Ho portato un’amica americana (mia ospite in questi giorni) a casa di amici a vedere la finale di Sanremo tutti insieme. Le ho detto: vedrai l’Italia nazionalpopolare al suo peggio.
Non avevo idea che lo spettacolo sarebbe stato molto peggio di quanto pensassi, grazie alla provvidenziale ed essenziale diretta dall’aeroporto, con tanto di picchetto d’onore, Presidente della Repubblica, imposizione delle mani, toni sommessi e facce addolorate. (Proprio quella stessa diretta che era stata negata alle dimostrazioni per la liberazione della giornalista in questione.)
Così la mia amica ha visto l’Italia della canzonetta, dell’ipocrisia, della demagogia plateale e soprattutto della noia. Almeno adesso si vergogna un po’ meno del suo Bush.
Mi sembra un po’ troppo.
Si discute della decisione di mandare l’arrivo della bara in aereo in tv, per di più in diretta nazionale durante una competizione musicale seguita da 15 milioni di persone.
“Che schifo il calcio! Che schifo Sanremo! Che schifo il nazionalpopolare! Che Schifo tutto ciò che fa più del 5% di share”. Così sì che si riperdono le elezioni, caro Macubu.
Ma tanto per cambiare, caro Stan, sei fuori tema: il punto non è tanto il mio snobismo quanto il fatto che mostrare quelle immagini è stato un esercizio di pura retorica, di tremenda demagogia. Cara manu, chi seguiva il festival “con supponenza” era perfettamente informato della tragedia che si era svolta. E sarei stato d’accordissimo a mandare in diretta un servizio simile se la tragedia si fosse verificata durante il Festival. Ma così, quando tutto era successo, quando ormai il nostro agente era già morto, che senso aveva, quale valore aggiunto dava alla vicenda l’arrivo dell’aereo con il corpo a bordo? Era così urgente? Non era una notizia: era un esercizio di retorica: il patriottismo spiegato alle folle. Anzi imposto alle folle.
E la mia amica americana in questo momento è la persona più ferocemente anti-bush che conosco: lasciatemela stare.
Qualunquismo? Ok, qualunquismo.
Uomo Bastardo
Tra uno sputazzo e l’altro, spero di beccare in fronte i due ripugnanti giornalisti che, durante la diretta da Ciampino, hanno ricamato sulla giovane età dei due figli di Calipari con vocetta compunta.
Lo so, lo so, non me lo dite. Perdo le elezioni.
quando zappando sul telecomando
a onor del vero, Del Noce contorceva
la splendida Volare di Modugno
Da dietro con un un blues un po’ sfocato
la Zanicchi riportava in la maggiore
l’intera strofa dal vento rapita
Spallucce, Bonolis rimava che “questa è la vita”
Ora ditemi, tanta è la confusione:
era il festival della canzone
o una seduta dell’europarlamento?
E sì, lo so, perderò le elezioni.
E allora io alle 11 di mattina volevo seguire la ricetta della lepre salmistrata e gli scappellamenti demagogici sull’eroismo del giornalisti d’inchiesta me l’hanno interrotta. Quello che non si capisce è perché se 2 milioni di persone scendono in piazza a manifestare per la pace, allora sono la società civile che fa una scelta responsabile. Se invece 15 milioni di italiani scelgono di guardare Sanremo e non cambiano canale durante l’arrivo di Calipari (ne hanno la facoltà e l’intelligenza, soprattutto se, come dice Holaf “ll messaggio è ben poco subliminale e molto fazioso”) diventano immediatamente popolino morboso sul quale sputazzare. O una massa indefinita, passiva, spugnosa e priva di qualsiasi sensibilità critica, pronta ad assorbire qualunque cosa. Scusate l’insistenza ma quello che mi dà un po’ fastidio è la mancanza di rispetto, di fiducia, di affettuosa curiosità che tanti hanno per le persone. Per quelle della porta accanto, non solo per quelle che vivono a migliaia di chilometri, subendo l’orribile minaccia neocolonial-imperialistic-gendarm-americana.
Che dire? Sono io a essere tremendamente cinico e sputazzante, o magari sei tu a essere mostruosamente ingenuo?
E comunque finiamola di annoiare tutti: ora attraverso il corridoio e vengo di lì a spaccarti la faccia.
E mi sorge anche una domanda: ma se siamo così tanti a perdere le elezioni, perchè poi le perdiamo?
“La dolorosa conclusione del sequestro di Giuliana Sgrena ha pesato sulla chiusura del Festival. Si era perfino ipotizzato di sospendere la manifestazione, ma poi ha prevalso la linea Gasparri, “the show must go An”. Il fatto che il superospite venuto dall’estero fosse la salma di Nicola Calipari non è sembrato affatto di cattivo gusto, “Dopo Hugh Grant – ha confessato Bonolis – anche un cadavere sembra più sciolto”. ”
http://www.liaceli.com/
Potrebbe andare come traduzione o è troppo nazional-popolare?
http://kekkamannara.splinder.com
mi spiace dirlo ma la tua amica americana ha ben poco da rallegrarsi perché, per quanto governato da opportunistiche creature simili a muffe e a licheni, disposte a qualsiasi compromesso pur di mantenere le loro tristi poltroncine, questo paese (e te lo dice uno che è tutto tranne che patriottico) è storicamente e socialmente un milione di volte più evoluto degli stati uniti (durerà poco, visto che l’attuale presidente del consiglio si è fatto ribattezzare gorge berlusbush jr) e mi stupisce che proprio tu, che hai visitato gli states, possa esprimere un giudizio così infondato e qualunquista su questo argomento. L’Italia (e la televisione italiana) della canzonetta, dell’ipocrisia, della demagogia plateale e soprattutto della noia, è un Italia con una storia di democrazia impensabile per l’edonismo americano e quando, quest’estate, una mia amica americana mi disse che gli statunitensi pensano che l’Italia sia un po’ come il terzo mondo, io le risposi che bastava fare un giro per le strade di san Francisco dopo le 18.00 di sera per capire quale fosse il reale livello d’evoluzione dei figli di Colombo. Detto ciò, che l’arrivo del feretro su reti unificate fosse un’orrenda manipolazione mediatica, è indubbio. Ma ti invito a fare un giro sul satellite e guardare un paio di trasmissioni d’oltreoceano e di fare il paragone. PS: io mi sono goduto spassionatamente quest’edizione di Sanremo
chissenefrega
Mi auguro qualcosa di più tradizionale, tipo concerto a Napoli o recensione di un nuovo indispensabile gadget tecnologico.
Toto-post: il prossimo post sarà
1) Una recensione
2) Un sentimentalismo
3) Un’invettiva
4) La cronaca di un concerto
5) Un’osservazione dell’amica americana
6) Un ripensamento…
Scusa stella, ma te la dovevo proprio dire!
In tutto questo, sono a Pechino e si muore di freddo, con un vento a trenta gradi sotto zero che sembra di essere sulla Corazzata Potemkin…
bacio