La vita istruzioni per l'uso - article - Dubbio gusto

il blog di ubu

Dubbio gusto

Strane cose succedono con i libri. Capita per esempio che un giorno in cui arrivi troppo presto a un appuntamento decidi di ammazzare il tempo in libreria, e ne esci con due titoli presi a caso. Non sembrerebbero avere nulla in comune: uno è un saggio di un vecchio tedesco, Storia naturale della distruzione di W.G. Sebald. L’altro è il secondo romanzo di un boy wonder americano: Extremely loud & incredibly close di Jonathan Safran Foer.
Ed è leggendo il secondo che mi sono reso conto un po’ sgomento che entrambi i libri toccano, con precisione spaventosa, gli identici argomenti.

Mi è piaciuto, il romanzo di Foer. Mi è piaciuto talmente che l’altra sera mi sono ritrovato a letto a leggere, incollato alle pagine, invece di incontrare gli amici a due diversi appuntamenti. Giusto il tempo di chiamare per dire che non sarei uscito e poi ancora lì sul letto, ranicchiato a leggere.
Mettiamo le mani avanti: diciamo pure che ho la coda di paglia, che sono insicuro. Ma quando mi entusiasmo così tanto per un libro o un film ho subito paura di essermi sbagliato.
E se poi col tempo mi rendessi conto che si tratta di una stronzata colossale? – mi chiedo. E se poi arriva Labranca e dice, col suo solito tono sprezzante, che è la tipica merda da borsette? Sarò mica una borsetta anch’io? E se mi fosse piaciuto solo perché l’ho letto in inglese, e si sa che in inglese è tutto più figo, e mi son lasciato fregare? Arriva questo e con due angolofone perline colorate mi affascina e son già lì a svendergli l’America. Così son sempre un po’ cauto.
Mi dico: cerchiamo di avere una visione più ampia. Vedi cosa dicono gli altri. Allora annuso l’aria, guardo qualche sito, leggo le recensioni altrui e nel frattempo non riesco a non sentirmi anche un po’ vigliacco, per questo. L’altra parte di me dice: ma insomma non sei sicuro dei tuoi gusti? Cos’è, hai paura di un Labranca? Hai paura di tutta la blogosfera, di chi? Hai paura di difendere qualcosa a spada tratta anche se per tutti magari quel libro o quel film sono una cazzata colossale? – Cazzo no che non ho paura! dico io allora, battendo il pugno sul tavolo con maschia, ringalluzzita combattività. Cioè, insomma. Si fa per dire.
Così l’unica cura possibile in questo oscillare di opposte direzioni è prendere tempo, e lasciar sbollire l’entusiasmo incontenibile di quando chiudi l’ultima pagina di un libro che t’è piaciuto tanto.
Ho fatto così anche questa volta: l’ho finito giorni fa, ma ogni tanto il ricordo della voce narrante di questo piccolo protagonista del romanzo (un bambino di nove anni che assomiglia al narratore dello strano caso del cane ucciso a mezzanotte) m’è tornata in mente varie volte, mi sono ritrovato davanti diverse immagini di questa piccola grande storia.
Insomma leggetelo, fidatevi di ‘sto scrittore più giovane di me di sette anni (bastardo) e poi ditemi che ne pensate.

[Se poi siete di quelli che “annusano l’aria” come me, qui c’è la recensione di Sofri senior. E di Sebald parlano fra gli altri anche nazione indiana e Giuseppe Genna]

Macubu -   - 31. maggio 2005, 18:06
  1. ha
    giu 1, 00:53
     

    uhhh ma la pianti di fare woody allen?
    e poi che te frega dell’opinione altrui, altrimenti a che ti serve il blog? Se non a scriverci opinioni tue.
    Poi guarda lo sai che sono uno snobbone assurdo epperò le tue recensioni libresche mi han sempre trovato d’accordo.

  2. giu 3, 01:57
     

    storia naturale della distruzione l’ho appena letto anche io e mi e’ piaciuto assai. in quanto a safran foer, ho provato a leggere ogni cosa e’ illuminata e mi e’ parso infumabile, tanto che l’ho piantato li’.
    che commento del cazzo, eh?

  3. pedraz
    giu 10, 17:09
     

    Un uomo, critico letterario dilettante, entra in una libreria con un preciso, feroce obiettivo: ammazzare il tempo.
    Ma, per un’incredibile concatenazione di eventi, ne esce con due libri presi “a caso”. O così pare, finché non scopriamo che il personaggio in questione “a caso” non è in grado di scegliere nemmeno una patatina in un sacchetto. Uno dei due libri assolve a un compito ben preciso: raccontare a noi spettatori il dramma di un uomo in languida balìa dei suoi condizionamenti, una psiche devastata dalla missione impossibile di piacere e quindi piacersi e quindi piacere e quindi piacersi. Purtroppo il secondo tempo si trascina stancamente su questo registro fino alla prevedibile conclusione, in cui il protagonista decide di uccidere lo scrittore del libro perché più giovane, bello e bravo di lui.
    Dal tanto atteso secondo episodio della Trilogia Della Menata ci si aspettava di più.
    Solo chiacchiere e aperitivo, parafrasando ben altro cinema.__