La vita istruzioni per l'uso - article - Minimali, anche nel testo.

il blog di ubu

Minimali, anche nel testo.

Ha aperto MUJI. L’amico nemmeno c’è stato, dice che è carino. Peccato solo per le altre 6245 persone presenti nel negozio che gli hanno impedito di vedere i prodotti. Torneremo. Intanto apro il catalogo e ammiro: gli oggetti sembrano tutti splendidi. Poi leggo i testi che sono sparsi qua e là. Cito a casaccio:

MUJI è nata nel 1980. Il concetto base e’ nella produzione di oggetti semplici e poco costosi per la vita quotidiana, attraverso l’utilizzo di un metodo di produzione semplice.

Oppure:

La qualità del divano letto in microfibra con il tappeto di pelo e un cuscino in cotone di organza, portano la morbidezza nuova e la calorosità e la tranquillità all’interno del Vostro soggiorno.

O anche:

I nostri scaffali in metallo, gli accessori e gli scaffali di colore grigio pallido “invisibile”, con un effetto di scomparire sullo sfondo.

Ma dico, il testo dovevano per forza farlo redigere dal traduttore automatico di Google?
E poi lungo tutto il catalogo la lettera è viene scritta sia così, com’è giusto, sia con l’apostrofo: e’ e ci sono un sacco di errorini qua e là. Il risultato è un lavoro alquanto approssimativo.
Potevano darlo a me: veniva approssimativo uguale, ma di sicuro gli costavo un terzo. E come minimo gli evitavo frasi tipo: Lo stuoino per arrotolare il sushi è una nuova aggiunta alla collezione ed è stato un suggerimento ‘kaizen’ di un cliente.
Kaizen?! A chi?

Macubu -   - 14 dicembre 2004, 10:57
  1. Sono parecchio curioso di vedere come sia il Muji italiano. E non dovrei esserlo: abitando in Giappone di Muji ne visito almeno un paio a settimana. Ma nel negozio di Milano c’è il ristorante? E vendono la casa prefabbricata?
    Sicuramente in Italia i prezzi saranno molto più alti rispetto a quelli giapponesi. Come a Parigi o Londra. Qui Muji è considerato come l’Ikea in Europa: cheap and not chic.
    Conosco la responsabile della traduzione. Sono abbastanza sicuro che non abbia ricevuto molti soldi per le sue fatiche.
    radical
    14/12/2004 13:52
     

  2. Il negozio è bello e sono già riuscito a farci compere due volte. Sono morto dal ridere quando nel catalogo ho visto che il “pouff” è diventato il “puffo”. Mi sembra di leggere le relazioni dei miei stidenti giapponesi.
    14/12/2004 20:44
     

  3. ma “alquanto” non si scrive con la K?
    misto
    14/12/2004 22:10
     

  4. La fattura del catalogo è perfettamente in linea con il concetto di “produzione di oggetti semplici e poco costosi per la vita quotidiana, attraverso l’utilizzo di un metodo di produzione semplice”, cioè, appunto, il traduttore automatico. Oppure è una fenomenale trappola in cui siamo caduti come sushi. Se fosse stato perfetto, chi ne avrebbe parlato? Sayonara
    14/12/2004 23:47
     

  5. Il famoso suggerimento del Kaizen :)
    15/12/2004 01:24
     

  6. posso dirlo? a me non è piaciuto. c’erano pochissime cose nuove e tutte un po’ troppo care.per l’abbigliamento meglio H&M o il caro vecchio Zara. per gli oggetti ho visto di meglio alla Rinascente (e non costava di più) oppure all’Upim e da Coin. Gl accappatoi made in China costano di più di quelli di Bassetti e sono meno allegri. bah, forse il meglio era già andato via ma non mi ha convinto affatto
    15/12/2004 01:31
     

  7. bentornato!!!!!!
    QUALCUNO mercoledì andrà in un CERTO POSTO e non mi ha detto ne crepa né sciopa. mbé???????????? :
    serotonina
    15/12/2004 03:07
     

  8. Io non ci sono ancora stato. Aspetterò i saldi. Quello di Parigi non mi (dis)piacque. Bellissima l’italianizzazione “puffo”. Era dai tempi di Armstrong—> Braccioforte che non ne trovavo di così ficcanti. Complimenti alla traduttrice (che per altro ho pure avuto anch’io il piacere di conoscere). Very radical.
    15/12/2004 10:47
     

  9. anche a me non è piaciuto affatto, troppo piccolo come superficie espositiva (l’arredamento è praticamente assente, tranne un letto in legno non male e dei divani invece orrendi), le pareti bianche sono già piene di segni, e gli oggetti sono proprio brutti ma brutti… l’abbigliamento poi è da comme des garçons di provincia. oltretutto è caro per quel che vende. insomma, una vera delusione. erano molto meglio koiwu o habitat. persino il reparto cancelleria mi ha deluso non poco. secondo me non dura.
    andy
    15/12/2004 20:48
     

  10. “Potevano darlo a me: veniva approssimativo uguale…”
    Suvvia, non si butti giù in questo modo!
    Come sempre, lei è troppo modesto.
    Oserei dire che la sua modestia è pari alla freschezza del suo scrivere, ma sicuramente lei giudicherà immodesto darmi ragione.
    pedraz
    15/12/2004 23:44