C’è un articolo di Zucconi, su Repubblica, che racconta un sacco di dettagli sul conclave che mi interessano da morire. Ormai non sono proprio più cattolico e direi nemmeno credente, ma non riesco a essere indifferente a tutto ciò che è rito, nella chiesa cattolica. Per certi versi, se si è indifferenti al piano spirituale, sembra essere proprio il rito a fondare la sacralità . Anzi le due cose nella pratica quasi coincidono. Così nel linguaggio della messa, o in certe espressioni verbali dei testi sacri, ritrovo un’aspirazione all’infinito che mi affascina, che sento antica e in qualche modo significativa, un tipo di fascinazione assimilabile a quella esercitata dalla poesia.
E niente nella chiesa è più sacrale, rituale e fondamentale del conclave, la riunione chiusa (cum e clavis stanza con la chiave, che si può chiudere), segreta e inaccessibile dove lo spirito santo opererebbe tramite i cardinali nella scelta del nuovo papa. Insomma, è la madre di tutte le riunioni occulte, una cosa à la Pynchon, alla David Lynch, il luogo dove si decide il destino del pianeta, dove a decidere, a sentir loro, è addirittura Dio! Mica un CEO qualunque. Che non sarà così nella realtà lo sappiamo bene, ma in questo cerimoniale tutto sembra affermarlo.
Sono soprattutto le piccole cose che mi affascinano: come saranno scritti i nomi dei cardinali sui seggi di legno approntati per l’occasione dentro la Cappella Sistina? Stampati su carta? Con che font? E con quale sistema di corde e carrucole si riesce a fare in modo che tutti i baldacchini cadano nello stesso momento tranne uno, quello dell’eletto?
E poi: è ancora in vigore la norma medievale per cui ai cardinali in conclave viene servito un solo pasto al giorno, e solo pane e acqua dal quinto giorno in poi, come ho letto addirittura su BoingBoing l’altro giorno? (Dubito, perché vista l’età dei cardinali, qualcuno potrebbe uscire da lì cadavere, più che papa.) E se non è più in vigore, che caspita mangeranno i cardinali? E dove? Su piccoli tavolini vicino ai loro scranni o potranno uscire dalla sala per pranzare lì a fianco come si deve?
E infine mi chiedo con un po’ di sgomento: ma cosa può provare una persona quando scopre di essere diventato papa? Che pensieri passano per la testa di un neo sovrano assoluto, l’ultimo rimasto sulla faccia della terra…? Sarà qualcosa tipo: “Ehi ma sono papa! Sono papa, proprio io, cazzo: IO! Pa-pa! Ora allargo subito la piscina… e basta suore polacche in cucina!”
Ve lo confesso: mi piacerebbe poter partecipare. E poi a me il rosso dona da dio.
UPDATE: in effetti un sacco di dettagli interessanti sono chiariti da questo bollettino (.pdf) scaricato dal sito del Vaticano. [Tra l’altro Vorrei farvi notare quanto sia precisa, puntuale e scorrevole la prosa di questi bollettini. Tutto il contrario di certe veline dell’ANSA o di certi trafiletti dei quotidiani…]
di pane e acqua dal quinto giorno in poi però non si parla. il problema + serio da risolvere pare sia quello di dare origine a una fumata bianca che sia “adeguata” (che quelle delle ultime elezioni evidentemente hanno lasciato a desiderare….).
e adesso su, esci a fare un aperitivo va…
Saltano così all’occhio che se da una parte della strada si esibisce un trans in paillettes con le zinne di fuori e dall’altra un porporato la gente si gira a guardare il porporato).