Chissà se la ricordate anche voi: era una storia di Zio Paperone di tanti, ma tanti anni fa. (Io dimentico subito i nomi delle persone, le cose che ho fatto e le date importanti, ma ho una ferrea memoria per le storie lette su Topolino da bambino.)
In questa storia Zio Paperone si svegliava alla mattina e diceva “Falpalà”. Entrava nella doccia (cosa rara nelle storie dei paperi) e diceva “Falpalà”. Andava a colazione e diceva, senza motivo, “Falpalà”. Dopodiché si trovava alle prese con la solita innamorata Brigitta, e per togliersela di torno le prometteva un cappello di Falpalà, cioè la prima cosa che gli veniva in mente.
Ovviamente il Falpalà si rivelava un animale dalla pelliccia rarissima e il cappello un oggetto preziosissimo e carissimo. E Zio Paperone finiva per spendere un capitale facendo così contenta, per una volta, la povera Brigitta.
La storia finiva con il vecchio papero che andava a nanna nella camera da letto tappezzata di libri: un’immensa enciclopedia in centinaia di volumi per poter controllare da quel giorno in avanti le parole senza senso che gli venivano in mente alla mattina.
Questa storia la ricordo perché a me sta capitando la stessa cosa. Sarà una questione d’età, sarà la stagione, o magari c’entra l’alimentazione? Ogni mattina mi alzo e mentre mi lavo i denti, o scelgo le calze dal cassetto, o faccio colazione, quando ancora il cervello è mezzo addormentato, mi capita di ripetere mentalmente sempre la stessa parola, di solito una parola rara. Ed è solo dopo qualche tempo che mi accorgo di farlo. Improvvisamente mi chiedo: ma perché sto dicendo fra me e me, ogni pochi secondi Epidiapente? Ma che cazzo vuol dire? E’ una parola assurda che avrete già sentito solo se conoscete l’Offerta musicale di Bach. Ma io sono anni che non la sento, perché m’è venuta in mente oggi?
Sarà un collegamento emotivo? Sarà venuta fuori, misteriosamente, in un sogno che ho fatto? Oppure il fatto di interrogarmi sul suo significato, la prima volta che l’ho sentita, l’ha in qualche modo incisa nel cervello in modo più profondo di altre? E se è così, che cosa l’ha riportata alla superficie, senza collegamento apparente con la realtà di questo momento?
O semplicemente il cervello mi si sta spegnendo e questo non è altro che il corto circuito delle mie sinapsi?
Stamattina mi sono alzato, mi son trascinato in bagno, mi son visto allo specchio e ho pensato: lackadaisical.
Che avrò voluto dire?
UPDATE: devo a quel genio di miic la prova del fatto che la mia memoria è meno ferrea di quanto credevo: non era un Falpalà, ma un Barabù. Guardate i commenti…
La conseguenza più curiosa di questo (che in tuo onore potremmo chiamare effetto Falpalà :-) è che, spesso, alla sera ti rendi conto che la parola che hai avuto in mente per tutta il giorno era assolutamente azzeccata, e ha descritto alla perfezione la tua giornata, o un momento particolare di essa.
Bizzarrie della mente umana.
(per la cronaca: anch’io ricordo perfettamente le storie di Topolino della mia infanzia. Confesso però che continuo a leggerlo tuttora…)
Corrisponde. Ma occhio, il romanzo di Eco è ovviamente una parabola sulla senilità. Mi preoccupi, Ubu.
Dal dizionario della moda:
falpalà: s.m.
Sinonimo: balza
Guarnizione in tessuto, pizzo o altro materiale, arricciata e cucita su un capo.
qualcosa del tipo:
speriamo avercene coi gatti che soleggiato sconfina periodicamente dal diavolo che gennaio numerico inutili confuzioni falpalàte.
questa cosa mi preoccupa davvero…