete presente quella macchina dove in Fargo vien fatto sparire, tritandolo, il corpo di uno dei due malfattori? Ecco, quella precisa.
Secondo me è un gadget insostituibile.
Consiglio un bel post: http://dielleemme.splinder.com/post/4859515
mi ci perdo…
guardo tutto…