Con 31 gradi centigradi in casa e il portatile che emana calore, oggetto rovente sotto le dita, improvvisamente un sistema di dettatura basato sul riconoscimento vocale non sembra una cattiva idea.
Sto perdendo lucidità, mi sembra. Mica per il caldo. Dico così, a livello esistenziale. E’ sempre tutto più sfocato. Improvvisamente mi sorprendo riflesso negli specchi, nelle vetrine dei negozi e mi dico: insomma sono diventato una di quelle persone che si fermano ad aspettare che le esperienze migliori cadano dal cielo? Una parte risponde: no, non lo sei diventato. Lo eri già.
Un’altra, più simpatica, non si lascia incantare e dice: hai fatto la spesa? Hai steso la biancheria? Hai finito quella cosa che devi consegnare domani? Hai chiamato questo e quello che dovevi sentire per uscir fuori a cena?
Magari no, non ho fatto nessuna di queste cose, ma almeno la smetto con le seghe mentali, con le grandi domande esistenziali che non portano a niente.
Perché bisogna essere grandi persone per portare dentro di sé grandi pensieri e saper rispondere alle grandi domande senza perdervisi dentro e girare a vuoto.
Io sopravvivo meglio un pensierino alla volta. E meno penso, meglio faccio.
Anzi guarda, fammi chiudere qui. Buona notte.
Faccia ancor meglio, scriva meno.
Oppure meglio, faccia lei.