A Milano c’è questa cosa che la gente si suicida sotto la metro. La città si paralizza, vedi i fiumi di persone in superficie, come formiche, seguire il tracciato della linea bloccata come fiutandone l’odore. Il traffico va in tilt, i vigili escono tutti insieme con le mascherine e i fischietti e si piazzano agli incroci.
Facendo il pubblicitario, ovviamente l’idea del suicidio mi ha sfiorato più volte, ma mi è difficile immaginare di voler scegliere un modo tanto cruento, tanto sanguinoso. Io sarei per qualcosa di meno invasivo della mia carne. Potendo scegliere…
Eppure un po’ li capisco, questi disperati. Vivendo in una città che schiaccia, che opprime, è come se volessero vendicarsi, diventare il granello di sabbia che inceppa il meccanismo. Come Charlot nell’ingranaggio, ma decisi a bloccarlo. E l’ingranaggio si blocca, infatti, come stamattina.
Solo che stamattina, mentre superavo in bici l’ingorgo al semaforo e la gente in fila mi son trovato di fronte, fuori dalla fermata di Conciliazione, l’ambulanza e l’auto della guardia medica. Il lettino col lenzuolino verde aspettava per terra in cima alle scale, i militi stavano dandosi da fare mentre la gente si affacciava curiosa guardando giù.
Ho avuto un brivido, ho accelerato guardando lontano.
Manca sempre quello zic, per raggiungere la perfezione.
a natale dev’essere dura per molti.