Proprio dietro di me l’opera era in corso, e il Conte fingendo di essere ubriaco, cercava di farsi Rosina sotto gli occhi di Bartolo. Una vera rappresentazione, con orchestra e pubblico e tutto, nel teatrino dell’opera di Orvieto, estate di diversi anni fa (tanti, ormai, temo).
Io stavo seduto con la schiena contro la quinta, nel buio. Avevo scarpe coi tacchi, livrea con grossi bottoni dorati e mostrine dorate, parrucca, alto kepì nero con pennacchio e cerone in faccia: poco dopo sarei entrato in scena col coro a fare la forza, la polizia.
Improvvisamente arriva Figaro con la retina in testa, tutto sudato e col cerone spesso come cemento. Si siede a fianco a me, sullo stesso baule che sarà messo in scena l’atto successivo.
– Allora? E’ venuta la tua fidanzata a vederti?
Ohggesù, ci siamo. Non che ci sia niente da indovinare fra me e lui. Che lui sia gay lo sanno tutti, che lo sia io, beh, insomma, ce l’avrà anche lui un gaydar, o cosa? ‘somma alzo gli occhi al cielo, non c‘è altro da fare ora se non rispondere. Sussurro perché dietro di noi, a meno di due metri, Bartolo sta piantando un casino niente male.
– No, non è venuta.
– Hmm…
– Non ce l’ho una fidanzata.
– Ah. E come mai?
– Guarda, uno alla mia età se non ha una fidanzata o è davvero bruttissimo, oppure è frocio…
– E tu…
– Beh, non mi considero proprio un cesso.
Si agita sul baule e vorrebbe rispondere qualcosa di divertente, ma il maestro di scena lo acchiappa per la manica e lo spinge sotto i riflettori.
Il mattino dopo rientravo a Genova, ma nel frattempo avevo detto sì, con un po’ di titubanza, a un futuro invito a cena.
Qualche giorno dopo Figaro, tornato a Genova anche lui, mi telefona. Io ci ho riflettuto per bene: non è un brutto ragazzo, ma proprio non è il mio tipo. Confesso: è il mio primo invito fuori, in pratica. La cosa mi fa un po’ paura e soprattutto mi rendo conto di aver detto di sì più per la novità in sé che per l’interesse della persona. Voglio davvero finire a letto con lui? mi chiedo con la pruderie di un missionario del settecento. No, mi rispondo.
Glielo dico: facciamo che restiamo amici, guarda, è meglio.
– Ma almeno una cena fuori, dai, non puoi non accordarmela.
– No, certo, figurati. Però senti, stasera mi hanno invitato fuori. C‘è un amico cantautore che fa un concerto e poi si va tutti in pizzeria, vieni con me?
Dice sì.
Al concerto finisco seduto fra Figaro e un amico toscano del cantautore, mai visto prima. All’inizio non lo noto neppure, poi però lui mi rivolge la parola, chiacchieriamo. Figaro osserva in silenzio, io gli parlo appena, con indicibile maleducazione. Per di più il toscano non molla, si crea una strana intesa fatta di ironia e di battute veloci. Il cantautore indossa una maglietta del Maalox con tanto di fiamme indiavolate sullo stomaco: è un regalo del toscano e mi piace. Ne ridiamo insieme.
Al momento di lasciare la sala del concerto per andare in pizzeria mi avvio verso la macchina con gli amici e il sempre silenzioso Figaro. Il toscano mi insegue dicendo qualcosa come: ma insomma non mi saluti nemmeno!
– Ma ci vediamo in pizzeria!
– Vabbè ma non mi consideri…
E’ a questo punto che comincio a farmi qualche domanda. La presenza di Figaro si fa sempre più imbarazzante, probabilmente per entrambi.
In pizzeria siamo almeno quindici. Io siedo a un capotavola. Subito alla mia destra c‘è Figaro, a sinistra, due o tre persone più in là , il toscano. Il bellissimo toscano, mi rendo conto adesso. Nel capo di un quarto d’ora si crea fra me e lui un’intesa magica, la più immediata che ricordi nella mia vita. Di lui mi affascina tutto, e non facciamo che chiacchierare insieme, monopolizzando la conversazione al nostro capo del tavolo, dove Figaro è impegnato a guardare nel suo piatto. Non mi sento in colpa. Non sento niente, ascolto questo bel ragazzo moro, magro e vivace e gli rispondo, e intorno a lui tutto il resto ha un 20% di opacità in più...
Alla fine della cena sono completamente cotto. Impanato, soffritto e lesso.
Ci alziamo. Nella solita confusione del gruppo in piedi alla cassa lui mi avvicina. Ha in mano lo scontrino e sorridendo lo piega, me lo infila nel taschino della camicia e ci batte sopra col palmo della mano: “Ci vediamo!” e se ne va. Monta sulla sua Golf e torna in toscana.
Non sto nella pelle: mi ha lasciato il numero!
Imbarco Figaro in macchina e lo porto a 200 all’ora a casa sua. Quando arriviamo lui apre la portiera, scende, mi dice:
– Ma almeno un bacio potresti darmelo, però.
– Forse è meglio di no, dico io.
E parto a razzo.
Sono seduto macchina al buio, dopo aver parcheggiato. Devo tirar fuori lo scontrino dal taschino, per chiamarlo, ma aspetto un attimo: è stata una serata così strana, così nuova. Cerco di immaginarmi un discorso: le prime cose che gli dirò al telefono.
Poi tiro fuori lo scontrino.
E qui mi interrompo, perché questo ricordo che improvvisamente ho avuto voglia di raccontare è già troppo lungo per un post solo. Continua domani…
dire che sei perfido è poco.
non si lascia a metà una storia così!!!!!
UFFA
niente baci
andrea
indicibile maleducazione, si addice perfettamente alle soap interrotte (e a te naturalmente)
Ma lo scontrino col numero, te lo sei perso, vero?
che bello non vedo l’ora di leggere il secondo inserto di CIOE’!!!
Interruptus sul più bello! Malvagio! Ricorda che tra i tuoi lettori ci sono molti cervellini avidi…
mac, se tu fossi un vero figlio della cosmopolitan-generation, a questo punto dovresti aprire un blog collettivo intitolato “la mia prima volta”, quando raggiungi quota 50 prime volte pubblicarlo, fare un mucchio di soldi e convertirti nella versione gay di melissa p.