Io lo sapevo che non dovevo andarci. Mi ci hanno costretto, anzi nemmeno: mi ci hanno portato con l’inganno.
Prima però sono andato a cena. Ho preso un filetto di manzo alla crema di funghi porcini che non era davvero niente male. Però.
Però era tanta carne, ed era praticamente al sangue. E io la carne al sangue faccio un po’ fatica a digerirla.
Poi mi trascinano nella trappola. Entriamo in sala. E una delle prime frasi del film è: “Ma tu non hai paura con questa fusione?”
E allora sbotto: “ma cazzo ragazzi, ma cosa mi avete portato a vedere?!” Porca puttana, un film sul mobbing e sui disastri che succedono a un’azienda quando viene fusa con un’altra? Cosa c‘è di peggio da far vedere a me che sto vivendo la stessa situazione?!
Ho la digestione pesante. Comincio a sentire caldo. Gran parte del film è girato, soprattutto all’interno dell’azienda, con la telecamera a mano che balla di qua e di là . Facce tremende dei colleghi, sguardi spenti, umiliazioni sottili ma terribili che si moltiplicano, senza speranza, senza respiro. Passi traballanti lungo corridoi disumanizzanti e spogli, frasi che pesano come macigni, solitudine, disperazione che si accumula come la neve prima di una slavina, rapporti umani che non reggono allo stress, e poi paura, senso di abbandono, di perdita di senso e di orientamento.
Il mio stomaco non regge. La pressione mi crolla. Mi sento male, sussurro (peccato mortale!) a marquant. Mi alzo e devo uscire, sto sudando freddo e mi sento malissimo.
Vago per l’Anteo finché non trovo un cesso e mi appoggio con la mano sul muro. Riacquisto colore e polso, credo. Mi rimetto il golf che m’ero tolto sudando. Esco e trovo a. che era venuto a cercarmi, preoccupato.
Il film finisce bene, grazie a dio, ma che fatica. Secondo me ha un po’ il difetto di essere fatto apposta per farti star male, e in più mentre lo guardi sai benissimo che quello che vedi è una storia vera, raccolta dai sindacati di Roma (se ho capito bene). Se avete stomaco andate a vederlo, fa paura.
E comunque non era mica la prima volta: sto diventando facilmente impressionabile. In Face off era stata la scena dello scambio di faccia. Ho visto il bisturi che incideva la pelle del volto di Nicholas Cage, ho visto la ventosa che strappava via la faccia di Travolta e ho chiesto permesso. S‘è alzata tutta la fila e io sono uscito dalla sala e mi sono sdraiato sui divani del corridoio appena fuori, sotto l’occhio indifferente del venditore di noccioline e gelatini. Stavo per svenire, credo.
Un’altra volta fu Schindler’s List, che vidi in un cinema di Amburgo, in una sala pienissima e silenziosa come una tomba. La scena dello sgombero del ghetto di Varsavia. Non uscii, ma sudai orribilmente tutto il tempo. E poi c‘è stata quella cagata di the blair witch project che mi ha dato la nausea per via della camera a mano.
Devo stare attento. Il cinema mi fa male.