Fa troppo caldo per scrivere sul blog. Però proviamoci.
A Roma, splendida come sempre, ho scoperto un’altra volta l’acqua calda: la bellezza mozzafiato dell’Appia antica. Roba che non ci si crede.
Passando per quella zona intravvedo improvvisamente fra il verde lo scorcio di uno stadio gigantesco. Chiedo a chi mi guida: ma che roba è quello stadio?
– Quale stadio? – rispondono – qui non c’è nniente. – Ma come no, l’abbiamo appena passato: è una rovina romana di sicuro!
– Ma che dici!? Te sei confuso cor Circo massimo, co le terme di Caracalla, co l’ippodromo(!).
Insomma scopri che i romani son talmente pieni di vecchi ruderi che manco se lo filano di striscio l’incredibile Circo di Massenzio. Vergogna.
Nel bell’albergo di via Sistina non si starebbe male. Se non fosse.
Se non fosse che la notte prima di una levataccia alle sei e mezza del mattino sono immerso nel sonno più profondo, circa verso le due, quando improvvisamente suonano tutti gli allarmi dell’albergo, fuori e dentro la mia stanza. La tv si accende e la voce registrata di una signorina mi rassicura: L’allarme incendio è rientrato, si prega di tornare nelle proprie stanze.
Prego? Quale dannato allarme?! Torno a dormire. Dopo poco riecco tutte le sirene e gli allarmi, la voce è ancora più tranquillizzante: Signore e signori, nell’albergo è in questo momento in corso un incendio. Siete pregati di lasciare le vostre stanze e mantenere la calma.
Non è una persona vera, è una stramaledetta voce registrata.
Mi alzo. Mi affaccio: in strada non c’è nessuno… L’allarme smette, poi riprende anche in inglese. Sono in piedi nella stanza e improvvisamente mi sveglio del tutto: dovrò mica lasciare la stanza sul serio? Ci sarà pericolo? Nel dubbio mi vesto velocemente, mi affaccio nel corridoio: le porte antincendio si sono tutte chiuse automaticamente. Ne spingo una ed esco sulle scale. Ed effettivamente vedo del fumo e sento una decisa puzza di bruciato. Uh-oh.
Va bene, dai, scendo.
Per le scale incontro finalmente altre persone: siamo tutti abbandonati a noi stessi e nessuno sa niente. Nella hall vedi gli ospiti dell’albergo conciati in ogni possibile modo: da chi è vestito come me, a chi è sceso in accappatoio e ciabatte, oppure a metà, con vestaglia e scarpe buone, o accappatoio e sotto la tuta da ginnastica. L’atmosfera è tranquilla, nonostante qualche cameriere corra avanti e indietro con agitazione.
Incontro i miei colleghi e in breve ci ritroviamo tutti, italiani e stranieri, uomini e donne, giovani e vecchi, conciati come siamo, in mezzo alla strada. Si comincia a ridere, a scattare foto, a far casino.
Passano le macchine piene di ragazzini che vanno in discoteca: “A fessi! Con quel che avete pagato…”
Uno di noi fa cagnara e chiede che l’albergo paghi da bere a tutti.
Nel frattempo, senza che un pompiere si faccia vivo (ma li avranno chiamati?) si viene a sapere la probabile causa dell’allarme: un asciugamano lasciato ad asciugare sopra un’abât-jour ha finito per incendiarla, fonderla completamente e far scattare l’allarme. E visto che l’anno scorso a Roma un incidente simile ha fatto diverse vittime, qui non hanno voluto correre rischi e ci han buttato fuori.
Lentamente, con appena un accenno di circospezione, torniamo tutti a dormire. Salgo le scale stanco e profondamente incazzato: un albergo di lusso simile e nemmeno uno straccio di pompiere ad accompagnarmi in camera!
Scandaloso.
E sull’Appia Antica che ci facevi? Pensavi di emulare i tombaroli e trovare finalmente un degno portafiori per la villa al mare?
Che chic, così Gina Lollobrigida.