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Cose che si imparano in vacanza

A questo dovrebbe servire, l’estate: a pensare. Voglio dire, uno si prende un po’ di ferie e le usa per, come diciamo noi, rilassarsi. Ma rilassarsi da cosa?
Nelle lunghe giornate vuote fra gli ulivi, senza niente da fare, giocherellando con i libri e cercando di evitare certi lavoretti faticosissimi da fare nelle fasce (“A-ha! Allora qualcosa da fare c’era!” diranno i lettori più attenti e moralmente irreprensibili), l’unica cosa che provavo era una spossatezza incredibile. La voglia di dormire e di dormire ancora, nonostante non avessi fatto altro tutto il giorno. Non avevo mai pensato al sonno come a una droga, a una dipendenza. Invece ci assomiglia molto.
Mi son trovato a dover confessare a me stesso quella che probabilmente per tutti voi sarà una banalità, ma a cui io arrivo solo alla mia veneranda età: non è vero che se investi energie poi non te ne rimangono, è vero il contrario. Il corpo è una dinamo e più lo muovi, più accumula energie, entro limiti ragionevoli. Più gli chiedi e più ti dà. Se solo riuscissi a trasformare questa semplice convinzione in uno stimolo davvero efficace a combattere la mia proverbiale pigrizia. Sarà la mia pigrizia a perdermi, se già non l’ha fatto.
Un’altra lezione dell’estate, imparata tanto tempo fa, ma confermata quest’anno, è che anche se non organizzo niente per le vacanze alla fine qualcosa faccio sempre. Così è stato in queste vuote settimane di agosto, dove, del tutto inaspettatamente, è saltata fuori l’occasione della barca a vela. Per di più con amici di vecchia data, che fa sempre piacere. Insomma, mutatis mutandis, si potrebbe applicare la massima di quel tale famoso: Cercate prima il regno di dio e il resto vi sarà dato in aggiunta. Che potremmo tradurre come: trovate un modo non illegale di sbarcare il lunario, e i frills, o i fringe benefits verranno da soli. Il che è molto rassicurante.
Inoltre ho imparato che non se ne può più dei tatuaggi (e il mago Ottovolante mi perdoni per questo): li hanno tutti. Ma proprio tutti tutti tutti, e si assomigliano tremendamente l’uno con l’altro. Un incubo. Se vedo un altro filo spinato sul bicipite, proprio sotto la spalla, urlo. Ormai si attira l’attenzione a non averlo, un tatuaggio, e se dovesse andarmi male il mio cadavere verrà riconosciuto alla morgue dalla pelle candida e vergine d’inchiostri sottocutanei. Tatuator, noli me tangere.
Inoltre mi complimento con me stesso per essere tornato un po’ prima dell’ultimo giorno disponibile a Milano. E’ che alla galera, se hai passato qualche tempo fuori, devi riabituarti. Molto lentamente.

Macubu -   - 22 agosto 2004, 06:39
  1. Tesoro, se tu sei pigro io sono Homer Simpson.
    23/08/2004 23:08