Come graditissimo regalo di compleanno, ieri sera a. mi ha accompagnato al teatro degli Arcimboldi a vedere la Carmen. Una Carmen piuttosto convenzionale, senza incredibili emozioni, forse, ma con un cast davvero valido e un’orchestra e un coro come sempre di alto livello. Piacevole e appagante, insomma. Due cose mi hanno colpito: una è il fatto che Bizet sapesse scrivere così bene per l’orchestra, non me lo ricordavo. Il preludio all’atto terzo è una piccola gemma nascosta in quel grande tesoro di melodie che è quest’opera. La seconda è il teatro in sé: grande, comodo, luminoso, accogliente, tecnologico.
Mi ha lasciato con il dubbio: ma perché mai tornare alla Scala vera? Si sta tanto bene lì, che senso ha tornare ai piccoli spazi in piazza della Scala?
I tradizionalisti si stracceranno le vesti, ma io credo che sarebbe molto più sensato lasciare agli Arcimboldi le produzioni tipiche delle grandi opere dell’otto e novecento, e usare la piccola Scala per le operine del sei e sette. Pensate che bello sarebbe uno spazio apposito, nuovo e ben attrezzato pensato solo per il melodramma barocco, o per piccole produzioni contemporanee sperimentali, magari per qualche Zimmeroper (o Kammertheater?) di nuova concezione. Secondo me sarebbe una scelta meravigliosa e furba, e degna di una città che si pone l’obiettivo di avere una qualche rilevanza culturale.