Il sellino me l’hanno rubato da più di un mese. Ho usato con me stesso le peggiori scuse, mi son detto che non ho mai tempo, l’ho ignorata per settimane, passandole davanti ogni giorno uscendo da casa, rimpiangendo il fatto di non poterla usare.
Lei era sempre lì, la mia povera bici, che non ha e non trova un posto nel cortile di casa.
Senza il suo sellino, abbandonata al suo paletto, sembrava uno strano essere vivente senza testa e senza occhi.
Ieri sera tornando a casa il nuovo choc: m’han fregato anche la ruota anteriore.
Così la mia povera bici sembra davvero un rottame, un rifiuto: inginocchiata a terra, sporca, senza pezzi, sembra non avere più un padrone. Le passo davanti e me ne vergogno. Questa settimana quando mai avrò il tempo di metterla sulla macchina e portarla ad aggiustare? So già che passerà ancora del tempo.
Però la guardo e mi intristisco. Lei sembra dirmi: vedi? Sono l’immagine di tutte quelle cose per cui non ti dai da fare, per cui non ti affezioni. Anche tu ogni tanto ti lasci andare a rotoli.
Vabbè, insomma, ti porto ad aggiustare, lo prometto, mountain bike. Tornerai più bella di prima, ti troverò una catena anche per la ruota davanti, per farti dormire più tranquilla.
E finalmente tornerò a rischiare la morte ogni giorno, a ogni incrocio.
Dai che si fa la massa critica.