La vita istruzioni per l'uso - article - Er, chez nous

il blog di ubu

Er, chez nous

Beh, alla GRSC in un modo o nell’altro siamo sopravvissuti. Ma chi lo dice che viviamo una vita senza emozioni, eh? Sciocchezze, ci abbiamo una vita, noi, che ER ci fa una sega. Con rispetto parlando.

Quando entriamo nella Stanza del Capo l’aria è di quelle serie, il cliente è lì lì per lasciarci, siamo con le pezze al culo. Qui il conto va rianimato come si deve, ci vuole una roba forte, di quelle che spaccano, cose memorabili! Fichissime! Insomma qualcosa! Aiuto! Perché gli account ci tengono a questo cliente e il Capo segue di persona la vicenda, anzi sta per arrivare proprio lui, proprio qui! L’aria freme di tensione.

Stacco: interno del Pronto Soccorso, le porte si spalancano, entrano come forsennati quelli della Pronto Intervento con una barella: Carter, la Weaver, e i paramedici gli corrono incontro
-Donna! Bianca! Sedici anni, trauma cranico multiplo, possibili lesioni interne, mancanza di polso… -Cos’è successo? – chiede Carter mentre corrono verso la sala 2… -Investita sulla strisce, sulla 47esima!
-Al mio tre…uno due tre! -dice la Weaver, mentre sistemano la ragazza sul lettino. Si accende la lampada, Carter e la Weaver hanno già il camice… -Dov’è Green? -Fuori, Carter. Te la senti?
Carter nemmeno risponde: non c’è polso, e sta già intubando la paziente…


Seduti tutti intorno al tavolo del Capo guardiamo le varie proposte e dopo un po’ di tira e molla sui volti si disegna un’espressione serena. Ce l’abbiamo! Una campagna quadrata, magari non proprio creativa, anzi è una cagata ma chissenefrega: funziona! Ci sono in ballo miliardi, mica sottilette. E poi è anche l’unica proposta rimasta dopo che il Capo aveva detto: “Basta coll’ironia, è un’azienda seria, non c’è un cazzo da ridere! Voglio roba becera!”
Beh, ce l’abbiamo. Per la tensione abbiamo perso ognuno due chili e mezzo, ma siamo felici. Ora si tratta solo di uscire indenni da qui. Presto.

Stacco: sala operatoria. L’infermiera nera grassa guarda Carter con malcelata approvazione: -90 su 120, dottore. La Weaver si sfila gli occhialoni e zampetta intorno al lettino -Ottimo lavoro, Carter, direi che è stabile, parla tu con la famiglia, per favore. E vai a vedere quel paziente alla 5.
Il dottorino Carter è stanco, si appoggia per un attimo al lettino, guarda in volto la paziente. E’ conciata maluccio, anzi è proprio mal presa, ma se non altro se la caverà... Esce fiducioso a cercare i genitori.


Stiamo per cambiare argomento, anzi stiamo quasi per uscire quando qualche Sales Director o Senior Manager o stronzo simile entra nella stanza, dà un’occhiata e butta lì: “Ma non l’avevamo presentata l’anno scorso un’idea con dei ragazzi che fanno aquagym?” Bum.
-E chi cazzo lo sapeva?! grido io: -Nessuno che dica mai niente, ma chi comanda qui, Paperino?? – Niente da fare: lo sguardo di tutti zumma contemporaneamente sui nostri layout, le facce si fanno scure e mille campanelli d’allarme scattano all’improvviso nella mia testa…

Stacco: la sala d’aspetto del Pronto Soccorso. I genitori sembrano un po’ rassicurati, Carter ha in mano una lattina di aranciata e ascolta il padre: -Lo sa dio cosa non faremmo per quella ragazza… i sacrifici, i problemi. Non è facile la vita per un insulino-dipendente, ma per i genitori è ancora peggio. Carter sbianca. Si alza in piedi. -Che cos’ha detto? – I genitori si allarmano: -E’ diabetica! Ma, ma… non gliel’hanno comunicato? Carter incredulo scatta correndo verso la sala 2 -O mio dio, mio dio…
Stacco: zoom drammatico sulla porta verde della sala operatoria: proprio mentre Carter sta arrivando, si spalanca. Primo piano dell’infermiera nera, spaventata: -Dottore!
Dietro di lei, il monitor grida un BEEEP! terrorizzante…


-Ma non è affatto la stessa cosa! – sto dicendo io – ok, fanno aquagym, ma sono in una piscina al mare, non in campagna! E’ diversissimo! – ...osservano le campagne una vicina all’altra, e cerco di resistere in tutti i modi, ma quelli non mollano: -L’anno scorso dicevamo “Il gusto nuovo della frutta”, quest’anno hai scritto “Il nuovo gusto alla frutta”... -Appunto è una cruciale inversione di senso! Così stressiamo la nuova varietà al pisello! Non ha niente a che vedere con quella campagna lì!
Ma sento che sto perdendo terreno, i colleghi seduti al mio fianco cominciano ad allontanare la seggiola. Le forze ormai mi mancano, la disperazione mi ingoia: non voglio lavorare nel weekend, non voglio, non voglio, non voglio… alla fine delle mani pietose mi strappano i fogli dalle mani, mi consolano. – Dai, potreste recuperare la storia con la sfilata di moda nella fattoria, no?... a pensarci bene mi sembra un’idea coraggiosa! -Ma se due minuti fa l’hai chiamata una merda grottesca! -Sì, ma non mentalizzarti sulle parole, magari cambiando qualche dettaglio… ...ma tutte le voci si allontanano. Riesco a pensare solo al fatto che ci tocca ricominciare da capo: non ce la farò mai, lo so. Voglio morire.

Stacco: -Ma dottore… -Ho detto carica a 150! urla Carter con le piastre del defibrillatore in mano… -Libera! Il corpo della paziente si contrae sul lettino, sotto la scarica. Ma la linea sul monitor resta piatta… L’infermiera continua a comprimere il sacco respiratorio a intervalli regolari, Carter ora prova col massaggio cardiaco. Entra la Weaver, vede quello che sta succedendo e ha uno dei suoi rari momenti di umanità, si avvicina a Carter, gli mette la mano sul braccio, gli dice dolcemente: -John… John. Ci hai provato.
Carter si ferma, si rende conto, abbassa la testa. Mentre le infermiere staccano i monitor, spengono la luce e la Weaver si allontana, Carter si toglie i guanti con un gesto di stizza e di tristezza.
-Ora del decesso…


Notte. I corridoi dell’agenzia sono deserti, non si sente un rumore in tutto il piano, restono solo quelli delle pulizie e due creativi sfigati. Chi guardasse il tetro palazzo da fuori, adesso, magari passando davanti in bicicletta, vedrebbe solo quella lucetta lassù da sola nel buio e d’istinto proverebbe un brivido di freddo, si stringerebbe il cappotto e la sciarpa, e pedalerebbe più veloce.
Per tornare a casa, lui.

Macubu -   -  7. febbraio 2003, 00:19