Divido le giornate in giornate a marcia 6 e giornate a marcia 5.
Scommetto che a voi non capita, ma io per sapere come sto mi fido meno dei miei umori e più di certi parametri oggettivi. Come la marcia della bicicletta, per esempio.
Nel brevissimo tragitto che separa casa mia dal lavoro c’è una montagnetta, una piccola salita, qualcosa che cercherete altrimenti invano a Milano per interi chilometri quadrati. E’ alla fine di via venti settembre, quando la strada deve salire per aggirare le ferrovie nord. Su per quelle due piccole curve in certi giorni mi arrampico come per una scalata infinita, sudato e accalorato, alzandomi sui pedali. Altre volte quasi non me ne accorgo e le lascio indietro senza battere ciglio. Quando non faccio fatica e non devo scalare la marcia, allora è una giornata a marcia 6. Vuol dire che evidentemente ho dormito bene, ho ben mangiato, sono rilassato, non so. Fatto sta che ho più energie.
Un altro piccolo parametro di valutazione personale è invece di natura estetica: mi piacciono le persone che ho intorno? Se sto bene e sono di buonumore, chiunque incontro pedalando da casa al lavoro mi sembra bello, interessante, con una storia da raccontare che valga la pena di essere ascoltata. Se invece è una giornata no mi guardo intorno e mi sento circondato da una genìa di nani deformi, di mostri gobbi, di nipotini di Smeagol.
E inevitabilmente le due cose sono correlate, com’è ovvio: i giorni a marcia 5 sono anche quelli in cui il mondo mi sembra un brutto incubo, anzi un incubo faticoso, quelli a marcia 6 di solito mi regalano una Milano che in fondo non sembra così male, piena di gente tutto sommato interessante.
Il che dimostra, almeno a me, che la felicità è funzione dell’energia. O della marcia della bicicletta.
della percezione dell’altrui apparenza.
Riflessioni profonde destinate a lasciare un segno indelebile nei nostri processi mentali. Dai tempi di Catalano, nulla di così sorprendente.
Ma addirittura leggere che in totale autonomia di ricerca tu abbia sviluppato un abbozzo della mia TEORIA DELLA GIORNATA IN BASE MARCIA accorda un inaspettato spessore scientifico a lavitaistruzioniperluso!
Per spronarti ad approfondire la tematica ti cito alcuni dei teoremi fondamentali che compongono il più ampio affresco della TEORIA:
teorema del peso
o della spaccatura di
marcia del mattino –
marcia della sera =
peso della giornata
teorema dell’insoddisfazione
o della notte brava
numero di cambiate /
tempo di percorrenza =
insoddisfazione di base +
numero di pedoni/vecchiette +
sovrannumero di automobilisti molesti
teorema dell’umidita’ costante
o dello smarone sicuro
umidità ascellare *
condizioni meteo =
costante
in quanto
la temperatura delle ascelle è direttamente proporzionale al numero delle pedalate
ma la probabilità di pioggia è inversamente proporzionale al beneficio che ne trarrebbero le ascelle stesse
corollario del briefing
In caso di decisivo appuntamento di lavoro, se il luogo è vicino sarà tutta salita ripidissima, se è lontano diluvierà, se è a metà strada si bucherà una gomma
corollario del meeting
in caso di determinante appuntamento galante al buio, le probabilità di arrivare in orario in condizioni presentabili sono direttamente proporzionali a ciccia e brufoli del potenziale partner
Nella speranza di incontrarci al prossimo simposio scientifico, ti saluto caramente!
Questa per me una giornata senza marce, anzi è proprio una giornata MARCIA.
Mi son ritrovato (rincoglionito come pochi) in cucina alle 06.10 invece che alle 08.00 solo perchè quella puttana della mia sveglia ha deciso di cambiare orario nella notte. ZOCCOLA.
Ma si può?
Uno butta nel cesso 75 euro per una sveglia “radiocontrollata dall’orologio atomico di Ginevra” illudendosi di potersi dimenticare di ora legale/solare/fusorari e poi ‘sta qua decide di cambiare l’ora così? Ma io denuncio l’Oregon SSSientific!
BAAAAAAAAASTTAAAAAAAARDI, VE LO DO IO L’OROLOGIO ATOMICO IN SUPPOSTE PERò.. pezzi di merda.
oh.
Macubu, scusa lo sfogo, ma è come quando ti cade la catena e finisci di colpo a gambe aperte sulla barra centrale della bici. Traumatico.
cc1