Finito di leggere un altro (l’ennesimo) libro di Iris Murdoch, scrittrice di cui forse ho già parlato. Tipo 87 volte.
Questa volta era Under the Net, il suo primo romanzo, uscito se non erro nel ‘54.
Non so mica spiegare perché mi piace tanto, la Murdoch. E’ che sembra sempre lì per dirti qualcosa di incredibile, per farti una rivelazione epocale. E mentre leggi c’è sempre questa lucina d’emergenza accesa in testa che vuol dire: Attenzione, il passaggio da Lei appena letto contiene rivelazioni filosofiche, metafisiche e narrative Davvero Importanti, ma tu continui con la lettura senza star troppo a riflettere perché la storia avanza, perché succedono sempre delle cose e in questo modo arrivi alla fine e hai come l’impressione di avere imparato qualcosa ma tuo malgrado, senza capirla.
Scrittura come vita: ti capita qualcosa e soltanto anni dopo, quando ti volti a guardarla, capisci che lì c’era una lezione, e che forse non l’hai colta. Non so, è una sensazione strana, inafferrabile, come un basso continuo, un leggero pulsare della mente che ti accompagna per tutto il libro e a cui non fai caso. Ma quando finisce, ecco che ti manca.
E in fondo non è un effetto da poco, per un romanzo.
Oh, e cambiando completamente genere, ecco una simpatica foto del mio posto di lavoro che domani verrà abbandonato (ci trasferiamo su un altro piano). Come potete vedere, ho messo a frutto il link del Rasterbator.
Quello che vedete appeso al muro è Mark. Dite ciao a Mark.
[NB: L’immagine è stata rimossa, come l’originale.]
Mac, che disordine! Vergognati!