I treni che partono da Milano per Genova lasciano sempre la Stazione Centrale dieci minuti dopo l’ora. Tranne che alle cinque, naturalmente.
Eran las cinco en punto de la tarde di venerdì pomeriggio e il mio treno si allontanava dal binario sotto il mio naso, le luci rosse lampeggianti come allegro marameo al mio fiatone.
Mi guardo intorno: c’è un treno per Livorno alle 17.05. Ho giusto il tempo di saltarci su che le porte si chiudono. E’ pieno zeppo e muoversi è impossibile, ma mi faccio largo per il corridoio fin giusto a metà del vagone. Se non altro son salito.
Poi il treno si ferma a Lambrate e penso: strano, non ferma mai a Lambrate.
Dal finestrino la gentile voce femminile della stazione mi chiarisce le idee: il treno effettua le fermate Lodi, Piacenza…
Ho sbagliato treno. Cazzo, cazzo, cazzo.
E’ il rocambolesco (o meglio fantozziano) inizio di un weekend peraltro abbastanza tranquillo. La prima notte estiva passata fra gli ulivi, in un silenzio a cui anelo come a un’oasi di calma nei milanesi sonni notturni, quando il tram sferraglia sotto le mie finestre alle due di notte, la musica antica, con le sue strane armonie del Quattrocento che cominciano a piacermi terribilmente, il decespugliatore, il mare.
E un ritorno in macchina, sorprendentemente. Sono il nuovo possessore di una Yaris usata dall’assurdo cambio semiautomatico. Prima fermata: il Carrefour alle porte di Milano, a comprare un Bloster.
Non servirà, ma intanto.