Ieri in piazza Duomo una o due centinaia di ragazzine e ragazzini assembrati davanti alla Galleria Emanuele guardano in alto estasiati, assetati di celebrità . A quanto pare lì si gira un programma di MTV e i babanetti, al settimo cielo, urlano tutti insieme quando qualcuno si affaccia e scandiscono Fe-de-ri-co!, Fe-de-ri-co! agitando uno striscione con lo stesso nome.
Proprio di fronte a loro, ma quattro o cinque secoli prima, in un bianco e nero molto seppiato, macubu sale sulla sua bicicletta stringendo a sé il ghiotto bottino di un cassetto mezzo nascosto di Ricordi: una partitura rara stampata nella ex-DDR del terzo libro dei madrigali di Gesualdo da Venosa e tutta la messa Se la face ay pale di Guillaume Dufay.
Se per caso un salto indietro nel tempo non vi spaventa troppo, sappiate che sabato questo alle ore 17.30 il qui presente sarà in concerto a Camogli. Programma: G. de Machaut La Messe de Notre Dame, J. Ockeghem Déploration sur la mort de Binchois, G. Dufay Lamentatio Sanctae Matris Ecclesiae Costantinopolitanae, J. Desprez Tu solus qui facis mirabilia, Tu pauperum refugium.
Un paio di millenni prima, dall’altra parte del Duomo, qualche centinaio di persone (dai bambini con mamma in tailleur alle vecchie ingioiellate ai barboni come me e Mignolo) facevano pazientemente la fila per vedere in anteprima un altro tipo di celebrità: i Miti Greci in esposizione a Palazzo Reale.
Un saluto
Chiara