Siamo lì in questa chiesa umidissima e ghiacciata, con il freddo che ti sale nelle ossa e per l’ennesima volta ripetiamo il pezzo: La nuit froide et sombre, couvrant d’obscure ombre la terre et les cieux, aussi doux que miel, fait couler du ciel le sommeil aux yeux… eccetera eccetera.
E questa è la parte fisica e spirituale insieme, lo sforzo materiale. Dopo viene lo sforzo d’ascolto e di tecnica, quando metti insieme le cose.
Fra le due ci sta anche il momento di gioco. Cosa vien fuori se sovrapponi uno sull’altro tutti i take presi di questo pezzo?
Il risultato è qualcosa di strano, evocativo e inquietante, intimo e lontano, antico e assolutamente moderno insieme. Si sentono i respiri e le stonature, si sente parlare, perché qualche take è solo parziale, si sente anche la splendida chiusa finale, che non poteva che toccare al basso: “questa è da buttare.”