Tutto comincia con Paolo Colonna e il qui presente che vagano per viale Monza…
macubu: che numero è?
colonna (imperturbabile): 137
macubu: ah, sì, guarda ci son delle finestre con fuori le bandiere con l’arcobaleno, dev’essere proprio qui.
colonna: meno male perché siamo in ritardo… ehi, ma…
macubu: ...ma… ma non è un arcobaleno…
colonna: no, è... ehm… è...
macubu: la bandiera di Forza Italia?!?
Gianni e Pinotto si sono persi.
Vaghiamo per il portone della sede di Forza Italia: da nessuna parte c’è scritto Gay.tv.
colonna: eppure sono sicuro, dev’essere proprio il 137!
Passano giovanotti di ogni tipo, molti dei quali potrebbero benissimo essere impiegati della tivù, ma a nessuno osiamo chiedere. Fuori ci sono i Carabinieri, mitra spianato. – colonna: lo chiedo a loro, se sanno dov’è? – macubu: dammi il tempo di allontanarmi…
Alla fine, dopo la richiesta di aiuto a vari amici da casa, come marquant e il giornalaio triste individuiamo la porticina e ci infiliamo dentro, in clamoroso ritardo. – Ah, siete voi! Mattia vi aspetta – dice la ragazza alla reception. E infatti poco dopo eccolo Mattia, il conduttore, che arriva a prenderci: è alto, dinoccolato, veloce. Ha molta fretta e l’impressione che ho è che faccia tutto in Fast-forward.
In men che non si dica attraversiamo i bei locali di Gay.tv. Che sono proprio come te li immagini, pieni di ragazzi giovani, presumibilmente gay; dinamici; non troppo illuminati (il corridoio mi ha fatto pensare a labirinti da dark, tanto per dire), e pieni zeppi di foto di begli uomini appese ai muri. Così tante fotine ritagliate dai giornali non le avevo viste nemmeno nei cubicoli delle segretarie più represse. Ma l’effetto è divertente: si respira un buona energia.
Ci troviamo in un attimo seduti su due seggioline negli uffici, mentre Mattia ci spiega che si deve fare: i microfoni sono sempre aperti, per cui occhio a non parlare quando non si deve, saremo sempre inquadrati per cui niente movimenti strani.
Poi si parla un po’ di blog, discutiamo le domande in modo molto generale.
Mattia ha studiato, s’è letto Tom e altri blog e mi fa aprire sul suo computer quello di Linguafranca per mostrarmi il commento che ha lasciato. Mi diverte il fatto che dice sempre “web-log”. Pronuncia anche il trattino, giuro.
In studio un’impietosita ragazza mi ricopre il volto di cerone. Le chiedo di abbondare, visto lo stato della mia faccia.
Nello studio c’è freddo, le lampade sono ancora tutte spente, e Mattia mi rassicura: – No che non si può rifare niente: è tutto in presa diretta.
Ah beh, perfetto, sarà un disastro, penso io. – Oh, e se guardate il monitor vi uccido, aggiunge.
Di bene in meglio, perché io sono seduto fra Mattia e Paolo, e quando parla Paolo, per non sembrare un Rain Man idiota che guarda nel vuoto, mi devo girare verso di lui, ovvero devo voltarmi in direzione del monitor e questo per i primi due minuti mi manda un po’ in panico. Sono un ragazzetto provinciale.
Però una volta cominciato tutto, l’atteggiamento rilassato di Mattia mi mette a mio agio. Lui fa questo lavoro da tre anni e si vede: ha un modo di fare a metà fra il so’-fico-e-me-la-tiro e il in-fondo-sono-un-tipo-tranquillo. Qualcosa mi dice che forse è uno timido che ha imparato col tempo a superare la timidezza.
Comunque alla fine tutto sembra filare via tranquillo e credo di aver balbettato solo un paio di volte, un successo.
Dopodiché altro giro veloce per i corridoi, conosciamo il webmaster di gay.tv, Mattia mi prende per il culo per la foto che ho sulla carta d’identità e in un attimo rieccoci fuori, nel freddo grigiore di viale Monza.
Stavolta la strada per la metropolitana, però, siamo sicuri di non sbagliarla.
Oddio ho una vertigine.....