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E tu a quanto vai?

Divido le giornate in giornate a marcia 6 e giornate a marcia 5.
Scommetto che a voi non capita, ma io per sapere come sto mi fido meno dei miei umori e più di certi parametri oggettivi. Come la marcia della bicicletta, per esempio.
Nel brevissimo tragitto che separa casa mia dal lavoro c’è una montagnetta, una piccola salita, qualcosa che cercherete altrimenti invano a Milano per interi chilometri quadrati. E’ alla fine di via venti settembre, quando la strada deve salire per aggirare le ferrovie nord. Su per quelle due piccole curve in certi giorni mi arrampico come per una scalata infinita, sudato e accalorato, alzandomi sui pedali. Altre volte quasi non me ne accorgo e le lascio indietro senza battere ciglio. Quando non faccio fatica e non devo scalare la marcia, allora è una giornata a marcia 6. Vuol dire che evidentemente ho dormito bene, ho ben mangiato, sono rilassato, non so. Fatto sta che ho più energie.
Un altro piccolo parametro di valutazione personale è invece di natura estetica: mi piacciono le persone che ho intorno? Se sto bene e sono di buonumore, chiunque incontro pedalando da casa al lavoro mi sembra bello, interessante, con una storia da raccontare che valga la pena di essere ascoltata. Se invece è una giornata no mi guardo intorno e mi sento circondato da una genìa di nani deformi, di mostri gobbi, di nipotini di Smeagol.
E inevitabilmente le due cose sono correlate, com’è ovvio: i giorni a marcia 5 sono anche quelli in cui il mondo mi sembra un brutto incubo, anzi un incubo faticoso, quelli a marcia 6 di solito mi regalano una Milano che in fondo non sembra così male, piena di gente tutto sommato interessante.
Il che dimostra, almeno a me, che la felicità è funzione dell’energia. O della marcia della bicicletta.

Macubu -   -  3 maggio 2005, 21:07
  1. 1758 battute per dire che uno certi giorni si alza bene e certi giorni male, attraverso un’affascinante osservazione delle proprie capacità ciclistiche e un’inquietante analisi
    della percezione dell’altrui apparenza.
    Riflessioni profonde destinate a lasciare un segno indelebile nei nostri processi mentali. Dai tempi di Catalano, nulla di così sorprendente.
    pedraz
    03/05/2005 23:04
     

  2. bravo Macubu: saperti ciclista metropolitano mi induce a pensare che anche per te ci siano ancora speranze! :)
    Ma addirittura leggere che in totale autonomia di ricerca tu abbia sviluppato un abbozzo della mia TEORIA DELLA GIORNATA IN BASE MARCIA accorda un inaspettato spessore scientifico a lavitaistruzioniperluso!
    Per spronarti ad approfondire la tematica ti cito alcuni dei teoremi fondamentali che compongono il più ampio affresco della TEORIA:

    teorema del peso
    o della spaccatura di
    marcia del mattino –
    marcia della sera =
    peso della giornata

    teorema dell’insoddisfazione
    o della notte brava
    numero di cambiate /
    tempo di percorrenza =
    insoddisfazione di base +
    numero di pedoni/vecchiette +
    sovrannumero di automobilisti molesti

    teorema dell’umidita’ costante
    o dello smarone sicuro
    umidità ascellare *
    condizioni meteo =
    costante

    in quanto

    la temperatura delle ascelle è direttamente proporzionale al numero delle pedalate

    ma la probabilità di pioggia è inversamente proporzionale al beneficio che ne trarrebbero le ascelle stesse

    corollario del briefing
    In caso di decisivo appuntamento di lavoro, se il luogo è vicino sarà tutta salita ripidissima, se è lontano diluvierà, se è a metà strada si bucherà una gomma

    corollario del meeting
    in caso di determinante appuntamento galante al buio, le probabilità di arrivare in orario in condizioni presentabili sono direttamente proporzionali a ciccia e brufoli del potenziale partner

    Nella speranza di incontrarci al prossimo simposio scientifico, ti saluto caramente!
    baghee
    04/05/2005 00:50
     

  3. non sai neanche chi sono i nine inch nails… la prima volta che ascoltati il primo album di Trent Reznor (e’ lui NIN) avevo solo 16 anni!!! pfu!
    04/05/2005 02:22
     

  4. in drowning by numbers, di peter greenaway, smut analizza la logica dei giorni della settimana classificandoli poi in giorni adatti per morire. i migliori sono i mercoledì. i giorni a marcia cinque mi sembrano davvero buoni per morire. un poco.
    djsoviet
    04/05/2005 03:00
     

  5. secondo me sono meglio quelli a marcia 6, magari stai attraversando la strada tutto sorridente e bum!, muori con il sorriso in faccia, sempre che ci sia ancora una faccia.
    04/05/2005 03:49
     

  6. Io non ho le marcie!
    05/05/2005 10:55
     

  7. E io a quanto vado? Ma pigli per il culo?
    Questa per me una giornata senza marce, anzi è proprio una giornata MARCIA.

    Mi son ritrovato (rincoglionito come pochi) in cucina alle 06.10 invece che alle 08.00 solo perchè quella puttana della mia sveglia ha deciso di cambiare orario nella notte. ZOCCOLA.

    Ma si può?
    Uno butta nel cesso 75 euro per una sveglia “radiocontrollata dall’orologio atomico di Ginevra” illudendosi di potersi dimenticare di ora legale/solare/fusorari e poi ‘sta qua decide di cambiare l’ora così? Ma io denuncio l’Oregon SSSientific!

    BAAAAAAAAASTTAAAAAAAARDI, VE LO DO IO L’OROLOGIO ATOMICO IN SUPPOSTE PERò.. pezzi di merda.

    oh.

    Macubu, scusa lo sfogo, ma è come quando ti cade la catena e finisci di colpo a gambe aperte sulla barra centrale della bici. Traumatico.

    cc1
    cc1
    05/05/2005 20:09