Esco di casa per andare a Genova e passando do un’occhiata. Quello che vedo non mi getta nemmeno più nello sconforto, non mi fermo neppure: anche quello che restava della mia bici è stato portato via. Fregato, non è rimasto nulla.
Quindi zero: non ho più mezzi di trasporto. Beh, forse a Genova mi son rimasti dei pattini. Usarli a Genova non aveva senso, ma qui a Milano, chissà .
Sto cercando un buon esorcista, perché non si sa mai.
Poi in viaggio come al solito i pensieri corrono, non stanno mai fermi, proprio come il treno. Un momento. Questo treno è fermo invece. In piena campagna. “Guasto tecnico alla stazione di Voghera.” Fermi 40 minuti. Il bello è che mi trovavo sul treno precedente a quello che avrei dovuto prendere: avevano tutti un ritardo di mezz’ora. Quindi in realtà il treno viaggiava con 80 minuti di ritardo. “Signora mia quando c’era Lui si stava tutti meglio.”
Fermi a Tortona guardo fuori dal finestrino e vedo che il palazzo in cui hanno vissuto e sono morti entrambi i miei nonni paterni è in ristrutturazione. Sta proprio accanto alla stazione, dal terrazzino del bagno guardavo passare i treni. Questo genera tutta una serie di profonde riflessioni sulla vita e sulla morte, sul fatto che i miei nonni si son lasciati morire, così, uno dopo l’altro, sul fatto che mi sembra di essermi chiuso in gabbia, di non vivere come vorrei, sul fatto che il tempo passa e io mi sento irrisolto come non mai, sempre lì lì per compiere una scelta significativa, per poi dimenticarmene e cambiare canale, lo zapping della mia vita.
Poi il treno riparte e mi rendo conto che ero a Pavia.
Nessun Intercity ferma a Tortona: ergo, non era la casa dei nonni.
Ho fatto profonde riflessioni esistenziali basate su premesse sbagliate.

però MscUbu, tu dovresti lasciare meno libertà ai tuoi pensieri; oppure dargli retta e vivere come vorresti. ok, per oggi ho finito le sciocchezze.