La vita istruzioni per l'uso - article - Emotional

il blog di ubu

Emotional

MacUbu martedì sera inforca la bicicletta lasciandosi dietro lavoro, casa, pensieri e pedala fino in via del Conservatorio.

Fa freddo, è già buio, intorno alla porta del civico Conservatorio Verdi si accalca già la gente benvestita, la popolazione sempre così prevedibile dei concerti di musica classica: anziane signore eleganti, anziani signori eleganti e più stanchi delle mogli, qualche sparuto eterosessuale single, coppiette visibilmente innamorate (pochissime), molte coppie di omosessuali di ogni età, e omosessuali single che arrivano in bicicletta malvestiti solo perché fa più snob.

E’ il concerto della Cappella della Pietà de’ Turchini, diretta da Antonio Florio. In programma musiche della Napoli del ‘600 e del ‘700.

C’è questa espressione che fa tanto Donna Moderna o psicologia d’accatto che è: “ritagliarsi uno spazio per sé”. Però ecco, è un po’ quello che pensavo di fare comprandomi l’abbonamento alla stagione barocca del Conservatorio. Quelle due ore, ogni tanto, per la precisione solo quattro volte l’anno, in cui vado, mi siedo lì e mi lascio trasportare dalla musica. Senza nessuno intorno, spegnendo quella parte socievole di me, il MacUbu da compagnia che spesso mi stanca e a volte trovo più straniante degli estranei stessi. Così mi siedo in una poltroncina in sesta fila (il posto è libero e da soli si trova ovunque) e mi guardo intorno, spio i volti delle persone. E’ terribilmente signorile un concerto di musica classica, qui da noi. Specialmente a Milano, specialmente in una sala brutta spoglia e fredda come quella del Conservatorio. Questa invece sarà musica napoletana, musica che veniva cantata in teatri sovraffollati e soffocanti, pieni di gente sudata che non aveva mai visto un deodorante in vita sua perché nessuno l’aveva ancora inventato, gente rumorosa, chiacchierona, che urlava e strepitava e rispondeva agli attori sul palcoscenico, gente pronta a insultarsi, a spingere, a fare l’occhiolino sotto le parrucche e fra candele che si sfanno, pronta a palparsi di nascosto. Chissà che spettacolo incredibile sarebbe oggi la platea di un teatro popolare della napoli secentesca. Chissà che galleria indimenticabile di caratteri e macchiette, di cicisbei, di nei finti e parrucche incipriate. Al paragone, tutto oggi, fra queste educate poltroncine blu, sembra più moscio, più rassegnato.
Ma tant’è. Loro sono in tanti, una piccola orchestra d’archi, un clavicembalo, una chitarra (suono che si sente troppo raramente insieme agli archi ed è invece bellissimo), una scenografica tiorba. E poi ci sono il direttore e i sei cantanti.

Sono bravi, è evidente fin dall’inizio: suonano bene, con qualche stonaturina degli archi nella prima parte, dovuta forse a una non perfetta accordatura degli strumenti (infatti poi dopo la pausa si accordano a lungo) e cantano bene, ma soprattutto con anima. E niente leggii, niente spartiti: i cantanti, come dev’essere, sono sempre in piedi e cantano a memoria, e così, per dire, mentre una delle tre soprano sta cantando un’aria di Pergolesi, i tre uomini si alzano in silenzio e si avvicinano al palco, per iniziare un altro pezzo subito dopo la fine dell’aria senza lasciare lo spazio all’applauso. Così gli applausi giungono solo alla fine dei cinque diversi quadri tematici in cui è organizzato il concerto.
Questa in realtà non è una recensione, per cui dirò solo che quasi tutti i cantanti sono eccellenti, che i musicisti agli strumenti sono splendidi e che la scelta del repertorio è davvero inconsueta e affascinante. Basta menzionare un acrobatico, meraviglioso duetto tratto da Montezuma, ovvero la conquista del Messico. Una per me assolutamente inedita opera seria di Giovan Francesco De Majo, musicista napoletano del ‘700, all’epoca celeberrimo. Mi è venuta voglia di ascoltarla tutta intera e cercherò qualche fonte.

In realtà io volevo parlare solo di un momento. Di quando nell’ultimo quadro, quello dedicato alle tarantelle e alle musiche popolari, improvvisamente uno dei baritoni si alza dalla sua sedia, la prende e la trascina con sé fino al bordo del palco e ci si siede. E in quel momento la chitarra, la tiorba e il basso continuo attaccano una sorta di tarantella triste, se una cosa simile può esistere. Mannaggia a me che ho lasciato il programma in sala, ora non ho più né il nome, né l’autore né il testo.
Lui, il cantante, sta seduto a gambe unite, le mani in grembo. Quando attacca a cantare è come se nelle mie viscere scendesse il Mastrolindo. Mi sciolgo. Perché questo è un canto che non ha niente a che fare con i pezzi di bravura da palcoscenico di città, qui non c’è il melodramma, non c’è scena, è solo intensità, è qualcosa che non ha nulla di artefatto. Io lo so che è napoletano, ma questa nenia triste, lamentosa sembra quasi arabo, sembra la lingua dei bambini. E improvvisamente il teatro diventa silenzioso come una tomba e tutti tratteniamo il respiro. Perché questa musica non è un canto, è il canto, la voce primigenia della terra, qualcosa di prima di tutti noi e che vivrà in eterno, passione, forza e debolezza insieme, una nostalgia forte come la piena di un fiume e dolce e impalpabile come zucchero filato.
E così, mentre sto seduto silenziosamente fra due poltroncine vuote, a bocca aperta, dimentico del teatro intorno, mi sembra di essere altrove, e mi si forma in testa questa scena: io seduto gambe penzoloni dal bordo di una vecchia barca di legno, i piedi che sfiorano la superficie dell’acqua, azzurra e limpida. E questa musica mi chiama, canto delle sirene portato dal vento, verso una terra di cui sento forte la nostalgia e che non ho mai visto. Ed è in quel momento che a me, quasi senza che me ne accorgessi, ecco, lo dico con un po’ di pudore, è in quel momento che mi son spuntati i lucciconi.

Macubu -   - 17 ottobre 2003, 02:35
  1. i lucciconi sono spuntati (insieme alla pelle d'oca) anche a me che leggevo.
    austen
    17/10/2003 03:26
     

  2. sniff sniff (tiro su il moccico del naso, ke pensavi?), asciugo il lacrimone che e' colato anche sul risvolto della giacca di cashemere..... come le racconti tu macubu non le sa raccontare nessuno!
    17/10/2003 08:41
     

  3. Brav˜!
    17/10/2003 21:38
     

  4. ho aggiunto un link sul mio blog ciao
    600
    17/10/2003 22:07
     

  5. complimenti!!! SENZA PAROLE
    Sa
    18/10/2003 00:45