Ah, che meraviglia la vita di campagna! L’attività fisica, l’aria pungente, la sana alimentazione, il far-da-sé!
Ecco cosa raddrizza i rammolliti figli della metropoli, ecco come come dare nerbo agli smidollati impiegatucci padani, agli imbelli forzati dei reality show!
Guardate macubu, per esempio.
Non notate la maschia determinazione dello sguardo? La mascella forte e volitiva, il profilo del guerriero, il fisico possente? No? Beh, date tempo al tempo: il seme del cambiamento è stato gettato.
Sabato sera, infatti, sprezzante delle avverse condizioni meteorologiche, incurante del pericolo e sicuro del successo, il vostro decideva di passare la notte in solitudine nella casa fra gli ulivi. Lo spingeva l’amore delle nobili ed eroiche imprese, la prospettiva di una notte piacevole e silenziosa e soprattutto un’invincibile pigrizia.
Poche ore dopo aver deciso di restare, la tramontana, temibile vento di quella terra, si abbatteva tremenda sull’intera zona. Sotto lo sferzare incessante del vento, che avrebbe rovesciato innumerevoli alberi d’alto fusto su tutta la Riviera e costringeva in quello stesso momento alla chiusura dell’autostrada, macubu si accingeva a superare una notte che avrebbe messo a dura prova i suoi nervi.
Facciamo ora l’inventario degli elementi da film dell’orrore, ci sono tutti: la casa isolata in mezzo al bosco immerso nell’oscurità , le luci delle finestre che filtrano dalle persiane, la lampadina esterna sballottata dal vento, il mare senza luna frustato dalla tramontana che ulula tra gli ulivi e contro il tetto della casa.
La grande palma sbatte le sue lunghe frasche contro le persiane, gli spifferi delle finestre ululano all’unisono a ogni nuova raffica di vento e fuori dalla casa, là dove l’occhio umano non arriva a vedere, tutto sembra in costante, oscuro, inquieto movimento.
Nella casa deserta macubu accende il caminetto al primo tentativo, non si è stati scout per nulla. (Ci sarebbero stati anche i caloriferi a elettricità , ma allora veniva meno tutta la maschia determinazione eccetera eccetera.)
Sapendo che la temperatura sarebbe velocemente calata nel corso della notte, il Nostro decide di spingersi nelle zone buie del terreno circostante per rifornirsi di legname. Eccolo mentre si avvia in mezzo all’erba alta. Non vede chiaramente, perché ha dimenticato la pila. Che dico dimenticato! Non l’ha portata con sé perché un vero uomo non si affida certo a una torcia elettrica. Un Vero Uomo affronta il cammino con passo sicuro e fermo, forte della sua perfetta conoscenza dei luoghi.
Talmente forte della sua conoscenza dei luoghi da non ricordare affatto gli ultimi cambiamenti avvenuti. Come per esempio quella enorme buca profonda più di un metro scavata dagli operai per certe necessità della casa. Buca verso la quale il Nostro protende il passo sicuro e fermo.
Ed è con urlo profondamente maschile che macubu precipita nella voragine, ritrovandosi circondato dalla terra fino alla vita. E’ illeso, naturalmente, come solo una virile costituzione fisica o una tremenda botta di culo possono garantire.
Recuperato il combustibile, sotto forma di pesanti ceppi di legno da portare in casa con grande sforzo muscolare dentro a un cestino di vimini per non sporcare il maglione (dono della Madre dunque Sacro), ecco il Nostro mentre si barrica in casa, battendo i denti per il freddo, sperando che il vento non gli strappi il tetto da sopra la testa.
Messosi a letto, il nostro impavido eroe resta nel buio ad ascoltare. Il vento urla a raffiche ancora più forti. Intorno a lui tutto è oscurità , eccettuato il tenue bagliore del camino dal piano di sotto. E’ un’impressione, oppure nel vento ha colto delle voci umane? Sembrano adulti, poi donne. Sembrano frasi mozzate, parole, brani di conversazioni, canzoncine di bambini. E’ un’allucinazione? Le fronde degli ulivi scosse dalla tempesta sembrano un mare in burrasca, è difficile distinguere i suoni. Anche la casa sembra viva: il vento spinge le finestre, gli infissi gemono, i mobili scricchiolano. E il tanto sospirato silenzio?
Macubu tira su il lembo delle coperte e virilmente decide che non vuol sentire niente, preferisce non indagare sugli strani suoni e per amor del cielo non sentire più quelle strane voci. Si infagotta, chiude gli occhi e aspetta il sonno. Lo aspetterà per ore.
E’ stato un finesettimana piuttosto stancante.
Lo sapevo, e adesso purtroppo sei ancora vivo.
No,non me lo dire…toglieresti al racconto la parte più misteriosa e intrigante…
sei un grande.
Bacio
Baci