C’era questa cosa del triangolo del fuoco, quella volta che sono andato a fare il corso da pompiere. Mi hanno messo una tuta rossa, m’han dato in mano un estintore. Immaginatevi la scena, io che spengo il fuoco con l’estintore. Oppure con la bombola e la maschera antigas mentre mi aggiro per la stanza invasa dal fumo. Ma questa è un’altra storia: adesso non c’entra niente.
Dicevo che c’era questa cosa del triangolo del fuoco, quando abbiam fatto la teoria. E la teoria del triangolo del fuoco dice che se vuoi far qualcosa per spegnere un incendio devi intervenire su uno dei suoi tre lati. I tre lati sono il combustibile, il comburente, e il calore.
Il comburente è l’aria, in genere. Il Grisù della situazione per spegnere o rallentare l’incendio può sparare acqua, ad esempio. E non perché l’acqua spegne le fiamme, ma perché abbassa il calore. Oppure può usare le cariche esplosive per togliere l’aria. Oppure può in qualche modo sottrarre il combustibile.
Insomma: si agisce su uno dei fattori del triangolo.
E con le fiamme non c’entra nulla, ma io oggi per un attimo ho riflettuto sul mio personale triangolo del lavoro. Il triangolo del lavoro ha tre lati: tempo-fatica, clienti, stipendio. Io sto lavorando su clienti di merda, con ritmi allucinanti per uno stipendio da fame. Non ci siamo. Una (almeno una) di queste cose deve cambiare.
E per cambiare e raggiungere uno stato di equilibrio soddisfacente si deve intervenire su uno di questi lati. Cioè, io in realtà vorrei una rivoluzione di tutti e tre, ma anche gli incendi in fondo non si spengono in un attimo.