La vita istruzioni per l'uso - article - Una bellezza innaturale

il blog di ubu

Una bellezza innaturale

Entra in scena avvolta da un largo vestito arancione come una caramella e il pubblico l’applaude per cinque minuti buoni. E’ il tributo che si concede a prescindere alla celebrità. Cecilia Bartoli fin dal primo istante ti dà l’idea di una donna decisamente energica, ben piantata sulle gambe. Quando poi attacca a cantare sono le espressioni del viso che saltano subito all’occhio. Esagerate, iper-drammatiche, a volte ti chiedi se siano davvero necessarie. Strizza l’occhio, storce la bocca, aggrotta il sopracciglio. Poi però lasci perdere perché è il suo cantare, il suo espressivissimo cantare che ti colpisce.
Non ha un timbro meraviglioso, la Bartoli. Non è questo il suo punto di forza. Il suo più grande segreto è probabilmente l’impeccabile, inumana gestione del fiato, e una naturalità sorprendente nelle agilità.
E così nelle dolcissime arie lente di Glück riesce a farti venire i brividi con un cantare che qua e là sfiora il parlare, una grande capacità di immedesimazione nel ruolo. E mentre la ascolti (e la guardi!) capisci che come spesso capita nella vita, chi ha successo lo deve spesso oltre che al proprio talento, anche a una grande capacità di comunicazione. La Bartoli in questo è bravissima, ti porta esattamente dove vuole lei e sa calibrare molto bene la voce e l’espressione all’effetto che vuole raggiungere. E poi sa stare in scena molto, molto bene. E’ un animale da palcoscenico perfetto, sia detto con rispetto parlando.
Poi arriva la prima aria di bravura, piena di agilità, terribili quartine veloci come fucilate: Quel chiaro rio dall’opera La corona di Glück. E lì io che la Cecilia dal vivo non l’avevo mai sentita son rimasto a bocca aperta. L’agilità vocale è sorprendente, è perfetta. Quartine sparate a tutta velocità con ogni noterella perfettamente udibile, separata dalle altre. Meglio di uno strumento. L’intonazione è impeccabile. E poi lei ti fa quasi ridere, mentre si carica prima dell’ennesima raffica di quartine, saltellando sulle gambe, guardandosi intorno bellicosa, come se la frase musicale andasse affrontata come un corpo a corpo, uno scontro fisico. E forse, a pensarci bene, è proprio così.
Il pubblico non troppo specializzato non ha idea della fatica fisica mostruosa richiesta dal bel canto. E’ davvero un round all’ultimo sangue fra il cervello, l’orecchio e i polmoni, è lavoro duro, è fiato, è resistenza e concentrazione, è, soprattutto, solidissima tecnica.
E mentre ascolto queste arie di bravura sfoggiate con tanta sicurezza, mi trovo a riflettere sullo strano paradosso di questa voce che nasce dall’uso più innaturale possibile dell’apparato vocale. Perché questo è il bel canto: una tecnica affinatasi nei secoli per superare i limiti della voce e trasformarla in questo trascinante, inebriante, sovrumano strumento che proprio ora, qui davanti a me, m’incanta.

Macubu -   - 23 ottobre 2003, 09:11
  1. Che bello leggerti quando parli di musica. Ancora una volta mi hai fatto sentire una bestia in materia. Ecco, bell'amico che sei.
    23/10/2003 09:30
     

  2. Stupendo scoprire melomani anche fra i bloggers! Avevo ascoltato alla radio la polemica sul costo (non proprio modico) dei biglietti; da quanto scrivi mi par di capire che ne valesse la pena. :-)
    passim
    23/10/2003 22:19
     

  3. eppure, anche se lo stupefacente controllo della pi vertiginosa agilitˆ  quello che immediatamente colpisce nella Bartoli, la sua vera grandezza interpretativa si coglie nelle arie a contenuto quasi doloroso o elegiaco: prova ad ascoltare "Gelido in ogni vena..." dal Farnace di Vivaldi o l'aria dalla Clemenza di Tito dell'album dedicato a Gluck: "se mai senti spirarti...". Di quest'ultima c' anche una versione della Kozena, timbro sicuramente pi privileggiato di quello della Bartoli, ma manca la carne, il dolore umano, la vita insomma che la Bartoli sa infondere in un repertorio, come quello barocco, all'apparenza cos“ inattuale e stereotipato.
    tato
    25/10/2003 02:43
     

  4. S“ s“, tato, ma lo dico anche: si cala davvero bene nel personaggio. Se mai senti l'ha cantata al concerto... ;)
    25/10/2003 03:27