Il silenzio, più lungo del solito su questo blog, è dovuto al fatto che mi è capitata sulla testa una tegola lavorativa niente male. Oh, beh, una più una meno… Stasera siamo in concerto a Genova: musica sacra. Scapperò dalla porta sul retro dell’ufficio, pedalerò fino a casa e poi mi getterò a tutta birra giù per le curve della solita, amata-odiata Serravalle per arrivare in tempo.
Ho sempre sognato di fare, prima o poi, la scena dell’artista che entra quando gli spettatori son già tutti lì che si sventagliano annoiati e inquieti con il programma del concerto e gli organizzatori sull’orlo di una crisi di nervi tempestano il mio cellulare di chiamate isteriche chiedendo spiegazioni e l’ansia sale e sale e sale finché eccomi: splendido e un po’ scarmigliato, entrare correndo nella sala da concerto accolto da un applauso simile a un sospiro di sollievo.
Sarebbe così, così... stupido, ecco. Mi sentirei proprio nel mio ruolo. Ma cosa stavo dicendo? Oh, sì che mi tocca lavorare un po’ sul serio, e che la sera sono distratto da un nuovo gadget che, LO GIURO, non mi sono comprato da solo e che non ho chiesto: è arrivato inaspettato. Questo. Sappiate che ascoltare le radio di internet sullo stereo di casa è una figata.
Però sì, devo ammetterlo la scena dell’arrivo in ritardo sul palcoscenico ti riuscirebbe benissimo. Certo dopo non saresti più scritturato da nessuno.
Amen
[dico sul serio]