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Homo fugit velut umbra

Bisogna sempre dare un’occhiata al reparto delle antologie, nei di solito confusi scaffali della musica classica, quando si va a caccia di dischi. Ci si trova di tutto, e soprattutto, ogni tanto, si ha la fortuna di incappare in un disco-catalogo. Il disco-catalogo, lo dice il nome, è un cd a cui l’etichetta allega il catalogo aggiornato delle ultime uscite, e per farlo conoscere meglio lo mette a un prezzo irrisorio.

E’ così che, se siete fortunati e lo trovate ancora, potete portarvi a casa per 9 euro questo cd meraviglioso della giovane casa editrice Alpha: un parto dei soliti diabolici francesi che sanno come mettere in risalto il repertorio della musica barocca.
E non solo della musica barocca francese: qui si tratta di alcune arie di Stefano Landi, musicista vissuto a Roma alla corte dei Barberini nella prima metà del seicento. E sono piccole composizioni meravigliose quelle che L’Arpeggiata, diretta da Christina Pluhar riporta alla luce.

Ma la cosa che colpisce non è tanto il fatto di scoprire o riscoprire un autore poco conosciuto, ma di sentirlo così vivo, così interessante. E il merito in gran parte lo si deve a Marco Beasley, cantante italiano (ora vive a Genova) metà inglese e metà napoletano. Beasley più che un cantante è un vero interprete: la sua voce non sembra impostata, suona naturale, la voce ‘di uno di noi’. Ma l’emissione è controllatissima, l’intonazione precisa, e lascia incantati per la capacità che ha di dare nuova vita a musica scritta quattro secoli fa. Ecco la magia di un vero interprete: far sembrare nuovo un testo o un canto, farli sembrare scritti per noi.

Nella recensione di questo CD a opera della BBC c’è il link al primo brano del disco, l’unico a non essere di Landi stesso: è una tarantella (anche se viene chiamata passacaglia) detta della vita, e in realtà è una vera e propria danza macabra, che per ritornello ripete Bisogna morire, bisogna morire. Tristi come sono il testo e il senso, è comunque difficile non aver voglia di muoversi e canticchiare la melodia, o battere il tempo. (Siccome il link della BBC non è completo, beccatevi il mio, chiaramente illegale. Poi lo tolgo, giuro. E mettetevi le cuffie!)

Inframmezzati da brani solo strumentali (sinfonie, balletti e canzone) il disco regala brani dal carattere più austero, più formale, ma i migliori sono quelli più simili alla canzone popolare, che il gruppo rende davvero vivi, con un accompagnamento in gran parte improvvisato. Sentite, tanto per fare un esempio, la canzone della cicaleta, che comincia a cantare nel grave, e via via sale fino a “morir cantando”.

Macubu -   - 18 luglio 2005, 21:10
  1. La descrizione che fai del CD ce lo fa sembrare davvero interessante. Ma è musica barocca, quella per intendersi che ha nelle recensioni i motivi più entusiasmanti.
    Eppure rischio di comprarlo!
    E poi nel mio “morir ascoltando” sentirete un fraseggio chiaro, a fior di labbra, una voce sicura e intonata che con espressione chiederà “ridatemi Tori Amos”.
    18/07/2005 22:10
     

  2. Non c’entra nulla, ma ho bisogno di un consiglio… un programma facile-facile per costruire pagine web (per macintosh)... roba che anche un profano come me possa usare… grazie e scusa il disturbo
    Bigsteve
    19/07/2005 21:18
     

  3. Non troppe risposte in un colpo solo, grazie… :o)
    Bigsteve
    19/07/2005 23:13
     

  4. Ecco, neanche il mio commento non c’entra niente.
    Ripasso qui dopo un po’ di tempo.
    È tutto così rilassante…

    (stasera sono criptico e amarcord)
    20/07/2005 03:20